VERBALE DI DELIBERAZIONE

DEL CONSIGLIO REGIONALE

DEL 16 NOVEMBRE 2007



Il giorno 16 novembre a Adria (RO) presso il Museo Archeologico Nazionale, via Badini 59, alle ore 06.00 in prima convocazione ed alle ore 10.30 in seconda convocazione, su invito del Presidente, si è riunito il Consiglio Regionale dell’Associazione nelle persone dei


Signori:


Presidente: Vanni Mengotto.


Membri presenti: Mengotto Vanni, Andriolo Roberto, Bertipaglia Olindo, Campedelli Samuele, Candiotto Paola, Corazzon Giovanna, Donegatti Valentino, Berto Ampelia, Bogoni Paolo, Bortolot Renzo, Rigno Giovanni, Chinaglia Franco, Dalla Corte Giambattista, Fortin Paolo, Rondina Aldo, Gandini Silvio, Manzato Sergio, Marcato Roberto, Carpi Pier Luigi, Tomasi Pier Antonio, Pellizzari Andrea, Avezzù Paolo, Selvaggi Aida, Merchiori Fausto, Tessari Claudio, Borgato Renato, Pillon Cesare,Gomierato Maria, Sarracco Sante, Pante Gino, Tegner Massimo, Volpato Marcello, Veronese Adelino, Padoan Renzo, Vendrasco Roberto, Pavan Patrizio, Dal Monte Mario, Prade Antonio, Menara Dario.


Si sono giustificati per l’assenza: Bernardi Luigi Pietro, Vecchini Giorgio, Laruccia Antonio, Crema Alberta, Caverzan Clara, De Marchi Martino, Hüllweck Enrico, Busato Tiziano, Grazia Raffaele, Sandri Stefano, Berlato Sella Giuseppe, Cacciari Massimo.


Assenti non giustificati: Bazzani Giovanni Battista, Zerbaro Luciano, Bersan Luca, Dalla Vecchia Paolo, Bertaso Franco, Verziaggi Mario, Calzavara Massimo, Zanata Franco, Stivanello Antonino, Carli Marco, Penzo Giuseppe, Miatello Vittorio, Claudio Luca, Colcergnan Flavio, Bonometti Flavio, Sartor Ivano, Confente Massimo, Carli Marco, Lamon Paolo, Martini Giuliano, Menegozzo Pietro, Pin Cristina, Lombardi Giuseppe, Melotti Claudio,, Zanonato Flavio, Zanotto Paolo, Bottacin Diego, Puppato Laura, Giacino Vito, Rina Eduardo, Savioli Argia, Pavan Angelo, Zoleo Maria Cristina, Dall’Alba Terelisa, Trevisan Ettore, Merlin Aleardo, Facincani Maurizio,Mattiello Egidio.


Funge da Segretario il Direttore dell’Associazione: Dario Menara.


Consiglio del 16 novembre 2007 - ADRIA


Antonio LODO, Sindaco di Adria

Sono Antonio Lodo e sono il Sindaco della città di Adria. Quando è stata ventilata l’idea di fare la riunione dell’ANCI qui, ovviamente ho accolto con grande favore ed entusiasmo l’idea.

Ho visto che, giustamente, avete cercato di collegare insieme due momenti e due aspetti: la riunione qui presso la sala del Museo, che è una delle nostre eccellenze, dove c’è la mostra dei Balcani, che ha un valore assoluto in termini internazionali, e poi l’autodromo dove saremo ospiti più tardi.

La città forse la conoscete già, ma, se così non fosse, avrete cominciato a vedere da alcuni aspetti esteriori in che cosa consiste.

Ospitare un’Associazione come quella dell’ANCI è un momento importante per i lavori che fate e per tutto ciò che essa rappresenta, anche per chi, come me, è relativamente nuovo del mestiere di Sindaco, visto che lo sto facendo dal 2004.

Con l’ANCI abbiamo anche noi un rapporto diretto attraverso ANCISA e, quindi, abbiamo modo di apprezzare anche nel concreto direttamente nel nostro Comune il lavoro che l’ANCI Veneto, nelle sue varie articolazioni, sta svolgendo.

Il mio compito è semplicemente quello di darvi il benvenuto, di mettermi a disposizione per tutto quello che può essere utile e di dichiarare anche la convinta adesione all’Associazione tramite anche il nostro rappresentante Aldo Rondina, il quale è membro del Direttivo e ci tiene costantemente informati, portandoci le proposte e i materiali utili che ANCI Veneto prepara e mette a disposizione dei Comuni.

Detto questo non so che altro potrei aggiungere se non augurare buon lavoro.

Io, comunque, approfitto del mio ruolo di ospite e resterò qui ad ascoltare anche se non sono membro del Consiglio. Ringrazio e buon lavoro.


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Io ringrazio il Sindaco per la cortesia e ringrazio naturalmente anche la Direttrice del Museo che ci ospita in questa sala.

Credo che questa occasione del Consiglio ad Adria sia un’occasione importante anche per conoscere il territorio del Polesine che, specie negli ultimi anni, ha avuto una trasformazione particolarmente rilevante e positiva. Credo che la presenza qui dei Sindaci, dei Consiglieri e dei rappresentanti dell’Associazione a livello veneto sia un segnale di vicinanza da parte dell’Asso-ciazione alla realtà di questo territorio e, in particolar modo, alla municipalità di Adria.

Consegno al Sindaco un omaggio a testimonianza della nostra presenza qui oggi.

Io credo che ora possiamo cominciare il nostro Consiglio.

Al primo punto all’ordine del giorno abbiamo l’approvazione del verbale della seduta precedente; se non ci sono obiezioni lo diamo per approvato.

Io comincerei subito, lasciando le comunicazioni a più avanti, con i punti n.3 e n.4, perché sono fra loro collegati, ovvero la determinazione in ordine alle osservazioni delle Province sul PDL regionale Assemblea Permanente delle Autonomie e la convocazione dell’Assemblea Straordinaria aperta alle Associazioni delle Autonomie.

Come voi sapete, in questi ultimi mesi assieme alle altre Associazioni delle Autonomie Locali (in particolare assieme alle Associazioni delle Province e delle Comunità Montane e delle Municipalità) abbiamo avviato un percorso di stimolo per quanto riguarda la definizione del cosiddetto Consiglio delle Autonomie.

Come voi sapete, la nostra Regione è una delle ultime a livello nazionale a non avere adeguato lo statuto alla modifica del Titolo V della Costituzione e, tra le altre cose, è previsto proprio il Consiglio delle Autonomie, e questo costituisce per noi un grande handicap.

La Lombardia ha approvato la modifica statutaria per tempo e attualmente sta anche mettendo mano a una revisione del Consiglio delle Autonomie in base al primo periodo di funzionamento e cercando di definire un percorso diverso e più produttivo. Noi, invece, dobbiamo ancora istituirlo. Cosa fare?

Non è che abbiamo molte strade da percorrere, ma la prima è quella di aspettare che la Regione Veneto adegui lo statuto.

La scorsa legislatura si è conclusa, da questo punto di vista, in maniera infruttuosa e dalla nuova è stata riavviata da zero la modifica statutaria, ma per il momento non vi è ancora la certezza che nei prossimi mesi verrà approvato un nuovo statuto regionale.

Cosa fare, quindi, dal punto di vista delle Autonomie Locali?

Noi abbiamo pensato di portare all’approvazione un provvedimento di legge di iniziativa comunale e provinciale che prevede un qualcosa che possa rappresentare un primo passo verso l’attuazione del Consiglio delle Autonomie. Si tratta di questa proposta di PDL Regionale Assemblea Permanente degli Enti Locali presso la Regione che, ovviamente, non abbiamo chiamato Consiglio delle Autonomie, perché non sarebbe possibile in quanto dovrebbe essere disciplinato dallo statuto.

Esso contiene elementi che, poi, a livello statutario, la Regione dovrebbe in ogni caso specificare nell’ambito di un apposito provvedimento di legge come, del resto, è avvenuto nelle altre Regioni dove, alla previsione statutaria, si è affiancato uno specifico provvedimento di legge che disciplinava il Consiglio delle Autonomie (composizione, durata in carica, ecc.).

Dal punto di vista tecnico il documento, che è già stato visto dal Consiglio, viene semplicemente modificato recependo essenzialmente due osservazioni fatte proprie dalle Province: una riguardante il numero di rappresentanti delle Province (due rappresentanti per Provincia, cioè il Presidente e un Consigliere) e l’altra riguardante le modalità di elezione (per i rappresentanti dei Comuni sarà necessaria un’Assemblea plenaria, mentre per le Province il rappresentante verrà eletto in seno al Consiglio Provinciale). In pratica, ogni Provincia porta due rappresentanti (uno già individuato nella figura del Presidente e l’altro eletto in seno al Consiglio) e così si avrà una facilità di rappresentanza e di individuazione.

