ANCI VENETO
VERBALE DI DELIBERAZIONE
DEL CONSIGLIO REGIONALE
DEL 17 DICEMBRE 2007
Franco ZAETTA, Sindaco di Pedavena
Do il benvenuto a Pedavena a tutti voi e saluto anche gli amministratori del feltrino che hanno voluto essere presenti. Ringrazio il Presidente dell’ANCI Veneto, Vanni Mengotto, e tutto il Consiglio per la scelta di tenere questa sessione a Pedavena. In modo particolare voglio ringraziare il Direttivo, perché ha fatto onore a una realtà molto importante non solo per Pedavena, cioè alla Comunità di Villa San Francesco, che svolge un’insostituibile funzione sociale a favore dei giovani con disagio e di persone in difficoltà e che sa qualificare la socialità nel nostro territorio anche attraverso numerose iniziative.
Dopo sarete anche presso un altro sito importante per il nostro Comune e per il territorio: la Birreria Pedavena. Questo sito è storia, cultura e tradizione della nostra comunità che ha vissuto negli ultimi anni un periodo molto difficile, che è stato in parte superato anche se ci sono ancora delle difficoltà.
Io vorrei ringraziare l’ANCI Regionale per quello che ha fatto a favore della ripresa produttiva di questo nostro sito, che è importante per l’economia e l’occupazione del nostro territorio.
L’auspicio è che ora la nuova proprietà sappia portare avanti un certo discorso, anche se non facile, affinché col tempo questo nostro sito possa diventare un punto importante non solo a livello locale, ma anche a livello regionale.
Detto questo, concedetemi, quale Sindaco di un piccolo Comune montano (Pedavena ha circa 4.500 abitanti), di richiamare l’attenzione dell’ANCI sulle tante difficoltà finanziarie e normative che interessano soprattutto i piccoli Comuni di montagna. Questo estremo disagio, che si è anche espresso in forme notevoli (referendum di Lamon e Sovramonte), fa sorgere delle evidenti contraddizioni che vivono le nostre comunità, e le iniziative regionali o nazionali per dare una risposta al riguardo sono tardive, parziali, contraddittorie e insufficienti.
Il rischio è quello di mettere in difficoltà e in contrapposizione i Comuni che hanno le stesse problematiche (Comuni di confine, di prima e seconda fascia), creando una guerra tra poveri. Mai come in questo momento la nostra realtà territoriale ha bisogno di fare squadra, perché la montagna possa vivere, possa essere valorizzata e possa diventare una risorsa in funzione dello sviluppo complessivo della nostra regione.
Io penso che l’ANCI debba giocare un ruolo importante all’interno di questa partita, che per noi è veramente l’ultima spiaggia. Io auspico che ci sia veramente un’azione forte delle competenti autorità; naturalmente anche noi Comuni dobbiamo svolgere il nostro ruolo.
Non mi dilungo oltre e vi auguro una proficua seduta e un buon lavoro.
Grazie, comunque, per essere qui presenti così numerosi.
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
Buonasera a voi tutti. Un saluto particolare a Franco Zaetta, Sindaco di Pedavena, che ci ospita così cortesemente nel suo Comune. Prima con il Direttivo abbiamo avuto modo di vedere una realtà di questo territorio estremamente positiva, che può essere d’esempio per il bellunese e per tutta le realtà regionale. Riuscire ad avere nell’ambito del territorio comunità di questo tipo significa porre un’attenzione ai problemi veri della gente.Credo che questa realtà testimoni anche la vitalità delle nostre montagne venete, perché avere una comunità così attiva significa che tutto il tessuto territoriale è vivo e vivace.
Non vi nascondo che, come Consiglio dell’ANCI, abbiamo deciso di fare qui il nostro Consiglio di fine anno per far sentire e recepire al territorio montano veneto quali sono le problematiche e le specificità dell’area.
È vero che la montagna ha le sue necessità e le sue caratteristiche, ma vale sempre un elemento comune a ogni realtà, cioè che dove si riesce a individuare degli elementi economici per cui la popolazione resta nel territorio significa che la comunità può vivere bene in quell’area. Se questi elementi economici vengono minati o si incrinano, diventa difficile far vivere un territorio e un’area, per cui c’è l’assoluta necessità nel territorio montano di una forte presenza delle municipalità che devono essere catalizzatore dello sviluppo di un’area e di un territorio.
Le risorse servono non solo per fornire parità di servizi ai cittadini, ma servono anche per catalizzare energie economiche e sociali affinché rimangano nel territorio delle attività. Solo, infatti, col permanere della gente e delle attività nel territorio si può pensare di mantenere un equilibrio anche di tipo ambientale. Diventa di assoluta attualità, quindi, il problema delle risorse e della loro equa ripartizione.
Quando si parla di confini si parla di linee tracciate dal punto di vista amministrativo, ma noi sappiamo che tali linee non rispecchiano i confini dei problemi. Noi ci troviamo di fronte una situazione in cui abbiamo aree di confine che sicuramente hanno delle grandi difficoltà, soprattutto se rapportate alle zone confinanti del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige (trasferimenti e risorse). Parimenti, però, abbiamo anche aree che pur non confinando col Trentino o il Friuli si trovano con gli stessi problemi nell’ambito del territorio.
Io credo che i suggerimenti da parte degli amministratori locali siano importanti e poi credo anche sia fondamentale avere un’effettiva parità di condizioni, altrimenti si arriva a situazioni estremamente negative con la divisione dei Comuni nell’ambito delle rivendicazioni, e ciò non permette a nessuno di portare a casa qualcosa. Le divisioni nell’ambito delle rivendicazioni portano solo a indebolire una richiesta complessiva di un territorio, per cui sarebbe sciocco pensare che il bellunese si possa sviluppare soltanto risolvendo la questione dei Comuni confinanti con il Trentino Alto Adige. Il problema si può risolvere solo tenendo conto della problematica di area.
Adesso stiamo andando incontro a una grandissima trasformazione che a breve interesserà anche la nostra regione. È partita la Lombardia con la rivendicazione di maggiori funzioni trasferite dallo Stato e la Regione Veneto farà altrettanto (abbiamo avuto una prima audizione preliminare in Regione) e sicuramente vi saranno anche gli aspetti connessi all’individuazione dei criteri per i trasferimenti ai Comuni.
Lo Stato a livello centrale è intenzionato ad avere un doppio binario; questo già esiste in Trentino Alto Adige, dove lo Stato non trasferisce direttamente ai Comuni, ma trasferisce alle Province Autonome che poi, sulla base di criteri concertati nel territorio, ripartiscono le risorse.
Se voi vedete i criteri individuati dal Trentino Alto Adige, vedete che sono dei criteri non facili, che si basano anche su aspetti connessi alle potenzialità relative alle entrate e alle spese.
Su questo tema io credo che non dobbiamo assolutamente farci trovare impreparati come Associazione e poi credo che non ci dobbiamo dividere, perché ciò potrebbe fare la differenza nella ripartizione delle risorse: se non c’è unità si pesa poco. Se ci sarà un’unità di intenti alla fine si potrà avere un peso maggiore nell’ambito della ripartizione delle risorse.
La ripartizione delle risorse è una patata bollente che lo Stato trasferisce ben volentieri, ma credo sia necessario che ci sia una condivisione a livello regionale, in modo da arrivare a una ripartizione equa e corretta delle risorse.