Al Consiglio dell’ANCI oggi viene proposto il recepimento di questi due aspetti che non erano previsti, a suo tempo, nell’ambito del testo.

Passiamo al punto n.4 del nostro ordine del giorno.

L’Assemblea che dovrà dare il via libera all’approvazione nei vari Consigli Provinciali e Comunali di questa proposta di legge è stata individuata di comune accordo con le altre rappresentanze delle Autonomie Locali nel 30 novembre a Verona. Il 30 novembre, quindi, noi ci ritroveremo, come Amministratori del Veneto, assieme alle Province e alle Comunità Montane per dare il via libera all’approvazione di questa proposta di legge regionale: Assemblea Permanente delle Autonomie Locali.

Daremo un via libera anche da un punto di vista formale, perché poi scatteranno, individuando il Comune capofila, i tempi di approvazione formale per poi giungere alla consegna delle delibere dei vari Consigli Comunali e delle delibere dei vari Consigli Provinciali alla Regione Veneto per l’avvio dell’iter vero e proprio di progetto di legge regionale.

Qual è il vantaggio di questo progetto di legge? Il vantaggio non solo è quello di far sentire la voce delle Autonomie Locali in Veneto, ma è anche quello di obbligare, per certi aspetti, il Consiglio Regionale a una pronuncia.

Noi puntiamo sul fatto, al di là delle diverse visioni che ci possono essere per quanto riguarda la revisione dello statuto regionale, che a livello regionale si possa avere una unità di intenti e, quindi, l’approvazione di una norma che poi tornerà utile una volta che la Regione riterrà di adeguare lo statuto. A quel punto, infatti, basterà semplicemente dire che le funzioni dell’Assemblea del Consiglio delle Autonomie vengono assunte sostituendo quella che è l’Assemblea Permanente degli Enti Locali che noi proponiamo di nuova istituzione.

Esiste anche, tra l’altro, un elemento di grande attualità che fa sì che il Consiglio delle Autonomie diventi un elemento imprescindibile e assolutamente urgente da costituire.

Se voi guardate al punto n.8 dell’ordine del giorno (esame della proposta di deliberazione della Giunta Regionale PDL statale n.8 che voi avete in cartella) vedrete che non è altro che l’avvio della contrattazione fra Regione Veneto e Stato per quanto riguarda la differenziazione delle deleghe e delle funzioni trasferite (quello che ha già fatto la Lombardia). La Lombardia, in un percorso che è durato parecchi mesi, ha ottenuto l’avvio di un tavolo, per quanto riguarda la concertazione, di un livello di autonomia differenziato previsto a livello costituzionale. È chiaro che per ottenerlo concretamente, però, è necessaria una legge di rango costituzionale.

Il Veneto con questa proposta di deliberazione della Giunta avvia un percorso che dovrà portare alla contrattazione dei livelli di autonomia con lo Stato.

Adesso vi faccio una domanda. Vi immaginate cosa potrebbe succedere in Veneto con un aumento dei livelli di autonomia e, quindi, delle funzioni trasferite senza che sia individuato un luogo di concertazione con le Autonomie Locali?

Ci sono materia di pertinenza dei Comuni e delle Province, per cui è necessario che ci sia un luogo di concertazione. Non è pensabile aumentare le funzioni trasferite dallo Stato senza avere un luogo di concertazione con le Autonomie Locali e, quindi, l’attualità della nostra proposta è veramente cogente in questo momento.

Io credo che sarà ciò su cui ci concentreremo quando la Regione chiederà il nostro parere sull’avvio di questa richiesta allo Stato centrale.

Io credo che noi il 20-22 novembre (audizione in Consiglio Regionale) porremo in maniera forte questo tema, perché noi siamo favorevoli a un aumento delle competenze e del trasferimento delle funzioni dal livello statale al livello regionale, ma siamo anche consapevoli che questo è possibile sono se esiste un effettivo tavolo di concertazione fra tutte le Autonomie Locali.

Quando si parla di funzioni nell’ambito del territorio è fondamentale capire se quella funzione resta in capo esclusivamente alla Regione o viene trasferita alla Provincia o ai Comuni, perché c’è un problema di competenze e di risorse.

Tenete conto che la negoziazione con la Lombardia porta a un trasferimento di risorse dal livello statale al livello regionale rappresentato da cifre veramente di grande spessore.

Per noi è fondamentale capire, a livello regionale, se avviene una gestione accentrata a livello regionale, decentrata a livello provinciale o comunale o a livello di comunità montane. È fondamentale per noi avere un orizzonte chiaro e, quindi, è opportuno che sia avviato questo dibattito e questa concertazione con lo Stato.

È necessario avere un momento in cui ci si confronta e poi, sulla base del confronto che nasce fra le varie entità, individuare la configurazione ottimale. Risulta, quindi, indispensabile avere un momento di concertazione istituzionalizzato, altrimenti rischiamo di fare solo una serie di richieste di pareri ai Comuni, alle Province e alle Comunità Montane e ciò non funziona, perché non c’è una coerenza nell’ambito dei provvedimenti.

Immaginatevi che cosa potrebbe accadere nel momento in cui si va a discutere una concertazione nell’ambito del territorio per quanto riguarda ulteriori funzioni trasferite dallo Stato.

Io dico che è essenziale che il Veneto aumenti il livello di autonomia, ma è altrettanto necessario che questo aumento del livello di autonomia non ci trovi impreparati, come già è avvenuto con il trasferimento delle funzioni dallo Stato alle Regioni, alle Province e ai Comuni. Io credo che non dobbiamo arrivare a una situazione in cui al trasferimento di funzioni non corrisponde un trasferimento anche di risorse, perché abbiamo già tante difficoltà come Comuni.

Penso che nessuno di noi sia contrario in linea di principio ad aumentare le funzioni, ma ovviamente solo se ci saranno corrispondenti risorse.

Io credo che sia assolutamente tempestiva questa nostra proposta che giunge anche in tempo, visto che avremo questa nostra Assemblea il 30 novembre. Il 20 novembre, comunque, la ribadiremo anche al Consiglio Regionale, nel senso che la richiesta di trasferimento di funzioni deve necessariamente trovarci con la presenza di un organismo che sappia concertare pur con tutti i limiti che questo organismo ha.

Il fatto stesso che la Regione Lombardia preveda una valutazione ed eventuali modifiche allo stesso Consiglio delle Autonomie ci dice ovviamente i limiti di questo Consiglio stesso, ma io credo che sia lo stesso positivo avere un luogo di concertazione piuttosto che non avere nulla come adesso (ora noi siamo in una situazione in cui le valenze portate avanti delle Autonomie Locali non possono trovare una loro rispondenza).

Lascio adesso la parola a voi per quanto riguarda eventuali interventi. Prima, però, do lettura della modifica che viene proposta al Consiglio e che riguarda il punto n.8.

Si aggiunge all’art.3 (modalità di elezione) un punto n.8: i rappresentanti di cui all’art.2 (quelli relativi alle Province) sono eletti nel numero di 1 in ogni Consiglio Provinciale.

Lascio la parola a chi vuole intervenire. Grazie.


TOMASI PIERANTONIO, Sindaco di Marcon (VE)

Buongiorno a tutti. Questo mi sembra un passo molto importante, perché proseguiamo nel discorso di sollecitazione grazie a una proposta molto concreta che tutti noi speriamo venga accolta dal Consiglio Regionale.

Noi non intendiamo questo nuovo organismo come una sovrapposizione, ma vogliamo essere partecipi delle tante cose che ci riguardano e, in modo concreto, vogliamo essere partecipi della costruzione dell’impianto normativo che riguarda in particolare gli Enti Locali.

Io credo che non possa non essere considerata questa nostra proposta perché riguarda il tessuto degli Enti Locali che nel Veneto ha un ruolo determinante per tutte le politiche che la Regione svolge nella sua azione.

Questa proposta va discussa, perché non è certamente una proposta chiusa, ma l’auspicio è che questo sia un percorso che porta a una realizzazione di questo obiettivo molto importante per noi soprattutto in questo momento dove sia sta discutendo di riforme sul piano istituzionale e del federalismo fiscale in particolare.


INTERVENTO

Buongiorno a tutti. Il mio vuole essere un intervento molto breve e non di tipo tecnico.

Ritengo che la proposta avvenga in un periodo molto proficuo se tutti gli attori intenderanno svolgere il proprio ruolo.

Oggi vediamo Roma dibattersi in una crisi che ritengo ormai irreversibile, visto che lo strappo fra la società reale e chi vive là è sempre più ampio.

Nella nostra Regione in questo anno sono accaduti degli avvenimenti che ci hanno fatto riflettere e che riguardano la problematica dei Comuni di confine.

Ritengo che da parte della Regione e delle Province ci debba essere una capacità di riflettere sul fatto che non viene creato un nuovo posto dove si raccolgono a turno persone di un’area politica o di un’altra, ma piuttosto un luogo dove finalmente ci si incontra per riflettere su queste grosse problematiche che abbiamo.

Io ritengo che sia molto utile che avvenga questa proposta in un momento come questo.

Io non vorrei che i costi della politica siano imputabili solo ai Comuni, perché noi sappiamo bene cosa prendono un Consigliere Comunale, un Assessore e un Sindaco dei nostri Comuni. Io non credo che sia tagliando il Consigliere Comunale o l’Assessore Comunale di turno che permetta di risolvere il problema, perché noi siamo tutti piccoli Comuni nei quali queste persone fanno soprattutto volontariato. Non sono certo i 18,00 euro lordi che prendono i Consiglieri dei Comuni delle mie parti che rappresentano un problema di costo.

Questo non deve essere inteso come un nuovo costo, bensì come un investimento, e su questo i Comuni e le Province ci credono.

Adesso bisognerà fare un ulteriore passo avanti e così la prossima settimana avremo un incontro a livello regionale, sperando che non ci siamo ritardi, soprattutto perchè abbiamo esempi come la Lombardia che ci stanno veramente superando.

Noi abbiamo bisogno che questo rapporto che si è incrinato fra i rappresentanti e i rappresentati trovi effettivamente una valvola di sfogo e soprattutto un luogo dove effettivamente si possano compensare, chiarire e verificare alcune grosse problematiche. Grazie.


Paolo AVEZZU’, Comune di Rovigo

Intanto saluto tutti.

La condivisione su questa proposta è piena anche perché, come commentavo con l’amico Rondina, è passato un anno dal nostro incontro di Lonigo in cui sembrava ancora una volta imminente un passo in avanti da parte della Regione, mentre ciò non è ancora avvenuto. È giusto, quindi, che ci muoviamo noi.

In questa prima parte di cammino della Finanziaria, si è visto come si tenti di scaricare la questione dei costi sui Comuni ed è solo per il lavoro dell’ANCI, dell’amico Renato Borgato che fa parte del Coordinamento Nazionale dei Consigli Comunali e del mio lavoro con la Commissione Riforme Istituzionali dell’ANCI Nazionale, se l’ANCI Nazionale in maniera molto dura ha preso posizione nei confronti del Governo, trovando anche la collaborazione del Ministro, per cui è stata stralciata la parte che riguardava il taglio del numero dei Consiglieri Comunali (venivano riconfermati il numero dei Consiglieri nei Comuni più grossi, dove effettivamente ci sono le spese maggiori, e venivano fatti i tagli nei Comuni più piccoli).

Ricordando il dibattito, io ricordo che si era sempre parlato della rappresentanza dei Presidenti di Provincia, ma anche dei Sindaci dei sette Comuni capoluogo. Questo, però, non lo vedo più.

Delle realtà medie come Adria, Legnago, Feltre o Chioggia devono fare la guerra dei poveri e trovarsi contro Venezia, Vicenza, Verona e le varie città capoluogo che, alla fine, faranno la parte del leone.

È vero che dobbiamo limitare il numero dei partecipanti, ma si tratterebbe di passare da 44 a 51, per cui non cascherebbe il mondo. Non è perché faccio parte della città capoluogo che dico questo, ma lo dico facendomi interprete di quelle realtà medie che non sono capoluogo.

Questa è una proposta concreta, anche se poi mi rimetto all’Assemblea e alla Presidenza.


INTERVENTO

Io sono il Sindaco di Zoppè di Cadore. Collegandomi all’emendamento che propone la Presidenza sul discorso della presenza delle Province, io credo che sarebbe importante che fossero rappresentati effettivamente tutti i territori. Io non sono tanto convinto che un collegio unico regionale e una lista unica regionale possano garantire questo, anche se è vero che il comma 5 di questo art.3 dice che i candidati di ciascuna lista sono scelti in modo da assicurare un’adeguata rappresentanza dei Comuni in rapporto al territorio regionale, ma se poi andiamo a contare i voti vediamo che ci sono zone con pochi abitanti rispetto al territorio, per cui non credo che sarà possibile garantire una rappresentanza nelle singole categorie di Comuni.

Come ritengo giusto che ci sia una rappresentanza dei Comuni capoluogo, forse bisognerebbe pensare anche a un diverso modello di lista regionale tarata sulle singole Province.


VOLPATO, Coordinatore delle Unioni

Credo che la necessità di questo nuovo organismo sia davvero indispensabile per essere rappresentativi. Io vorrei che nella prossima riunione che ci sarà con la Regione si avesse almeno questa conferma di voler portare avanti questo percorso.

Ormai la Regione sta copiando le brutte cose del Governo, per cui dello statuto regionale non se ne sta neppure più parlando e, riguardo al discorso delle riforme come questa, non so quanto la Regione abbia la volontà di agire nel prossimo anno e mezzo.

Io credo che dall’Assemblea di oggi debba venire un messaggio forte, perché con le nuove funzioni che vengono sempre più affidate ai Comuni io credo che un tavolo di concertazione vera sia estremamente importante. Io credo che oggi debba partire una sottolineatura forte per avere dalla Regione un assentire convinto nel portare avanti questa iniziativa.


GOMIERATO, Comune di Castelfranco Veneto

Vorrei dire una cosa che non centra tanto con il punto all’ordine del giorno che stiamo trattando.

Io vorrei chiedere, prima di avere questo organismo di rappresentanza, se il Consiglio Regionale o il Presidente dell’ANCI Veneto potesse dire qualcosa a proposito delle prese di posizione di alcuni colleghi che interpretano le Autonomie Locali come capaci di fare ordinanze tipo quella che chi non ha un lavoro se ne deve andare dal territorio. Io ho un collega di Cittadella, infatti, che sta emettendo questa ordinanza. Io vorrei sapere se ora me li troverò a Castelfranco Veneto.

Mi piacerebbe davvero che, come Consiglio dell’ANCI, dicessimo qualcosa di serio su questa cosa, dando le giuste direttive.


GANDINO, Sindaco di Legnago

Io ho intenzione di intervenire soprattutto per sottolineare l’importanza del documento sull’Assemblea Permanente degli Enti Locali. Credo realmente, associandomi a quanto ha già dichiarato il Presidente, che in questa situazione di confusione istituzionale, soprattutto sul tema del federalismo, sia estremamente importante creare le condizioni perché dal federalismo dichiarato si cominci a passare al federalismo agito. Ritengo che sia da cogliere il significato politico di questa scelta e di questa indicazione che come ANCI vogliamo dare.

Oggi c’è l’estrema necessità, di fronte ai ritardi istituzionali su questo tema, della creazione delle condizioni affinché ci siano dei luoghi nei quali si cominci effettivamente ad operare nel senso della costruzione del federalismo che deve essere visto non tanto come uno svuotamento dello Stato o come un neocentralismo di carattere regionale, ma come lo strumento attraverso il quale le Autonomie Locali possono assumere compiti e funzioni in coordinamento con le altre istituzioni. Un federalismo, quindi, che non sia il frutto di concessioni ulteriori dall’alto esercitate senza alcun criterio, ma che sia costruito attraverso questi momenti.

Io inviterei con particolare forza tutto il Consiglio ad approvare il documento sulla Assemblea Permanente degli Enti Locali, perché è un documento che rappresenta un passo importante anche se non definitivo.

Il Veneto è una delle ultime Regioni in Italia a non essersi ancora dotata di statuto e sappiamo bene che l’eventuale adozione di uno statuto potrebbe anche modificare in tutto o in parte questo nostro documento.

Pur condividendo lo spirito della proposta di Avezzù o di chi è intervenuto successivamente in merito alla questione della rappresentatività, io credo sia importante cercare di superare eventuali possibili diversificazioni a riguardo e giungere, comunque, all’approvazione di questo documento, perché è un fatto politico che dobbiamo far valere con l’unanimità e con il massimo della nostra forza e coesione.

Capisco che ci possano essere tante istanze e tante legittime considerazioni, ma vediamo se oggi riusciamo a far uscire da questa aula questo documento che, a mio avviso, rappresenta un passaggio fondamentale.


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Se mi permettete, intervengo su alcuni aspetti che sono stati sottolineati.