Noi siamo i primi a chiedere maggiori risorse complessive, ma la torta da dividere è ben definita e i criteri di divisione si determinano anche in relazione alla capacità dei territori di stare assieme e di rappresentare le istanze delle aree. Alle realtà montane del nostro Veneto io dico che la rivendicazione non può che essere unitaria, senza distinzione fra zone di confine e non.
Io credo sia fondamentale mantenere una posizione unitaria nell’ambito dei Comuni che rappresentano aree territoriali in maniera omogenea, perché la divisione non permette di contare nei rapporti con gli altri soggetti.
Credo sia una sfida rilevante quella che dobbiamo affrontare, anche se non è solo di attualità.
I problemi connessi al referendum sono molto recenti, ma le radici di questo disagio non sono di oggi, perché sono fenomeni che interessano in generale tutti i piccoli Comuni del Veneto.
Questi problemi sono connessi, comunque, a una sperequazione delle risorse che si sta accumulando da anni. Se c’è un problema di sperequazione che riguarda qualche decina di migliaia di euro all’anno si fa presto in dieci anni ad arrivare a milioni di euro e il gap delle risorse non è quello annuale bensì quello che si è accumulato nel tempo (dagli anni settanta ad oggi).
Il Trentino Alto Adige ha sicuramente tanti soldi e tante risorse, ma le spende anche in infrastrutture, e ciò si vede. Io credo che questo gap infrastrutturale lo tastiamo ogni giorno e che adesso sia esploso in queste richieste di referendum che vogliono significare soprattutto l’attenzione per un’area e per un territorio.
Come Associazione, io credo che su questo dobbiamo avere una posizione chiara e unitaria che non faccia distinzione fra Comuni immediatamente di confine e Comuni non di confine, ma che individui dei criteri nell’ambito delle aree. Se riusciremo a far ciò riusciremo a vincere la sfida e ad essere più credibili nei confronti regionali e nazionali. Io credo che un’opportunità per far vedere i problemi e le potenzialità di un territorio ci arriverà dal fatto di fare, il prossimo anno, l’assemblea annuale dei piccoli Comuni nel nostro territorio veneto.
Noi siamo qui anche per recepire suggerimenti e posizioni, per cui poi potremo aprire anche un dibattito.
Faccio alcune altre considerazioni prima di passare all’ordine del giorno previsto. I punti su cui volevo soffermarmi riguardano in generale l’attività dell’Associazione in questi mesi. Come voi sapete, dal punto di vista unitario, le previsioni dell’Associazione hanno visto da un lato lo sviluppo dell’attività a servizio degli enti, attuato essenzialmente attraverso la nostra partecipata ANCISA e attraverso le iniziative che come Associazione portiamo avanti.
Una grossa iniziativa che si è avviata proprio in questi mesi è quella della formazione degli amministratori, che è un problema sempre attuale, anche se non ha grandi appigli dal punto di vista normativo (la norma prevede che si possa fare formazione per i dipendenti degli enti e non per gli amministratori).
Le adesioni per queste prime iniziative sono veramente incoraggianti, nel senso che c’è la volontà da parte dei Sindaci, degli Assessori e dei Consiglieri di essere concretamente informati sulle cose e sul modo di lavorare. Penso che su queste linee, quindi, andremo avanti anche il prossimo anno.
Abbiamo, poi, un ulteriore problema contingente che è quello sicurezza. Al riguardo, anche all’interno del Direttivo ANCI, abbiamo avuto delle posizioni non del tutto coincidenti, tanto che qualcuno ha preferito assumere ordinanze riguardo ai requisiti per la residenza o altro. Come Associazione abbiamo voluto rivendicare l’assoluta necessità di un corretto presidio del territorio soprattutto da parte delle forze dell’ordine e, da questo punto di vista, come Amministratori, ci schieriamo con le forze dell’ordine e con la richiesta di maggiori dotazioni di mezzi e personale.
Per dimostrare al Ministro l’assoluta esigenza di una presenza capillare nel territorio regionale, saremo a Venezia dal Prefetto proprio venerdì prossimo, affinché faccia da tramite con il Ministro degli Interni per spiegare questo problema e questa assoluta esigenza del territorio.
Accanto alle problematiche di ordine pubblico sorgono, però, anche problemi di altra natura, come la convivenza civile nelle nostre città. Nel momento in cui la gente si sente insicura è chiaro che cerca facili soluzioni, senza il completo rispetto delle democrazia e senza un corretto vivere civile. Le scorciatoie sono facili, ma non risolvono il problema, e questo deve essere chiaro perché è importante rispettare le prerogative stabilite dalla Costituzione e dalle leggi nazionali.
Noi siamo consapevoli che esiste un problema di sicurezza nell’ambito del nostro territorio regionale, ma siamo anche consapevoli che è assolutamente necessario affrontare il problema a tavolino con la serietà richiesta e con un forte coordinamento con le forze dell’ordine, perché non esistono le scorciatoie.
Quando io ero Sindaco ero più preoccupato dal fatto che i vigili urbani avessero la pistola piuttosto che non l’avessero, perché chi la usa poco non sempre la sa usare correttamente quando serve. Fare multe non è come presidiare il territorio e fare le verifiche urbanistiche non è come andare alla ricerca di chi è responsabile di reati gravi.
È necessario che i Prefetti ci siano quando servono ed è necessario che i fondi per l’edificazione delle caserme dei Carabinieri effettivamente siano finanziati con soldi veri.
Bisogna stare attenti alle scorciatoie, perché danno solo la percezione di risolvere le cose, mentre alle fine non le risolvono affatto.
Altro aspetto su cui si siamo mossi riguarda le problematiche dell’ICI e della Finanziaria in generale, assumendo una posizione più incisiva rispetto all’ANCI Nazionale. Noi riteniamo che certi provvedimenti normativi non possano essere mantenuti, come, ad esempio, quello relativo all’utilizzo dell’avanzo di amministrazione. Non è possibile, infatti, che lo Stato nazionale d’imperio vieti agli enti locali un utilizzo dell’avanzo di amministrazione che non sia semplice-mente il ripianare l’indebitamento. Credo che su questo sia assolutamente fondamentale avere una posizione più forte e più incisiva e in tal senso avremo modo di continuare la nostra battaglia e posizione.
Sull’ICI, come sapete, abbiamo mandato a tutti i Comuni l’invito a unirsi per quanto riguarda l’azione legale di ricorso al TAR. Non è che noi non si voglia dare al cittadino una detrazione sull’abitazione principale, ma siamo contro le modalità con cui con questo è stato realizzato, cioè espropriando un principio di autonomia degli enti. Si parla tanto di federalismo e poi si trasforma una imposta locale in un trasferimento.
Se fra due o tre anni un altro Governo deciderà che questa detrazione non ci sia più, i cittadini che dovranno pagare chi incolperanno? Il Sindaco che fissa l’ICI o il Governo centrale? Noi ci troveremo nella difficoltà di andare a spiegare al cittadino un aumento dell’imposta quando non ci sarà più questa detrazione.
Io credo che il ricorso al TAR su questo punto voglia porre l’accento sul fatto che quando si va ad agire sulla sfera di competenza degli enti locali sia necessaria una concertazione tra istituzio-ni. Il nostro ricorso vuole far capire questa cosa, oltre al fatto che si tratta di una norma assurda.