Riguardo all’intervento del Sindaco Gomierato, sicuramente avrete letto il mio intervento su Il Corriere riguardo a certe ordinanze. Io credo che, come è giusto che noi rivendichiamo come ANCI un federalismo vero e una effettiva responsabilità dell’Amministrazione Comunale sulle scelte con corrispondenti risorse, dobbiamo fare parimenti grandissima attenzione quando andiamo a toccare ambiti e competenze che non sono direttamente ed esclusivamente nostre.

Penso che chiunque qua in sala sappia che quando andiamo ad affrontare le problematiche di stato civile o di anagrafe non lo facciamo come Sindaco del Comune, ma come Ufficiale di Governo con tutti i limiti naturalmente esistenti.

Credo che questo debba essere chiaro, anche se posso capire che in certe situazioni di difficoltà un Sindaco possa individuare tutti gli strumenti più o meno legittimi per poter farvi fronte. Noi, però, siamo custodi, per certi aspetti, della legalità nell’ambito del nostro territorio e questo deve sempre essere tenuto presente.

È chiaro che ognuno di noi nell’ambito della propria municipalità può individuare formule o ordinanze che sono le più disparate possibili, ma il mio intervento ha sottolineato la necessità di porre grande attenzione quando si mette mano ad aspetti molto delicati per le libertà civile (la libertà di movimento in un territorio è garantita dalla Costituzione).

Quando affrontiamo materie dove la competenza si sovrappone a quella di altri soggetti o materie dove esiste una esclusiva competenza di carattere statale, io credo che dobbiamo fare grande attenzione.

Se parliamo di sicurezza non dobbiamo parlare dei surrogati della sicurezza, perché chiunque di buonsenso sa che la sicurezza in un territorio è garantita da forze dell’ordine a livello statale.

Quando io ero Sindaco i Vigili Urbani avevano in dotazione la pistola e io ero molto preoccupato del fatto che avessero la pistola, perché quando si ha una pistola in mano bisogna saperla usare.

Come municipalità è giustissimo che poniamo l’accento sulla sicurezza, ma cerchiamo di porla in modo corretto e senza chiedere i surrogati di qualcosa, perché la vera sicurezza è fatta con un’azione coordinata con le altre forze statali presenti nei nostri territori.

Sulle altre due osservazioni che sono state fatte rispondo dicendo che sia a livello di Direttivo che a livello di Consiglio era stato posto il problema sia della rappresentanza che delle modalità elettive, oltre alla questione dei Comuni capoluogo, e si era data anche una risposta.

Per quanto riguarda le modalità elettive si era detto che, comunque, nel momento in cui si vanno a proporre i candidati che fanno parte del Consiglio inevitabilmente si arriva a una rappresen-tanza sia politica che territoriale, come avviene anche nella nostra Associazione (noi non abbiamo ambiti provinciali di elezione della nostra Assemblea e del nostro Consiglio) dove di fatto c’è una rappresentanza di tutti i territori regionali. Da questo punto di vista, quindi, credo ci sia la necessità di buon senso nel momento in cui si va a redigere le liste, ma credo che nessun gruppo politico possa pensare di escludere la rappresentanza di un’intera Provincia o di un territorio, perché sarebbe un autolesionismo. Da questo punto di vista, quindi, io sono sicuro che un’Assemblea di questo tipo, pur avendo una base elettiva di carattere regionale, sicuramente avrà una congrua rappresentanza a livello territoriale.

L’alternativa sarebbe quella di porre dei pesi (ad esempio Verona ha più abitanti di Rovigo e così via), ma non si è voluto neanche porli a livello di Province, perché tutte le Province hanno due rappresentanti

Un aspetto leggermente diverso, invece, è quello della rappresentanza dei grandi Comuni e, al riguardo, le posizioni, a livello di Direttivo, non erano totalmente concordanti. Per chi desiderava una presenza di diritto dei Comuni capoluogo è stata data una risposta che è una constatazione di fatto, cioè che i Comuni capoluogo non partecipano alla vita associativa e questo lo vediamo anche oggi.

Loro sono membri di diritto del Consiglio, ma li avete visti?

Il Sindaco di Rovigo è stato presente molto spesso alle nostre Assemblee, ma è stato l’unico, perché le altre città hanno sempre brillato nelle nostre Assemblee e Consigli per la loro assenza.

Si è deciso, quindi, che se volevano rappresentare i Comuni veneti in questo organismo dovevano mettersi in lista e cercare i voti.

Credo che questo sia un momento in cui il Sindaco del Comune più piccolo del Veneto è posto alla stessa stregua del capoluogo.

Io credo che sia meglio avere un Sindaco sempre presente in seno al Consiglio delle Autonomie anche se è del Comune più piccolo della regione piuttosto che avere un Sindaco di un capoluogo che non c’è mai. Se un Sindaco non è presente non porta avanti le istanze e contemporaneamente occupa un posto che alla fine indebolisce il peso delle municipalità.

Anche se dal punto di vista formale l’obiezione fatta da Paolo Avezzù sicuramente c’è (in altre realtà regionali di diritto sono rappresentati il capoluogo di regione o i capoluoghi di provincia), noi abbiamo agito su una constatazione di fatto dicendo che i Comuni capoluogo sono ben accetti purché vi sia una reale partecipazione. Se si brilla per l’assenza, io credo sia giusto dare spazio a chi, invece, rappresenta municipalità più piccole in termini di numeri, ma che hanno lo stesso una loro dignità e una presenza più costante che porta avanti delle istanze delle municipalità.

Si è arrivati a questa formulazione, quindi, per un motivo di constatazione pratica.


INTERVENTO fuori microfono

Il problema che ha posto il Sindaco Gomierato potrebbe essere visto non solo legato alla capacità di autosostentamento e così via, ma visto come problema che riguarda i poteri e le possibilità dei ……………………………………

È anche vero che questo documento è il frutto di una serie di confronti e incontri, per cui alla fine ci si è un po’ ritrovati su questo punto.

La mia era solo un’osservazione di comprensione della proposta, ma forse c’è la necessità di chiudere su questo punto con una deliberazione di tutto il Consiglio.


Marco DALIN, Comune di Belluno

Io non vorrei tornare sul punto al quale il Presidente ha già risposto riguardo ai Comuni capoluogo, ma proseguo lo stesso sul ragionamento di premiare soprattutto il virtuosismo che un posto di diritto, che poi magari non viene nemmeno utilizzato.

Io faccio la constatazione, comunque, che nella bozza presentata i Comuni previsti sotto i 15.000 abitanti sono soltanto cinque, mentre le province venete sono sette. Secondo me, dovremmo, comunque, lasciare le porte aperte nel caso in cui i Comuni capoluogo decidano di impegnarsi in questo organismo.

Noi sappiamo che tante volte, specie nelle realtà che raggruppano molti Comuni medi e piccoli, il Comune capoluogo o il Comune più grande è davvero il portatore degli interessi di quel territorio e, molto spesso, lo è addirittura di più dell’Ente Provincia.

Continuando col ragionamento, io noto il numero di sette Comuni sotto i 3.000 abitanti e allora perché non uniformarlo a dieci come per i Comuni fra i 3.000 e i 15.000 abitanti?

È vero che quando aumentano i numeri in un organismo si rischia di complicarne il funziona-mento, ma è anche vero che passare da 44 a 50 non è una tragedia se davvero si può poi dire che è stata fatto un buon lavoro di rappresentanza. Grazie.


Giovanna CORAZZON, Comune di Chies d’Alpago

Io ribadisco quello che ha detto il collega che ha appena parlato. I sette rappresentanti dei Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono troppo pochi, perché vorrei ricordare che nel Veneto ci sono soprattutto i piccoli Comuni. Con l’inserimento di solo sette piccoli Comuni io non so quanta rappresentanza possano avere i Comuni sotto i 3.000 abitanti. Io credo che ci sarebbe un po’ da rivedere queste cose, anche perché è vero che i rappresentanti dei grandi Comuni non vengono mai.

Io cerco di essere sempre presente e, a parte Rovigo, non ho mai visto né Venezia né Verona né nessun altro.

In questa formazione io credo che i piccoli Comuni, che nel Veneto sono tanti, debbano avere una maggiore rappresentanza. Io spero, poi, che nelle liste ci siano molte più donne perché noi siamo sempre pochissime. Grazie.


VENDRASCO, Comune di Loria

Nella tabella a pag.1 vedo che i Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti sono 48, per cui hanno una rappresentanza che ha cercato di giustificare anche i capoluoghi di provincia e i principali Comuni. I Comuni fra i 3.000 e i 15.000 abitanti sono 319, mentre i Comuni sotto i 3.000 abitanti sono 214, per cui, ad occhio, direi che le proporzioni rappresentate siano eque.