Da ultimo voglio fare un accenno al fatto che proprio oggi abbiamo firmato il protocollo di intesa con le Associazioni dei Sindacati dei Pensionati, che avevamo approvato a suo tempo, riguardo alla concertazione nel territorio sia per la fiscalità che per le problematiche sociosanitarie.
Sull’aspetto sociosanitario io credo che non dobbiamo mai abbassare la guardia come enti locali, soprattutto relativamente all’attribuzione delle risorse e al fondo per la non autosufficienza, perché queste sono partite che incidono in maniera esorbitante sui bilanci dei Comuni: tanto più viene definito sociale qualcosa che è al confine fra il sociale e il sanitario tanto più i nostri bilanci vengono aggravati. Su questo discorso dobbiamo vigilare e tenere gli occhi aperti, perché si fa presto a spostare i confini dal sanitario al sociale senza sapere, però, dove trovare le risorse: serve chiarezza sulle risorse sia a livello nazionale che regionale.
Altro elemento di cui voglio parlare è il calendario 2008. Su questo calendario voi trovate visi di amministratori giovani del Veneto, anche altri ragazzi e ragazze che hanno scelto di fare il servizio civile attraverso la formula proposta dagli enti locali con l’ANCI Veneto. C’è stata una grande adesione da parte dei ragazzi e delle ragazze al servizio civile e credo che questa sia una formula positiva per avvicinare i giovani alle realtà municipali del nostro territorio, sperando che magari un giorno qualcuno di loro si candidi a Consigliere Comunale o ad Assessore. Credo che questa sia un’attenzione necessaria per la nostra Associazione, perché è necessario riuscire ad avvicinare i giovani in un momento in cui la politica è vista in maniera molto negativa. Se noi facciamo vedere ai giovani l’aspetto dell’amministrare il proprio Comune, io credo che si possa trovare un certo riscontro. A Rubano, in un incontro, ho visto una serie di ragazzi molto motivati e desiderosi di darsi da fare; questo è sicuramente molto positivo, anche se spetta poi a ognuno di noi, nell’ambito della propria amministrazione, saper accogliere queste nuove energie. Io dico che non possiamo permetterci in questo momento di perdere energie che sono disponibili nel territorio e nelle realtà municipali, perché ciò ci farebbe perdere anche credibilità, oltre che entusiasmo.
Avrei tante altre cose da dire, ma finisco qui.
Prima di passare al punto n.2 dell’ordine del giorno, mi sia consentito offrire al Sindaco Zaetta un omaggio per la sua ospitalità oltre, naturalmente, al calendario 2008.
Il punto n.1 prevede l’approvazione del verbale della seduta precedente.
Se non ci sono obiezioni diamo per approvato il verbale della seduta predente.
Il punto n.2 bis prevede la presa d’atto della decadenza dei membri di diritto del Consiglio Regionale e del Consiglio Nazionale e conseguente presa d’atto dei sostituti.
All’interno della cartellina avete l’assestamento del Consiglio ANCI Veneto. Abbiamo la decadenza dei Consiglieri nazionale Riina Eduardo (Conegliano Veneto) e la designazione a Consigliere Nazionale della Senatrice Ruminato Simonetta, Sindaco di Roncade.
Come voi sapete, per statuto, fanno parte di diritto del Consiglio Regionale i membri del Consi-glio Nazionale, per cui le decadenze e le nuove designazioni ricadono anche sulla composizione del nostro Consiglio, di cui prendiamo atto.
Ovviamente ringraziamo Riina Eduardo per l’apporto che ha dato all’Associazione e facciamo i migliori auguri alla Sen. Ruminato Simonetta.
Passo al punto n.3 all’ordine del giorno, che riguarda il coordinamento dei Consigli Comunali.
Questo punto è stato affrontato nell’Assemblea di Adria per quanto riguarda il regolamento del Coordinamento dei Consigli Comunali.
Faccio un breve cenno per riportare alla memoria le problematiche. Come voi sapete, a livello di Associazione, noi avevamo un Coordinamento dei Presidente dei Consigli Comunali che ha operato facendo sentire le esigenze proprie dei Consigli Comunali. Su questo si è innestata poi una discussione anche a livello nazionale per quanto riguarda le caratteristiche di questa Assem-blea e si è ritenuto opportuno, a livello nazionale, che questo organo rappresentasse non solo i Presidenti dei Consigli Comunali, ma anche i Consiglieri Comunali. Ecco, quindi, la necessità di una definizione del regolamento vero e proprio che abbiamo approvato ad Adria e che definisce la composizione di questa Assemblea. Ad Adria abbiamo detto di fare in modo che al nuovo Coordinamento dei Consigli Comunali vi facciano parte tutti i membri non decaduti del vecchio Coordinamento dei Presidenti dei Consigli Comunali insieme ad altri nominati.
Nel Direttivo abbiamo chiesto ai Capiarea di trovare una serie di disponibilità a far parte di questo organo; oggi diamo l’approvazione della costituzione complessiva del Coordinamento dei Consigli Comunali. Questo, quindi, sarà il provvedimento che viene posto questa sera al voto del Consiglio dell’Associazione.
Prima di passare la parola ai rappresentanti dei vari gruppi, leggo l’attuale composizione: Giuseppe Penso (Consigliere Comunale di Chioggia), Sante Serracco (Presidente Consiglio Comunale di Vicenza), Stefano Bobbo (Presidente C.C. di Mira), Anna Milvia Borselli (Presi-dente C.C. di Padova), Stefania Tescaroli (Presidente C.C. di Adria), Francesca Prevedello (Pre-sidente C.C. di Montebelluna), Maria Cristina Zoleo (Vice Presidente C.C. di Belluno), Renato Borgato (Consigliere Nazionale e membro di diritto in base al regolamento).
Attendo adesso le designazioni da parte dei Capiarea.
INTERVENTO
Dagli accordi che abbiamo preso con i Capiarea questa sera, indico cinque nominativi e resto in attesa di una indicazione della Provincia di Belluno: Tonon Roberto (Consigliere di Vittorio Veneto), Losi Giuseppe (Consigliere di Legnago), Canton Andrea (Consigliere di Albignasego), Orazio Maurizio (Consigliere di Cavallino Tre Porti) e Follini Andrea (Consigliere di Marcon).
INTERVENTO
Anch’io ho alcuni nomi e per un paio mi riservo di completare il quadro: Avezzù Paolo (Consigliere di Rovigo), Corazzon Giovanna (Consigliere di Chies d’Alpago), Lazzaretto Emanuele (Consigliere di Fara Vicentino), Fornasiero Giampietro (Consigliere di Carceri), Bressan Alberto (Consigliere di Schio).
Per quanto riguarda il Coordinamento uscente, io pensavo di integrare il Presidente del Consiglio di Verona, visto che c’è stato il rinnovo la primavera scorsa, ma non ho avuto ancora il tempo di contattarlo. Fra i Presidenti volevo indicare anche il Presidente del Consiglio di Bassano, Michele Mion, come Presidente del Coordinamento attuale.
Praticamente, Verona e Bassano vanno a integrare il Coordinamento uscente.