Come ha detto il Presidente, io ritengo che essere membri di diritto e poi non partecipare mai sia inutile per tutti.

Sottolineo, invece, il discorso di Maria Gomierato, anche perché noi trevigiani siamo in una conclave ben individuata a livello anche politico. Io ho già avuto gente che mi chiede che cosa faremo al riguardo, perché sembra che ormai tutto sia possibile.

Io credo che dobbiamo iniziare a darci delle regole, per cui il Direttivo deve, su questo punto, dare delle indicazioni ben precise.


INTERVENTO

Non vorrei che tutto fosse ridotto all’ANCI Veneto, perché chi deve intervenire è la Prefettura e il Ministero dell’Interno con delle chiare circolari sulla questione.

Io non voglio difendere la posizione di Cittadella, ma io ogni sabato all’anagrafe ho decine di rumeni che arrivano per iscriversi e questo è un problema sociale, perché molte volte non hanno riferimenti, non hanno abitazione e non hanno fonti di sostentamento. Questo è un problema che deve essere visto nella sua globalità e non tanto dal punto di vista di vietare la residenza al rumeno, perché questo è solamente uno degli aspetti marginali della faccenda.

Il problema è come mai i rumeni, che adesso sono comunitari, arrivano in Italia dove tutto è possibile: è questa l’idea che ha la gente. È a questi interrogativi che bisogna dare risposta e non tanto sulla sola ordinanza.

Le ordinanze fanno scuola, come, ad esempio, l’ordinanza sugli accattoni a Firenze, che ha diviso una Giunta, o come l’ordinanza che fa Zanonato sul muro. Queste sono tutte ordinanze che sono di per sé provvedimenti che creano delle distinzioni.

Sul caso specifico dell’ordinanza del Sindaco di Cittadella dovrebbe intervenire il Prefetto e non l’ANCI. Se questo è un arbitrio che il Sindaco si è preso sono le istituzioni superiori che devono intervenire e provvedere.

Mi pare che la posizione del Presidente dell’ANCI Veneto espressa ne Il Corriere sia una posizione assolutamente condivisibile e una posizione corretta, perché chi è responsabile di una comunità deve sapere che si sono anche delle responsabilità superiori.


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Credo che su questo tema in Direttivo avremo modo di discutere e di approfondirne alcuni aspetti, in particolare riguardo all’utilizzo esteso dello strumento dell’ordinanza per risolvere problemi che in realtà andrebbero risolti a livello di governo di altro tipo.

Tornando alla composizione dell’Assemblea Permanente, io credo che i numeri che sono stati messi qui sono stati messi tenendo conto di una ponderazione delle presenza a livello regionale e della numerosità dei Comuni a livello regionale.

Qui, comunque, siamo di fronte non a una norma, ma a una proposta che viene fatta al Consiglio Regionale con tutti i limiti e vincoli relativi, in quanto ci sarà poi tutto il tempo per approfondire la tematica.

Se il Consiglio Regionale ritiene che i Comuni capoluogo devono esserci di diritto allora i Consiglieri Regionali hanno tutto il diritto di votare in tal senso.

A livello di Direttivo non ci si è voluti soffermare col bilancino sui numeri, perché altrimenti avremo un organismo di trecento persone, in quanto le Comunità Montane stesse potrebbero dire che il loro numero di tre non va bene, dovrebbero essere di più, visto che in Veneto ci sono più Comunità Montane. Lo stesso discorso si potrebbe estendere anche a tutta una serie di altri Enti di rappresentanza. Si è voluto dare un bilanciamento in cui i Comuni piccoli sono sette e sono cinque i rappresentanti dei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.

Un’esigenza che era emersa in seno al Direttivo e anche nei passati Consigli è stata quella di essere il più asciutti possibile nel numero dei componenti proprio per non andare a creare degli organi eccessivamente pletorici.

Andando in riduzione sul numero dei componenti evidentemente abbiamo un numero molto piccolo per ogni categoria, ma c’era l’esigenza di costruire un organismo snello che rappresen-tasse effettivamente il territorio.

Se tutti i Comuni capoluogo volessero partecipare a me farebbe estremamente piacere, anzi saremmo i primi a perorare in Consiglio Regionale la modifica di questo comma. Nello stesso tempo, però, saremmo anche scrupolosissimi nel verificare la loro presenza in seno a questo organismo.

Io dico di non andare a soffermarci troppo sulla composizione numerica in questa fase, tenendo conto che, comunque, la presenza dei rappresentanti nel territorio debba essere fatta prima di tutto di persone che vogliono impegnarsi nell’ambito dell’attività. Io credo che anche un Sindaco di un Comune di 1.000 abitanti che siede nell’Assemblea Permanente possa tranquillamente rappresentare anche il Comune capoluogo di regione se quest’ultimo non è presente. Io preferisco un Sindaco di un Comune di qualunque dimensione demografica che sia presente piuttosto che un Sindaco assente. Il Vicesindaco mi diceva che, ad esempio, nel CAL le città capoluogo non sono mai venute pur essendo rappresentanti.

Noi non precludiamo la rappresentanza, perché non sarebbe assolutamente democratico, ma io credo che i numeri che ci sono consentano di avere una adeguata rappresentanza a tutti i livelli, tenendo conto anche che i numeri sono più piccoli di quello che magari ci si aspetta proprio per far dire che chi vuole mettersi in lista per partecipare poi partecipi effettivamente.

Io credo che serva un discrimine, così chi viene eletto si sente assolutamente in dovere di partecipare, altrimenti toglie rappresentanza ad altri. È con questo spirito che io vi proporrei l’approvazione del testo.

In questa fase non andiamo a vedere il bilancino dei rappresentanti, perché ci saranno tempi successivi per poterlo fare. Questo testo fissa esclusivamente dei criteri di attribuzione e poi in futuro potremo anche ponderarli o modificarli.

Credo che sia importante arrivare al 30 novembre con un documento condiviso anche dalle altre rappresentanze per proporre in maniera forte un’Assemblea che sia in grado di contemperare le esigenze di tutte le Autonomie Locali presenti nella regione.

Relativamente ai numeri, avremo tutto il tempo di variare e di fare considerazioni anche diverse, perché questo non vuole essere un elemento di chiusura nei confronti di tutti gli altri soggetti e rappresentanti delle Autonomie.

Se siete d’accordo, io proporrei l’approvazione del documento, stando intesi che durante l’iter di approvazione a livello di Consiglio Regionale lo seguiremo per ravvisare se vi saranno elementi per cui sarà opportuno aumentare il numero dei rappresentanti. Se le città capoluogo dicono che nell’ANCI non vengono mai, ma che in questo organismo hanno intenzione di venire allora saremo i primi a proporre al Consiglio Regionale l’aumento da 5 a 7 e, quindi, adegueremo anche la presenza dei più piccoli Comuni.

Oggi non approviamo la Legge, ma solo un testo che non è definito nei dettagli.

In teoria noi potevamo anche proporre un testo meno dettagliato, ma abbiamo voluto farlo così per avere, nei confronti delle altre rappresentanze e del Consiglio Regionale, un momento su cui dibattere. A noi interessa non tanto la composizione, ma soprattutto la presenza di questo Organismo.

Se non ci sono altri interventi porterei al voto questo punto con lo spirito appena descritto.

Voti favorevoli all’approvazione con l’emendamento visto in precedenza?

Voti contrari? Nessuno.

Astenuti? Il rappresentante di Belluno.

Diamo, quindi, per approvato il testo in questo spirito.

Passiamo al punto n.5 all’ordine del giorno: costituzione del Coordinamento dei Consigli Comunali e relativa modifica statutaria.

Su questo punto abbiamo una bozza di regolamento molto asciutta (la paginetta che voi trovate agli atti) che riguarda la costituzione del Coordinamento dei Consigli Comunali o, se si vuole, la trasformazione dell’Assemblea dei Presidenti dei Consigli Comunali in un’Assemblea più ampia che contemperi le esigenze sia dei Presidenti sia dei Consiglieri.

Questo viene fatto essenzialmente su richiesta dell’ANCI Nazionale, perché essa prevede che non ci sia un’Assemblea esclusiva in seno alle varie ANCI Regionali dei Presidenti dei Consigli, ma che ci sia un’Assemblea che contemperi le presenze dei Presidenti dei Consigli e dei Consiglieri Comunali dei singoli Comuni. Questo perché non tutti i Comuni hanno il Presidente del Consiglio e, quindi, si verrebbe ad escludere la rappresentanza dei Consigli.