VOCI FUORI MICROFONO
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
Questi sono i nomi che si sono fatti questa sera, tenendo conto che il Presidente del Consiglio Comunale di Mira è decaduto. Io direi di approvare la costituzione di questo Coordinamento dei Consigli Comunali, anche perché per l’ANCI Nazionale noi dovremmo realizzarlo entro fine anno, in modo che possa iniziare a riunirsi. Se siete d’accordo, io scriverei nella delibera che il Consiglio dell’Associazione delega il Direttivo per l’eventuale definizione e assestamento delle designazioni, come facciamo per le Consulte, dandone poi comunicazione al primo Consiglio utile.
Per quanto riguarda il Presidente, una volta assestata la composizione si riuniranno e designe-ranno loro stessi chi li rappresenterà. Tenete conto che nella composizione dobbiamo rispettare il regolamento, che prevede che all’interno ci sia anche una significativa rappresentanza dei Presidenti dei Consigli Comunali.
Se dovessero arrivare altre designazioni o autodesignazioni fatele pervenire all’Associazione, perché non ci sono difficoltà nel recepirle.
Io direi di approvare la composizione del nuovo Coordinamento dei Consigli Comunali e la delega al Direttivo per eventuali assestamenti.
Voti favorevoli: tutti. Contrari: nessuno. Astenuti: nessuno.
Approvato all’unanimità.
Passiamo adesso al punto n. 4, che riguarda l’assestamento del bilancio di previsione 2007.
La seduta di oggi è l’ultimo Consiglio dell’anno e prevede che ci sia l’assestamento del bilancio di previsione 2007 che abbiamo già approvato in Direttivo. Si tratta di un assestamento che prevede un aggiustamento di una serie di voci in bilancio in relazione agli effettivi andamenti, ma su questo prego il Direttore di dare qualche comunicazione.
Dott. MENARA, Direttore ANCI Veneto
Al 30 di ottobre avevamo calcolato un utile di 11.000 €, ma poi, vedendo fra i vari capitoli di spesa, si è trovato il modo di rimpinguare alcuni capitoli, per cui il bilancio si chiude con un piccolo margine di utile pari a € 232. La previsione, quindi, viene mantenuta.
Vediamo che per quanto riguarda gli organi dell’Associazione nel suo insieme la spesa rimane invariata, considerato che gli spostamenti all’interno del capitolo si compensano fra minori e maggiori spese. Abbiamo notato nel corso dell’anno minori riunioni delle Consulte e soprattutto una minore partecipazione.
Riguardo ai servizi e progetti speciali vi è una fetta importante di aumento per € 129.150. Ricordo che i progetti speciali sono attivati di solito dall’Associazione in collaborazione con soggetti terzi esterni (Regione, Ministero, ecc.)
Per il 2007 abbiamo assicurato una collaborazione alla Regione di 5 dipendenti comunali distaccati soprattutto per visionare i piani urbanistici in visione alla Regione. Questo progetto, comunque, si esaurirà con il 2007 (sono circa 139.000 €)
Per quanto concerne le spese generali la differenza in aumento di 38.300 € è riferita al maggior costo per servizi amministrativi. Vi è una diminuzione dei costi del personale e un aumento dei servizi amministrativi perché, a fronte delle dimissioni di una dipendente, non si è dato corso ad alcuna assunzione, ma si utilizza personale convenzionato della compartecipata ANCISA che fattura all’ANCI questo servizio.
I ricavi rimangono pressoché invariati e il trasferimento dell’ANCI Nazionale è di 275.000, mentre i Comuni del Veneto versano all’ANCI 315.000 €.
Interessante è vedere che la Regione per il 2007, pur avendo tagliato nel Consiglio Regionale all’Assessorato Enti Locali circa 50.000 €, ha mantenuto all’ANCI lo stesso identico finanzia-mento a scapito dell’Associazione delle Comunità Montane.
Per quanto concerne i progetti speciali nel 2007 si è dato corso all’avvio del progetto con l’Ufficio del Servizio Civile, dove abbiamo circa 140 giovani attivati e una cinquantina di Comuni veneti. Per questi giovani i Comuni verseranno circa 62.000 €.
Le piccole città storiche continuano per il secondo anno il loro impegno e il progetto è finanziato con circa 15.000 €.
Il bilancio chiude con 252 € di utile.
Presento anche il bilancio di previsione 2008. Sostanzialmente ricalca le somme previste per l’anno 2007, ma forse è opportuno fare una sintesi delle partecipazioni societarie.
ANCI Veneto partecipa all’Associazione Scuole di Polizia con sede a Trento col 10%, a Formelveneto col 10% e, al riguardo, il Consiglio dovrebbe pronunciarsi sulla proposta avanzata dal Vicepresidente Vicario che partecipa alle Asssemblee di Formelveneto, il quale ha segnalato che in cinque anni non vi è stata attività significativa, per cui dice di uscire da quella compagine sociale.
ANCI Veneto partecipa anche ad ANCISA con il 75,86%, a ANCI Qualiy con il 25%, anche se vi è l’impegno a scendere al 20%, facendo entrare l’ANCI Friuli. Partecipa, infine, a SOA Nord Est con un 2,5%. A sua volta ANCISA detiene un 10% di E-Global Service (dopo cinque anni devo dire che questa partecipazione ha dato un utile pari a 15.000 €) e un 25% di CTE Certificazioni con il 25% (questa società ha cominciato ad essere presente dei Comuni per certificare gli ascensori, i montacarichi e le prese a terra con tariffe speciali per i Comuni).
ANCI ha poi due partecipazioni nuove, cioè Puntocom (40% del capitale sociale) e Sensy, attivata per promuovere i finanziamenti europei ai Comuni (è nata in ottobre e si spera nel corso del 2008 di portare ai Comuni molti finanziamenti).
Questo è l’assetto societario che negli anni si è stabilizzato.
Per quanto concerne le entrate, il Direttivo ha deciso di mantenere invariata la quota associativa dei Comuni che, quindi, appare come la quota ferma al 2005. Il contributo regionale garantisce entrate per 315.000 € mentre dall’ANCI Nazionale arriveranno 275.000 €.
Per quanto concerne il contributo, i soci sono 543 al 31 ottobre e sono diversi dai soci nazionali, perché vi sono una dozzina di Comuni nel Veneto che vogliono essere soci dell’ANCI Regionale ma non soci dell’ANCI Nazionale e, in via eccezionale, abbiamo accettato queste adesioni.
Aderiscono anche una parte delle Unioni dei Comuni, il cui contributo è conteggiato. Il contributo previsto in bilancio da altri soci è il contributo versato dai Consorzi fra Comuni o da altri tipi di Consorzi (alcune case di riposo hanno chiesto di far parte dell’ANCI).
Prevediamo di ricevere dalla Regione un contributo di 75.000 € e dal servizio civile ci aspettiamo entrate per circa 50.000 € così come il progetto piccole città storiche per il quale prevediamo un aumento di 15.000 € circa. La maggior parte dei contributi, comunque, deriva da risorse nostre, cioè dai contributi dei Comuni. Dobbiamo dire che i Comuni versano tranquil-lamente il 90% dei contributi, mentre un 10% si riesce a incassarlo solo successivamente, dopo alcuni solleciti.
Noi abbiamo fatto uno studio per dimostrare all’ANCI Nazionale, che ci aveva contestato la mancanza di versamenti di contributi per alcuni anni, che i nostri Comuni versano tutto il contributo nazionale, a differenza di altre regioni.
Le uscite sono quelle già calcolate nell’assestamento e, riguardo ai costi per gli organi dell’Asso-ciazione, ricordo che le indennità sono ferme al 2001, come pure i gettoni.
Per i servizi non prevediamo grandi differenze se non per alcuni settori specifici come, ad esempio, i convegni, che abbiamo incrementato garantendoli in gran parte gratuiti per gli amministratori. È partito anche il primo modulo di formazione per gli amministratori (tre serate a Selvazzano sulla gestione del territorio) e saranno sviluppati anche gli altri moduli in altri Comuni veneti. Questi corsi, comunque, faranno totalmente carico all’Associazione, considerato che i Comuni non possono pagare i corsi di formazione degli amministratori, anche se questa è un’assurdità.
Una parte di questi corsi la finanzieremo con i calendari, ma è una entrata puramente simbolica, e altri finanziamenti vengono, invece, da alcune concessioni del marchio di ANCI Veneto.
Il bilancio chiude con un piccolo utile di 447,52 €.
Il Direttivo, svoltosi prima, ha approvato all’unanimità il documento e invita il Consiglio ad approvarlo.
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
Grazie al Direttore. Voglio solo aggiungere alcune considerazioni.
Penso che tutti avrete ricevuto, insieme al bilancio, il foglietto relativo alle partecipazioni che prima il Direttore ha letto; su questo vorrei dire che la nostra attività si è concentrata innanzitutto sul privilegiare il ruolo funzionale delle partecipate all’Associazione. ANCISA è la struttura societaria che presta i servizi e svolge le attività per conto dell’Associazione e le altre parteci-pazioni sono connesse essenzialmente alla fornitura di servizi agli Enti o all’entrare come partnership per sviluppare ambiti (ad esempio le certificazioni) dove si pensa ci sia un ruolo pubblico e una opportunità economica per l’Associazione. Riuscire, ad esempio, ad entrare nella certificazione delle strutture ospedaliere per noi ha una doppia valenza: una economica e una diretta, che ci permette di conoscere di prima mano i numeri di funzionamento delle strutture ospedaliere. La possibilità di avere una cognizione chiara e diretta dei numeri attraverso la certificazione delle strutture ospedaliere non è una cosa di poco conto, specie in un paese come l’Italia dove sui numeri non c’è mai chiarezza.
Lo stesso discorso vale anche per la presenza nelle altre realtà, come, ad esempio, l’energia rinnovabile, dove gli enti locali possono avere un ruolo importante, anche perché spesse volte entriamo in certi settori calmierando il mercato a favore degli enti locali.
Noi siamo in grado spesso di fornire un servizio a un prezzo enormemente più basso rispetto a quello che verrebbe fornito da altre soggetti, come, ad esempio, nel caso del servizio volontario.
Noi su tutti i settori puntiamo a calmierare un mercato, compreso quello delle certificazioni delle abitazioni, che è un problema che si farà sentire sempre di più in Italia nel momento in cui qualche notaio dirà che non fa più il rogito perché manca la certificazione.
Noi ci teniamo che anche in questo ambito i Comuni svolgano un ruolo di primo piano per calmierare i costi di questo servizio al cittadino, in modo che non debbano tirare fuori qualche migliaio di euro per fare una certificazione.
Io credo che il ruolo dei Comuni sia anche quello di poter fornire ai propri concittadini un servizio a più basso prezzo, calmierando il mercato dove è possibile. Le partecipazioni sono fatte, quindi, in questo spirito.
Per corretta trasparenza, vi assicuro che non si fanno le società per mettere dentro la gente, perché io sono il primo a vigilare su questo aspetto; anzi, su ANCISA noi ci siamo immediatamente adeguati alla norma di riduzione del Consiglio di Amministrazione a cinque rappresentanti, continuando a garantire la presenza di ANCI Friuli e dell’Associazione delle Province. Gli altri membri sono il Presidente, un rappresentante del centrodestra e un rappresen-tante del centrosinistra.
Non vi nascondo che un problema lo abbiamo con la SOA Nord Est, perché ha preferito dire di ridurre i costi del Coniglio Amministrazione stabilendo che fra noi e la Confservizi dovesse esserci un solo rappresentante, cioè attuale revisore espresso dalla Confservizi. Al riguardo, io ho fatto notare che per noi non era importante il gettone di presenza (poteva essere anche di 1 €), ma l’Assemblea e il Direttivo della SOA Nord Est erano di parere diverso e così hanno preferito ridurre il numero. Io ho fatto presente al Presidente di SOA Nord Est anche che forse l’auto aziendale si poteva ridurre, perché al posto di una Jaguar si poteva prendere un’auto nazionale come la Punto. A me, infatti, sembra un po’ fuori luogo avere come auto aziendale una Jaguar e poi parlare dei costi dei Consigli di Amministrazione. Sulla SOA Nord Est abbiamo una parte-cipazione del 2,5%, per cui alla fine non abbiamo potuto dire più di tanto.
INTERVENTO
Hanno chiuso tutte in attivo queste partecipazioni?
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
Nelle partecipazioni dove abbiamo una presenza rilevante sicuramente sì, a parte Formel Veneto che ha un’attività ormai ridotta all’osso, per cui si pensa di uscirne. Noi ci aspettiamo dei buoni risultati economici, oltre che da ANCISA, anche da altre partecipazioni.
Dott. MENARA, Direttore ANCI Veneto
Fino al 2007 abbiamo avuto bilanci positivi con un trend di crescita del 10%; nel 2007 abbiamo acquistato una villa e abbiamo impegnato 1.200.000 € accendendo un mutuo, per cui abbiamo previsto per due o tre anni che il bilancio di ANCISA vada in rosso. Da ciò ne deriva che alcuni altri bilanci non siano positivi per i primi anni, ma ciò è previsto.
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
In questo caso di tratta di un problema essenzialmente di carico fiscale, nel senso che ci siamo accorti che ANCISA, avendo utili, aveva un carico fiscale assurdo (dovevamo restituire allo Stato la metà degli utili), per cui ci è sembrato più giusto avviare una forma di ricapitalizzazione attraverso l’acquisizione di una villa, che sarà la sede futura dell’Associazione. In questo modo garantiamo la presenza nel territorio attraverso il recupero di una villa storica e la capitalizza-zione della Società che, nel lungo termine, diventa a costo zero, perché ce la ripaghiamo con le minori imposte versate.
Io credo fosse inutile pagare la metà degli utili allo Stato, mentre era più utile fare un investi-mento da ammortizzare nel corso del tempo.
Il Direttore, prima, diceva che l’entrata principale è quella relativa alle quote dei nostri soci; al riguardo, voglio dire che intendiamo mantenerle costanti, per cui il bilancio di previsione 2008 è costruito sulla base di quote di adesione dei Comuni costanti. Noi stiamo aumentando i servizi e mantenendo costanti le quote dei Comuni, e questo lo facciamo soprattutto grazie ai volumi che vengono offerti ai Comuni. ANCISA, offrendo i servizi ai Comuni, trova una duplice convenienza: quella del Comune che riceve un servizio e quella di ANCISA che riesce ad avere una convenienza economica, dato il numero notevole dei soggetti. Tutto questo ci rende possibili anche delle iniziative difficili da preventivare a pareggio, come, ad esempio, tutte le iniziative di formazione a costo zero per gli amministratori, dove i costi sono sostenuti dall’Associazione.