Noi facciamo questa modifica al regolamento in ottemperanza a un’indicazione che ci arriva dall’ANCI Nazionale con la richiesta anche che sia operativo il nuovo organismo possibilmente da fine anno e dall’inizio del 2008.

Di fatto al punto n.5 del regolamento diciamo: “L’Assemblea costituita dai rappresentanti dei Consigli Comunali designati dal Consiglio Regionale dell’Associazione fra i quali una congrua rappresentanza dei Presidenti dei Consigli Comunali”.

A noi pare giusto che ci sia in seno a questo organismo una rappresentanza significativa dei Presidenti dei Consigli Regionali.

In questa fase noi abbiamo ancora l’Assemblea dei Presidenti dei Consigli, per cui al momento viene proposto di arrivare all’approvazione del nuovo Coordinamento dei Consigli Comunali prendendo i membri attuali dell’Assemblea dei Presidenti dei Consigli Comunali (quelli non decaduti) e con l’integrazione di alcuni membri fino ad arrivare al numero massimo di 30.

Questa integrazione verrà proposta al Consiglio nella riunione di fine anno e su questo l’invito del Direttivo ai capiarea è quello di produrre i nominativi per arrivare all’integrazione.

È chiaro che avendo una gran prevalenza di Presidenti nell’ambito dell’attuale Assemblea si chiede un’integrazione con Consiglieri Comunali per arrivare anche a una loro presenza nell’ambito dell’organismo.

L’Assemblea ovviamente risponde alle norme statutarie previste dall’art.11 e, in questo modo, si arriverebbe a un vero e proprio Coordinamento (il termine Assemblea viene sostituito con il termine Coordinamento) costituito dai rappresentanti dei Consigli Comunali designati dal Consiglio Regionale dell’Associazione fra i quali una congrua rappresentanza dei Presidenti del Consiglio Comunale.

Nel punto n.6 si dice: “Il coordinatore (il Presidente) è designato, con le modalità prevista dall’art.11 comma 3 dello statuto vigente, fra i componenti del Coordinamento”.

Questo Coordinamento, quindi, si eleggerà poi nel proprio seno il Presidente nel modo che verrà ritenuto più opportuno. In questo modo diamo una risposta anche all’inattività del Coordina-mento dei Presidenti in quanto è decaduto il Presidente.

Naturalmente si attenderà dicembre per fare l’elezione del Presidente con la formula nuova che ottempera anche alle esigenze che ci vengono dall’ANCI Nazionale, cioè di creare un coordina-mento misto Presidenti del Consiglio e Consiglieri Comunali.

Renato BORGATO, Consigliere Comunale del Comune di Rovigo

Io faccio parte del Direttivo Nazionale del Coordinamento dei Consigli Comunali, sono entrato nel Coordinamento Nazionale e, poi, nel Direttivo proprio perché tutto era nato anni fa dai Presidenti dei Consigli Comunali che, di moto proprio, si sono organizzati per rappresentare l’altra parte dell’organo del Comune. In pratica, quindi, ci si era mossi al di fuori dell’ANCI, ma poi questa logica è sembrata non avere senso e allora si è deciso di far parte integrante dell’ANCI.

Da non molto tempo questo aspetto formale dei Presidenti del Consiglio Comunale, che era l’Assemblea dei Presidenti, si è modificata, perché in seno all’ANCI era inconcepibile pensare che fossero solo i Presidenti del Consiglio Comunale a rappresentare l’altra parte.

Diciamo che non succede come per l’Assemblea Permanente, perché nel caso specifico direi che i Presidenti dei Consigli Comunali delle città capoluogo sono sicuramente presenti anche per dare un significato importante di valorizzazione dei Consigli Comunali.

Io direi che i Presidenti dei Consigli Comunali delle città capoluogo dovrebbero esserci di diritto, perché il congruo numero magari va ad escludere chi, invece, sicuramente sarebbe presente.

Io vi assicuro che anche a livello nazionale i Presidenti dei Comuni capoluogo li ho sempre visti, compresa Vicenza, Padova, ecc. Io riterrei, quindi, che i Presidenti dei Consigli Comunali delle città capoluogo ci siano di diritto.

Di fatto ora cosa c’è? C’è l’Assemblea dei Presidenti.

Io non ho condiviso l’atteggiamento di Penzo di dire, nel caso mio e della Zoleo che eravamo Vicepresidenti, di dover decadere. Questo, comunque, è dipeso dal fatto che non c’era un regolamento, per cui la cosa va aggiustata e sistemata. Grazie.


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Visto che il Coordinamento è un organismo nato con moto proprio nell’ambito dei Presidenti dei Consigli Comunali e poi rientrato, secondo me opportunamente, nell’ANCI, non vedo alcuna difficoltà riguardo alla presenza di diritto dei rappresentanti.

Io non ho nulla in contrario a proporre all’Assemblea anche il fatto che i Presidenti dei Consigli Comunali delle città capoluogo entrino di diritto, soprattutto se sono sempre stati presenti.

Se si ritiene apriamo una discussione su questo punto.


TOMASI PIERANTONIO, Sindaco di Marcon (VE)

Io vedo un problema più che altro di rappresentanza dei Presidenti, nel senso che questo è un Coordinamento che vuole rappresentare i Consigli Comunali e non i Presidenti dei Consigli Comunali. È cambiato lo spirito e anche l’impostazione, perché è il Consiglio Comunale che viene rappresentato dal Presidente o anche da un Consigliere.

Forse si potrebbe mettere che i Consigli Comunali delle città capoluogo devono essere rappresentati, poi, nel loro seno, decidono chi le rappresenterà (Presidenti o un Consigliere), perché di per sé prevedere una presenza del Presidente delle città capoluogo mi sembra una forzatura rispetto allo spirito del Coordinamento.


VOCI VARIE fuori microfono


MENARA, Direttore ANCI Veneto

Facciamo la seguente integrazione: “fra i quali i rappresentanti dei Consigli Comunali delle città capoluogo, i componenti il Coordinamento Nazionale e una congrua rappresentanza dei Presidenti dei Consigli Comunali”.




Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Se siamo d’accordo con la formula così emendata, io direi che possiamo portarla direttamente al voto.


DOMANDA fuori microfono


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Saranno i Consigli Comunali che eleggeranno chi mandare.

Se siete d’accordo io porterei il testo all’approvazione del Consiglio con l’emendamento appena letto. Voti favorevoli? Voti contrari? Nessuno Astenuti? Chinaglia.

Il testo è approvato dall’Assemblea.

Passo al punto n.6 all’ordine del giorno: Comuni di confine e accordi regionali.

Nella cartellina voi trovate l’intesa approvata fra la Regione Veneto e la Provincia Autonoma di Trento per quanto riguarda i Comuni confinanti. È stato fatto un accordo che riguarda i Comuni del Veneto confinanti con il Trentino e, nell’ambito di questo accordo, sono previste delle somme messe a disposizione dalla Regione Autonoma e dalla Regione Veneto per interventi e iniziative svolte dai Comuni. È stato un modo per dare una risposta alle difficoltà dei Comuni che confinano con una Regione a statuto speciale.

Sicuramente si tratta di un aspetto positivo dal punto di vista della risposta, ma che fin dall’inizio ci ha posto due problemi. Il primo problema è quello di creare un coordinamento fra i vari Comuni, e su questo come ANCI siamo stati presenti nell’ambito del territorio per portare avanti in maniera congiunta le istanze. Il secondo problema, invece, riguarda quei Comuni che si trovano sempre nell’ambito montano, ma non confinanti con la Regione Autonoma. In alcuni casi, infatti, esistono Comuni che non sono confinanti con la Provincia Autonoma per qualche chilometro per cui si trovano esclusi dall’accordo.

Quest’ultimo è un problema non di poco conto, che sta creando nell’ambito del territorio di confine alpino delle forti discrepanze per quanto riguarda le dotazioni di mezzi dei Comuni.

Io credo che da questo punto di vista ci sia l’assoluta necessità da parte dell’Associazione di dare una risposta e di individuare una prospettiva per questi Comuni. La proposta che io vi faccio è quella di approfondire la tematica e di arrivare a fare qualcosa nel prossimo Consiglio di fine anno (non quello del 30 novembre già fissato a Verona). In quella occasione inviteremo anche i Sindaci dei Comuni interessati del bellunese, del vicentino e del veronese per cercare assieme di individuare una soluzione che possa risolvere questa difformità.

È chiaro che il problema era sorto anche al momento della firma dell’accordo; non per nulla si era in dubbio se parlare solo di Comuni confinanti o anche degli altri. Alla fine si è scelta la forma stretta dei Comuni confinanti, altrimenti sarebbe stato ben difficile dire quali altri Comuni inserire.