Non si vuole che l’Associazione fosse solo un “Sindacato di rappresentanza”, ma si vuole che entri nell’ambito della fornitura di servizi ai Comuni, anche perché il Comune in questo modo riesce a percepire la vicinanza dell’Associazione. Il fatto di fornire un servizio ai Comuni il più delle volte significa risolvere un problema, e questo è importante.
Noi vogliamo mantenere invariate le quote di adesione all’Associazione per gli enti soci e, parimenti, manteniamo invariati anche i gettoni di presenza e, quindi, il costo degli organi dell’Associazione. Da questo punto di vista, credo che anche nel bilancio 2008, oltre che nel bilancio 2007, si sia riusciti a far quadrare il cerchio grazie anche all’attività di ANCISA. Al riguardo, quindi, ringrazio l’Amministratore Delegato dott. Menara e il Presidente Cesare Pillon.
Su questi discorsi del non aumento delle quote di partecipazione ci troviamo, però, un po’ in disaccordo con l’ANCI Nazionale, perché noi pensiamo che questo modo agire sia un valore, specie in un momento in cui i Comuni hanno difficoltà a far quadrare i bilanci. Io dico sempre che se si è più stringenti sulle entrate si spende anche meglio, perché si sta molto più attenti alle spese, e questo avviene sia nei Comuni che nell’Associazione.
Il bilancio 2008, che viene portato all’approvazione dell’Assemblea questa sera, è un bilancio che vuole fare buona amministrazione e gestione, cercando di andare a trovare da qualche altra parte le risorse aggiuntive che ci servono per il nostro funzionamento e per implementare i servizi agli Enti. Questo è il nostro obiettivo e ci riusciamo grazie al personale che ci segue nell’ambito dell’Associazione e che ringrazio. Grazie all’azione del personale di ANCI e di ANCISA siamo in grado di offrire dei servizi che credo siano estremamente positivi per i nostri Enti e, se a questi servizi sapremo anche aggiungere i suggerimenti che vengono da ognuno di noi, io penso che potremo ritenerci contenti dell’attività che svolgiamo.
Io inviterei il Consiglio e gli Amministratori ad essere propositivi, perché anche su campi dove siamo partiti senza una completa cognizione alla fine sono venute fuori proposte utili sia ai Comuni che all’Associazione. Servono idee, suggerimenti e iniziative; su questo siamo assoluta-mente disponibili, come Direttivo, ad accogliere i suggerimenti che ci possono arrivare. Vi invito a farci presenti altri ambiti di intervento su cui pensate sia opportuno che l’Associazione sia a servizio dei Comuni del nostro territorio. Vi assicuro che noi verificheremo bene le fattibilità economiche e le possibilità di realizzazione di quanto proposto per poi eventualmente offrire il relativo servizio.
Io credo che, attraverso i servizi, l’Associazione dimostri anche la sua utilità, perché fa vedere la sua vicinanza e la sua comprensione di un problema concreto. Risolvere dei problemi concreti alle Amministrazioni Locali significa per noi fare percepire agli Amministratori la vicinanza concreta dell’Associazione, e questo, per me, è un punto fermo. Noi ci teniamo che le Società a cui noi partecipiamo funzionino veramente, perché confidiamo sui servizi che possono dare anche in futuro.
Io voglio rassicurare l’intero Consiglio sulla serietà con cui vengono seguite le iniziative che spesso hanno ottimi risultati.
È con questo spirito che io porto in votazione l’approvazione dell’assestamento del bilancio di previsione 2007 e l’approvazione del bilancio di previsione 2008.
Apro la discussione.
ANDRIOLO, Vicepresidente ANCI Veneto
Vista l’ora, sarò estremamente breve. Penso che tutti condividiamo il ragionamento fatto dal nostro Presidente riguardo le quote, mentre un’idea totalmente diversa ce l’ha l’ANCI Nazionale. In un incontro con i Presidenti delle ANCI Regionali, infatti, ha proposto con grande disinvoltura l’aumento del 5,8% delle quote. Io ho espresso perplessità in quella sede; il giorno successivo sia in Direttivo che in Consiglio è venuta fuori questa vicenda, che è stata giustificata con il fatto che negli ultimi anni non c’era stato alcun aumento delle quote.
Se per gli anni precedenti si è deciso di non fare nessun aumento, come stava scritto anche sul sito e nella lettera di comunicazione, vuol dire che fino al 2007 l’aumento era dello 0%, per cui adesso eventualmente dovrebbe esserci l’aumento solo per l’inflazione del 2007 per il prossimo anno. Alla fine, però, sono stato l’unico a non approvare l’aumento proprio per i ragionamenti appena fatti e anche per i risultati dell’Associazione Nazionale. Io sono stato l’unico che non avvallato questo e il Presidente del Consiglio ha fatto la proposta di nessun aumento per il 2008 e di un + 5,8% dal 2009. Al pomeriggio avevano detto così, ma alla notte si sono preparati bene e alla fine nella premessa fatta dal Segretario Nazionale è stato detto che se non ci saranno aumenti non ci sarà nessun nuovo servizio.
Vorrei fare anche un’ulteriore riflessione, cioè che i capi di Partito erano molto più preoccupati del dimagrimento dei CDA e certi interventi sono stati veramente vergognosi. Direi che non ho mai visto un dibattito così “non dibattito”, perché erano tutti d’accordo e addirittura qualcuno mi si è avvicinato per dirmi di non “rompere” troppo. Nel tragitto io ho avuto modo di colloquiare con un Sottosegretario e gli ho fatto presente che non riescono mai a fare squadra e a portare a casa qualcosa.
Chiudo questa parentesi e parlo del ricorso al TAR riguardo alla vicenda dell’ICI. Loro hanno detto che dagli edifici ex rurali sarebbero entrati 600 milioni di € circa, per cui hanno deciso di tagliare in maniera indistinta la terza rata dei trasferimenti ai Comuni. Noi del Veneto, però, siamo gli ultimi e da noi ormai non c’è più niente da tagliare. Su questa vicenda vi inviterei a fare ricorso, anche perché per i Comuni sotto i 5.000 abitanti è gratuito. Il numero dei Comuni che faranno ricorso è importante, perché da ciò dipenderà il peso del ricorso stesso.
Noi nel Veneto siamo per la maggior parte piccoli Comuni e non abbiamo sede di compensa-zione, come accade per le grandi città che, anche se hanno tagli per il 10% o 20%, riescono ad avere i soldi da altri canali in via indiretta.
Il Presidente si è fatto carico di fare anche come Associazione il ricorso; anche la mia Giunta l’ha fatto, per cui vi invito tutti a farlo in maniera tale da poter contare qualcosa.
Altra cosa è la vicenda del Coordinatore che a noi interessa in maniera indiretta, perché il prossimo anno c’è la Conferenza Nazionale a Trieste e la Conferenza Nazionale dei Piccoli Comuni qui da noi. È da un bel pezzo che dovrebbe essere cambiato, mentre non si sgancia anche perché è troppo in combutta con Mughetti e, quindi, non ha “autonomia”. Sembrava che dovesse essere cambiato mercoledì, mentre adesso è stato tutto rinviato al 10 gennaio con le scuse più plateali; addirittura si dice che non bisogna più fare la rotazione. Dovrebbe essere indicato l’attuale Presidente del Friuli, e a noi starebbe bene, anche per quel lavoro di sinergia che stiamo facendo con le ANCI del Triveneto per avere più peso (da soli contiamo uno su venti mentre con loro contiamo tre su venti).
Sulla questione dei versamenti basterebbe andare a vedere chi versa e chi non versa; basterebbe far pagare i Comuni di alcune regioni per avere diritto a uno sconto sulla nostra quota, visto che da noi ci sono pochissimi morosi.
Aggiungo un’altra cosa. Per il profilo che riveste la nostra Associazione, io direi che sarebbe giusto uscire da Formel. Io ho partecipato ad alcune assemblee e mi pare sia il caso di andarcene il prima possibile, finché siamo in tempo.
Io mi scuso se ho usato alcuni termini abbastanza pesanti, ma la situazione lo richiede.
MARCATO
Io vi chiedo tre minuti, perché mi pare giusto, dopo l’ampia esposizione del Presidente Mengotto e del Vicepresidente Andriolo, sottolineare alcuni aspetti che ci hanno impegnato soprattutto sul fronte della Finanziaria. Questa Finanziaria è l’ennesima dimostrazione che noi siamo distanti e distinti rispetto a Roma; io credo che in questo periodo si siano sommate casualmente due vicende: il Censis ha fatto l’annuale relazione, e riassunta si può dire che l’Italia è una mucillagine, e il New York Time ha pubblicato pochi giorni fa un altro tipo di analisi dicendo che l’Italia è in declino. Io credo che l’Italia sia un Paese storicamente stagnante nella capacità di decidere, perché ci sono problemi di carattere costituzionale, di carattere regolamentare e di altro carattere. Stagnare, però, vuol dire restare indietro, perché nel frattempo gli altri vanni avanti.
Un mese fa ad Adria, nel precedente Consiglio Regionale, abbiamo approvato “alla cieca” un documento, perché il Senato aveva approvato la sua Legge Finanziaria la sera prima e noi non l’avevamo ancora letta. La Legge Finanziaria è partita con 10,5 miliardi di euro, è uscita dal Senato con 12 miliardi circa di euro ed è uscita dalla Camera a 16 miliardi di euro circa, ma non sappiamo ancora chi ha avuto e chi ha dato. Sta di fatto che mi pare sia cambiato l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione e sulla cassa di competenza c’è notte fonda.
L’elemento che rimane, anche se un po’ modificato, è quello dei costi della politica, che vedranno di sicuro ridotti i gettoni di presenza.
Noi abbiamo fatto un documento e lo abbiamo inviato a tutti quanti, dove abbiamo già inserito anche l’aspetto di ricorrere al TAR. Forse in molti colleghi può ingenerarsi un senso di nostra non attivazione o di impotenza, ma noi le proposte le abbiamo fatte.
L’altro giorno ho visto Galan, il quale si è complimentato con due parlamentari (uno di centrodestra e uno di centrosinistra - Zorzato e Luana Zanella), perché hanno fatto squadra su una questione che riguardava la Regione. Quello che riguarda i Comuni, però, rimane sempre in coda e, al riguardo, voglio fare un appello. Io ho la responsabilità della presidenza della Consulta Finanza Locale e ho visto che nel tempo, al di là del rarefarsi delle riunioni, c’è una minore partecipazione dei membri. Ma guardiamo anche il Consiglio Regione, dove gli assenti della precedente riunione sono abbastanza e stasera sono ancora di più. C’è il rischio che, ombra dopo ombra o oscuramento dopo oscuramento, la nostra Associazione entri nella mucillagine e non appaia più come tale.
L’ANCI Nazionale è in un girone d’élite, mentre le ANCI Regionali sono in un altro girone.
Noi stiamo facendo i rigorosi sui bilanci dei Comuni e sul nostro bilancio, ma a cosa serve se poi questo non trova riscontro?
Io credo che dobbiamo perdere la bussola del nostro agire, perché siamo convinti di agire in coscienza cercando di mantenere la nostra capacità di solidarietà fra noi e di aumentare il nostro speso specifico. I problemi non hanno un colore e possono essere risolti oppure no, ma in Italia spesso si è abituati ad aspettare.
Se guardate la rassegna stampa, vedete che a gennaio di questo anno Tegner ha dichiarato che la Finanziaria penalizza i piccoli Comuni; se guardate la rassegna stampa del 14 novembre vedete che c’è il taglio della spesa per le Comunità Montane, per cui siamo sempre allo stesso punto.
Il senso di “incazzatura” è forte, ma dobbiamo tenere duro sulla nostra capacità di solidarietà reciproca per cercare di dare un segnale.
Ho visto la dichiarazione di un rinomato imprenditore italiano, il quale diceva che in Italia i politici sono corrotti, ma io dico che in realtà i politici sono l’espressione della società italiana.
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
Colgo l’occasione per congratularmi sia con Tommasi che con Tegner per la loro recente nomina come membro e Presidente della Agenzia dei Segretari. Si è voluto adottare una formula che permettesse di avere una presenza su province diverse e per avere un’alternanza anche a livello di presidenza (per questo periodo ce l’avrà il bellunese attraverso Massimo Tegner).
TOMMASI
Vorrei fare alcune riflessioni su questa fase molto delicata che ci riguarda. Io cerco di essere un po’ positivo, perché il quadro descritto da Andriolo è veramente da depressione totale.
Io credo che in questi ultimi dieci anni siamo stati colpiti in modo molto forte dal punto di vista delle diverse Finanziarie, che hanno strutturato un rapporto che ci ha messo in grandissima difficoltà sul piano della gestione delle risorse.
Noi, come Associazione, abbiamo messo in piedi un’attività molto importante, che deve essere perseguita e sostenuta, perché è rivolta agli Enti Locali sostenendoli.
La modifica della Costituzione con il Titolo V ha dato un ruolo molto importante alle Autonomie e questo è un valore che deve essere considerato anche nel quadro normativo che sta per essere discusso relativo al federalismo fiscale. Questo è un passo che va trattato anche dall’ANCI Nazionale, perché è importante che l’autonomia sia effettiva e non semplicemente di facciata.
È evidente, comunque, che c’è un attacco sul piano politico. I nostri parlamentari non riescono più ad essere interlocutori nei confronti dei nostri cittadini e questo isolamento sul piano nazionale si riversa in tante normative che ci penalizzano continuamente.
Una delle considerazioni che si facevano nella chiacchierata fatta con il Presidente è che attualmente lo Stato spende circa il 30% delle risorse del pubblico nelle infrastrutture e, quindi, alcune norme che vanno a penalizzare gli investimenti per gli enti locali.
Sicuramente bisogna assumere un ruolo importante; questo lo possiamo fare lavorando anche con il Friuli e con altre realtà regionali nell’ottica di una contrattazione regionale, perché io non sono molto soddisfatto dei rapporti che ho come ente locale nei confronti della nostra Regione.
Io credo che l’esempio più eclatante sia quanto è avvenuto in tanti referendum presentati da tante comunità per il distacco dal Veneto. Non si tratta solo di un segnale per rendere coscienti tutti di quanta differenza c’è al di là del confine, ma è il sintomo di una attenzione che per un certo periodo probabilmente non è stata così forte da parte della nostra regione.