Noi non dobbiamo dimenticare che in questo momento abbiamo Comuni che non sono confinanti con la Provincia di Trento e che, rispetto ai Comuni immediatamente di confine, hanno una dotazione di risorse sensibilmente inferiore, per cui dobbiamo farcene carico.

La necessità di avere una struttura perequata nell’ambito del territorio della Regione non è che eviti solo le fughe in avanti di qualcuno che vuole aggregarsi con altri, ma evita anche delle difformità di servizi prestati a livello del territorio.

Io credo che come Associazione dovremmo avere una grandissima attenzione su questo tema, specialmente adesso che si avvia questo percorso che in futuro potrà portare alla definizione dei trasferimenti non può esclusivamente a livello statale, ma anche a livello regionale, come avviene adesso in Trentino Alto Adige (lo Stato dà alle Province Autonome i trasferimenti, le quali poi adottano dei modelli perequativi molto complessi di distribuzione ai Comuni).

Credo che anche noi, come ANCI, dovremmo approfondire in maniera molto attenta questa tematica, perché si va verso questa direzione e, al riguardo, la Lombardia ha già chiesto di poter arrivare a una forma di trasferimento di questo tipo. Come Associazione dovremo attrezzarci anche dal punto di vista tecnico per poter avere chiara cognizione delle modalità con cui questi trasferimenti avvengono.

Un aspetto dell’assenza di perequazione lo abbiamo paradossalmente anche su questo provvedimento che cerca di risolvere un problema di perequazione nei Comuni confinanti e che, nello stesso tempo, crea un problema ulteriore nei Comuni che non sono immediatamente confinanti.

La proposta che io faccio è quella di approfondire la tematica ed entro fine dicembre fare un Consiglio per affrontare questo tema e cercare di arrivare a una ipotesi di soluzione.

Sul tema io chiederei al Sindaco Tegner di intervenire, tenendo conto che le problematiche riguardano essenzialmente i Comuni di piccole dimensioni.


TEGNER, Sindaco di Sospirolo

Prima di affrontare questo argomento che, data la sua complessità, richiederebbe due giornate, voglio dare una breve informazione.

Ho avuto notizia questa mattina, in merito alla famosa decurtazione (rapina) dal fondo ordinario della quota ipotetica del recupero ICI, che l’ANCI Nazionale dovrebbe presentare un ricorso in tal senso. Se così fosse, io consiglio anche all’ANVI Veneto di affiancarsi a tale ricorso.

Per quanto riguarda i Comuni di confine, io dico che la dicitura non è completa, perché si dovrebbe dire “Comuni confinanti con la Regione a statuto speciale Trento Bolzano” perché è proprio qui che sta il cancro, in quanto Trento e Bolzano godono di privilegi che, ammesso fossero giustificabili al momento della creazione, oggi sono inaccettabili e gridano vendetta.

Io ho già detto in almeno altri due Consigli precedenti di qualche anno fa, in tempi non sospetti, che Trento e Bolzano hanno dei trasferimenti che, decurtati della maggiori funzioni che loro hanno in virtù della loro autonomia, sono da 4 a 5 volte quelli che noi abbiamo. Di conseguenza, il confronto della gente che è a gomito a gomito con quelli che stanno là diventa un confronto che grida vendetta. Questa è la situazione.

In complesso c’è da fare chiarezza, perché nei nostri Comuni confinanti o anche non confinanti ci sono Comuni che stanno bene, perché hanno il bilancio a posto, e la cui popolazione sta male, ma anche Comuni che stanno male perché hanno il bilancio disastrato e la cui popolazione sta benino. Non c’è, quindi, da fare confusione fra la base popolare e il Comune in quanto ente locale.

Tutto il movimento di traslochite acuta che si è creato non è partito dai Comuni, ma è partito dalla base, cioè dalla gente che ha visto di avere meno di chi sta lì vicino. Sono nati dei Comitati spontanei con la raccolta delle firme e i conseguenti referendum. Fra gli Amministratori c’è stato chi ha accompagnato questo processo, chi non si è dichiarato e qualcuno che ha cavalcato la situazione. La questione, comunque, viene dal popolo che non sopporta questo tipo di situazione.

Tutti vanno a parlare dell’incapacità di una Regione di pianura di governare la montagna, del disagio sociale, dello smarrimento dell’identità e del senso del vivere in montagna e chi ne ha più ne metta, ma in realtà queste persone non parlano veramente con la gente vera che fa sacrifici per mandare i figli a scuola e fa il confronto meramente sui soldi.

Quando c’è un tumore si cerca di curarlo e, se possibile, di estirparlo, anche se ciò non vuol dire estirpare il Trentino Alto Adige mandandolo nel sud Tirolo. Invece di curare questo male, però, si fanno provvedimenti tampone, spinti dallo stimolo del momento e dal fiato sul collo.

Il Governo emana, quindi, un primo provvedimento di 10 miliardi di euro destinati per il 40% ai Comuni confinanti e per il 60% ai Comuni non confinanti delle province confinanti. In definitiva questo significa che il 40% delle risorse vanno al 4% della popolazione, per cui i Comuni confinanti hanno un trasferimento pari a 35 euro procapite, mentre i Comuni non confinanti circa euro 1,80.

Per adesso fissiamoci su questi 35 euro che i Comuni confinanti riceveranno quest’anno, a cui va a sommarsi il secondo provvedimento che riguarda il “tesoretto”, che era di 20 milioni, poi è diventato 25 e adesso pare 30. Anche qua si parla di aree confinanti con Regioni a statuto speciale e, in questo caso, si include anche la Valle d’Aosta. I criteri, però, io non li ho ancora ben capiti, ma se tanto mi da tanto altri 35 euro andranno sicuramente ai Comuni confinanti, arrivando così a 70 euro. A questo si somma anche la Legge Regionale n.30, varata poco tempo fa, i cui criteri non mi sono ancora ben chiari, anche perché deve ancora passare in Prima Commissione. Alla fine questi poveri Comuni di confine riceveranno probabilmente altri 20 euro procapite, arrivando così a 100 euro procapite. A questi va sommato l’accordo fra la Regione Veneto e la Provincia di Trento (anche se non ho capito perché con questa Provincia e non con la Regione Trentino Alto Adige) che porterà sicuramente qualcosa.

Il Presidente Galan ha detto è stato creato il contenitore, per cui adesso il Governo lo deve riempire, ma questa è una buona declaratoria che va, però, sviluppata.

I Comuni di confine quest’anno, quindi, riceveranno circa 100 euro procapite e ognuno può fare i conti sulla sua popolazione. Per curare un cancro, che è quello di una Regione a statuto speciale che riceve trasferimento cinque volte maggiori dei nostri, andiamo a fare questi provvedimenti che portano alla conclusione che, forse, non si è capito niente, o che sono stati fatti apposta (un vecchio detto dice “dividi et impera”).

Quanto ho detto oggi non è espressione del Direttivo dell’ANCI, ma è quello che io personal-mente penso. Di questo aspetto, infatti, non ho avuto modo di parlarne in Direttivo.

Su questi aspetti c’è bisogno non di interventi tampone, ma di una politica sana di fondo che affronti i problemi alla radice con un ragionamento serio che duri nel tempo. Sono problemi grossi e importanti, e la popolazione sta reagendo, ma arriveremo forse fino a Reggio Calabria?

Cominciamo a parlare di una vera e sana perequazione e cominciamo ad affrontare questa problematica che porta il Veneto ad essere il fanalino di coda nei trasferimenti statali. I Comuni veneti ricevono 160 euro procapite all’anno a fronte di altre Regioni che ricevono 300 euro procapite.

Nel prossimo Consiglio approfondiremo la questione.


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

Il tema non è di poco conto, perché riguarda la pluralità dei Comuni della nostra regione. Il problema, infatti, non riguarda solo il confine regionale.

Credo che questo tema vada giustamente approfondito e trattato in maniera specifica.

Se siete d’accordo, io porterei questo punto all’ordine del giorno al prossimo Consiglio che faremo intorno alla metà di dicembre per una definizione più compiuta.

Per quanto riguarda la prosecuzione dell’ordine del giorno, rinvierei anche i punti n.7 e n.8, perché non ci stiamo con i tempi. Teniamo, comunque, conto che sul punto n.8 “proposte di deliberazione” in ogni caso noi andremo alla prima audizione a livello regionale il 22 novembre, da cui partirà questo iter che ci vedrà ovviamente presenti.

Nell’ambito delle comunicazioni del Presidente, prima di lasciare la parola a Marcato per un approfondimento e un pronunciamento del Consiglio riguardo alle tematiche calde della Finanziaria, volevo fare due considerazioni brevissime.