Io credo che il livello istituzionale vada ricalibrato, nel senso che non c’è una questione di gelosie da far emergere, ma c’è un ruolo importante delle comunità che devono avere risorse, disponibilità e autonomia nelle scelte, soprattutto nel momento in cui la revisione ha previsto l’elezione diretta degli amministratori. L’attacco più grande di questi ultimi anni è proprio quello di non permetterci di essere autonomi nella gestione delle risorse.
Io penso che dovremo lavorare molto, non isolarci e battagliare.
L’ANCI Nazionale rappresenta soprattutto i grandi Comuni presenti nel territorio per cui bisogna rafforzare la realtà dei piccoli e medi Comuni.
Indubbiamente quella che abbiamo di fronte è una stagione molto difficile dal punto di vista dell’autonomia e dell’esercizio delle prerogative che ciascuno di noi esercita come pubblico amministratore.
TEGNER
Io ho raccolto due invocazione; una viene da parte del Presidente, che chiede unità di azione da parte di tutti i Comuni. Io, come rappresentante della Consulta dei piccoli Comuni, agisco nel Veneto, agisco anche a Roma e non vi nascondo che a Roma ci sono delle difficoltà. Veltroni se ha un problema telefona direttamente a Prodi e non si rivolge certamente all’ANCI, ma questo non ci deve esimere dal battagliare anche a Roma. Noi, come Consulta, stiamo battagliando a Roma e siamo visti un po’ come una spina nel fianco.
Tutti noi tendiamo a fare l’interesse della nostra parrocchia senza entrare, comunque, nel discorso dei Comuni di confine, perché si potrebbe arrivare fino a Reggio Calabria dove, per fortuna, c’è lo stretto che separa.
Una cosa buona è stata quella di tirare fuori i Comuni fino a 5.000 abitanti dal patto di stabilità, ma chi vi è dentro sa cosa vuol dire e grida vendetta. Perché io devo stare fuori dal patto di stabilità e Marcato, che ha 20.000 abitanti, deve esserci dentro?
Io credo che dobbiamo fare un’azione a tutto campo con una unità totale, ma questo discorso forse ci porta troppo lontano. Nella fattispecie diciamo che questa questione è stata molto dibattuta e litigata a livello romano, ma alla fine ci siamo arrivati. Io ho la netta percezione che a Roma ci considerano pieni di soldi e spreconi; quello di adesso è solo un piccolo taglio che prelude ad altri tagli ben più pesanti.
Se arriviamo a Roma con 5.000 firme avremo delle armi per combattere la nostra piccola battaglia, ma se arriviamo con 300 firme non serve a niente, per cui è meglio che restiamo a casa.
L’invocazione che io faccio è quella che ognuno di noi si faccia portavoce nel suo circondario per sollecitare i nostri colleghi a portare avanti questa azione di ricorso.
Chiudo augurando buona serata a tutti.
Paolo FORTIN
Faccio alcune brevissime considerazioni esclusivamente di natura politica, perché viviamo tutti la percezione che le difficoltà dei Comuni oggi siano maggiori rispetto al passato.
Io individuo due cause principali; poi tenterò anche di dare qualche indicazione per uscirne.
L’elezione diretta del Sindaco pone le Amministrazioni Locali direttamente a contatto con il cittadino senza più intermediazioni. Il cittadino che ha un problema oggi va direttamente dal Sindaco, che deve provvedere.
Altra cosa sulla quale non abbiamo adeguatamente riflettuto è che l’attuale sistema elettorale per l’elezione dei parlamentari ci ha completamente delegittimati, perché i parlamentari non vengono più nei territori e non sono più l’espressione dei nostri territori (sono l’espressione delle segreterie politiche). Quando noi ci rivolgiamo ai parlamentari per farci ascoltare ci dicono che capiscono, ma che non siamo noi coloro ai quali devono rispondere, visto che sono altri i meccanismi che garantiscono la loro elezione.
Io non voglio che si torni come in passato, dove il parlamentare di turno telefonava al Sindaco per farsi garantire un certo numero di preferenze in cambio di un contributo, ma non può nemmeno essere che la rappresentanza politica nazionale si dimentichi totalmente dei territori.
Io credo che qualche riflessione come ANCI dovremo farla per capire quali sono gli strumenti che dobbiamo darci per essere maggiormente visibili e per essere maggiormente ascoltati.
Oggi la politica non si fa più nelle sedi istituzionali, ma la si fa soprattutto sui giornali e sulla televisione e, quindi, noi dobbiamo dotarci di strumenti adatti per farci sentire. Il consenso non passa più per le comunità locali, mentre noi dobbiamo cercare di rimpossessarci di una parte di consenso politico come Amministrazioni Locali.
Io non condivido le iniziative dei Sindaci, come le ordinanze sulla sicurezza, perché si sono impossessati di uno spazio politico e hanno tolto ad altri delle risposte politiche.
Va bene la risposta istituzionale che diamo noi con moderazione e pacatezza, ma dobbiamo anche evitare di farci rosicchiare un po’ alla volta lo spazio politico. Nel momento in cui perdiamo l’aderenza con il territorio e con le istituzioni avremo anche un problema di consenso.
Confermo l’iniziativa eccellente di fare squadra con il nord est, perché i problemi non si risolvono da soli, in quanto è necessario fare massa critica per essere incisivi.
Credo che vada fatta qualche altra riflessione sulla strategia complessiva che, come ANCI, dovremo seguire.
INTERVENTO
Vorrei chiedere se poteste anche farvi carico di un problema che, per ricaduta, potrebbe interes-sare anche i Comuni. Si tratta del silenzio da parte della Regione sul problema delle rette delle case di riposo. Sono mesi che le case di riposo stanno cercando di capire quale sarà il trasferimento, ma non ricevono risposta. Gradirei un interessamento da parte dell’ANCI, perché credo sarebbe sicuramente significativo.
Riguardo al discorso delle quote ANCI, io sono pienamente d’accordo, mentre vorrei capire meglio come funziona il discorso del servizio civile, perché io con l’Università pago 2.000 € e non 600 €.
Dott. MENARA, Direttore ANCI Veneto
C’è l’obbligo di essere accreditati e l’ANCI Veneto in questi due anni è accreditata come ente di prima classe, per cui ci siamo dotati di una struttura apposita. Ora noi possiamo formare i giovani e, nella formazione, il costo è a carico degli Enti. Noi abbiamo fatto dei calcoli e ci siamo attenuti su una somma che ci riconosce il mero rimborso delle spese che sosteniamo, per cui chiediamo 600 € ai Comuni che sono accreditati con noi.
Per noi sono 600 € a giovane, mentre l’Università di Padova fa pagare 2.000 € a giovane per la stessa formazione.
Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto
Se non ci sono altri interventi, io porterei all’approvazione del Consiglio l’assestamento del bilancio di previsione 2007.
Contrari: nessuno. Astenuti: uno.
Approviamo adesso l’invarianza delle quote di adesione per il 2008.
Favorevoli: tutti. Contrari: nessuno. Astenuti: nessuno
Approvata all’unanimità.
Passiamo all’approvazione del bilancio di previsione 2008.
Contrari: nessuno. Astenuti: uno.
Sono approvati sia l’assestamento di bilancio 2007 che il bilancio di previsione 2008.
Vi ringrazio e ringrazio il Sindaco che ci ha ospitato.
Auguri di buone feste a tutti.