La prima considerazione riguarda i ringraziamenti a Patrizio Pavan per quanto riguarda la sua attività che ha voluto svolgere in questi anni a livello di Direttivo. Io lo ringrazio a nome di tutto il Direttivo e a nome dell’intera Associazione per il tempo che ha voluto dedicare all’Associa-zione. Grazie a Patrizio e un in bocca al lupo per tutto.

Un altro punto che voglio affrontare velocemente è l’avvio degli incontri formativi che avevamo preannunciato nel passato Consiglio Regionale.

Come sapete, ci eravamo posti il problema di una formazione non solo dei neoamministratori, ma in generale degli amministratori, per cui partiamo con un primo modulo formativo che riguarda essenzialmente il territorio. Il primo incontro sarà il 28 novembre a cui seguiranno due ulteriori incontri il 5 e il 12 dicembre nel Comune di Selvazzano. Tenete conto che la partecipazione è gratuita e che gli incontri saranno molto concreti, nel senso che si analizzeranno le tematiche riguardanti il territorio con un approccio che non sarà solo teorico. Questo è solo il primo modulo e, se sarà necessario, lo replicheremo anche in altri ambiti della regione se arriveranno delle richieste da parte degli amministratori. Ovviamente, poi, partiremo anche con altri moduli in relazione alle priorità evidenziate dai Sindaci.

Ultimissima considerazione è che oggi abbiamo approvato in Direttivo l’accordo con l’Associa-zione dei Pensionati per quanto riguarda un accordo quadro complessivo che vada un po’ oltre all’accordo che già esiste riguardo all’Osservatorio sui bilanci dei Comuni della regione e che riguardi anche un confronto fra la nostra Associazione e le Associazioni Sindacali per quanto concerne gli aspetti del sociale e del sociosanitario. Per chi fosse interessato può avere copia dell’accordo e, comunque, lo trasmetteremo a tutte le municipalità.

Adesso lascio la parola a Roberto Marcato, che è Presidente della Consulta Finanza, per quanto riguarda un documento da approvare qui in Consiglio Regionale relativamente alla Finanziaria.

Faccio solo un accenno al tema.

Io credo che sia assolutamente necessario far sentire la voce dell’Associazione Regionale oltre che del Nazionale riguardo alle tematiche della Finanziaria, e non tanto per una posizione di parte. Io credo, infatti, che sia giusto che l’Associazione agisca indipendentemente dai Governi in carica, perché la regola che ci siamo posti fin dall’inizio è quella di non badare ai colori del Governo in carica.

Io credo che ci sia un qualcosa che va al di là della semplice appartenenza politica dei Governi in carica, perché credo che a livello nazionale stia passando un principio per cui i Comuni e gli Enti Locali vadano colpiti dal punto di vista economico finanziario. Purtroppo, questa è una consapevolezza che esiste a livello nazionale e che non riguarda la singola parte politica in carica, ma riguarda un modo di sentire che hanno moltissimi rappresentanti nazionali indipen-dentemente dalla loro appartenenza politica.

Gli ultimissimi attacchi dicono che gli sprechi sono solo nei Comuni, ma non si va a vedere a livello nazionale che cosa si è messo sotto al tappeto. Gli sprechi si dice siano dati dagli stipendi dei Consiglieri Comunali (l’emolumento non copre nemmeno le spese per la benzina) e gli eventuali risparmi in merito non vanno nemmeno all’Ente. Si tratta di cose assurde che, però, hanno un comune denominatore, cioè quello del disprezzo del ruolo delle Autonomie.

Io credo che ci sia una motivazione di fondo, perché nell’attribuzione delle competenze fra Stato centrale e Autonomie fa gola a tutti il fatto che i Comuni in Italia hanno l’80% degli investimenti realizzati. L’80% degli investimenti pubblici realizzati in Italia, infatti, è fatto dalle municipalità e non dallo Stato o dalle Regioni. Io credo che faccia gola a livello centrale poter gestire questo discorso, indipendentemente dai gruppi politici di appartenenza. Credo, quindi, che l’attacco abbia anche delle connotazioni ben precise dal punto di vista di una volontà di riaccentramento a livello nazionale di funzioni e compiti.

Io credo che su questo discorso dovremmo stare veramente molto attenti, anche perché penso sia giusto nei confronti dei cittadini porre delle indicazioni chiare.

Pare che i Comuni siano i responsabili dei dissesti della finanzia pubblica, ma quanto pesa il deficit degli Enti Comunali sul deficit statale? Quanto pesa il debito dei Comuni sul debito complessivo statale?

Solo il peso del deficit sanitario della Regione Campania e Lazio fa 21 miliardi di euro e, quindi, sono queste le cifre che pesano sui bilanci della Repubblica e non gli emolumenti del Comune di Sospirolo.

Credo che su questo dobbiamo essere chiari, precisi e attenti, perché è giusto fare da stimolo all’ANCI Nazionale su un tema così importante per le nostre municipalità.


Roberto MARCATO

Io intendo limitarmi alla lettura di questo canovaccio di documento che ho buttato giù mentre ascoltavo il dibattito. Devo premettere, però, una giustificazione con i colleghi della Consulta Finanza Locale per la non ancora avvenuta convocazione della Consulta in quanto stavo aspettando di capire meglio la Finanziaria.

Quello che vi leggerò adesso sono degli aspetti che ho raccolto nel Direttivo che abbiamo fatto in anteprima sul Consiglio. Io leggerò lentamente così potete prendere nota ed eventualmente correggermi con degli emendamenti, anche perché durante il Direttivo avevo preso degli appunti, ma mi è sparita la cartellina per cui ho dovuto reinventarmi un po’ le frasi.

Non ho messo nessun titolo particolare, ma possiamo definirlo “Documento sulla Legge Finanziaria 2008”.

Pur in attesa di esaminare dettagliatamente le modifiche approvate in Senato al testo della Legge Finanziaria 2008 (hanno finito ieri sera) e nelle more della sua definitiva approvazione nei due rami del Parlamento, il Consiglio Regionale dell’ANCI Veneto esprime una profonda preoccupa-zione e un manifesto dissenso per misure che ancora una volta finiscono per colpire la capacità di amministrare i Comuni garantendo autonomia finanziaria e gestionale.

C’è una premessa al 2008, perché per il 2007, come è stato recentemente evidenziato, si pone la necessità di fissare norme chiare per quanto riguarda i minori trasferimenti derivanti dal pagamento dell’ICI per i fabbricati rurali che stanno creando seri problemi per l’assestamento del bilancio corrente.

Per quanto attiene alla Finanziaria 2008 leggo i seguenti titoli.

ICI

L’ANCI ha sempre posto la necessità di porre mano al principio della tassazione sugli immobili, sostituendola con la tassazione di altro tipo, e l’esenzione per la prima casa prevista nella Finanziaria 2008 si manifesta come una norma di dubbia valenza costituzionale e costruisce un problema di entrata per i Comuni prevedendo i corrispondenti trasferimenti con due acconti (16 giugno e 16 dicembre) senza avere nessuna certezza sul suo reale ammontare. L’ANCI Veneto perciò si riserva di ricorrere al TAR del Lazio come farà anche l’ANCI Nazionale.

UTILIZZO ONERI DI URBANIZZAZIONE

La Legge Finanziaria 2008 prevede allo stato attuale l’iscrizione a bilancio di entrate certe, ma ciò è impossibile farlo per quanto riguarda gli oneri, perché non si sa quanti costruiranno e quanti no. Nel 2007, se ricordo bene, erano 50% per investimenti e 50% in spesa corrente, mentre quest’anno saranno 100% per investimenti e nulla per le spese correnti; questo comporta, insieme al recente blocco all’utilizzo degli avanzi dell’amministrazione 2006, un serio problema per l’equilibrio del bilancio corrente.

CASSA COMPETENZA

L’attuale previsione per il 2008 relativa agli investimenti prevede la possibilità di effettuare pagamenti solo per competenza. Dopo le ripetute restrizioni degli ultimi anni, che hanno comportato un rinvio progressivo agli anni successivi dei pagamenti per rispettare il patto di stabilità, questa norma costituirebbe una situazione assurda: i Comuni avrebbero in cassa somme enormi che non potrebbero spendere se non per la competenza.

COSTI DELLA POLITICA

È assolutamente inaccettabile la manovra che tende al conferimento dei cosiddetti costi della politica ai Comuni. Anziché colpire i veri privilegi si scarica sui Comuni prevedendo la riduzione dei gettoni di presenza dei Consiglieri Comunali con corrispettiva decurtazione dei trasferimenti ai Comuni. L’anno scorso abbiamo preso sui denti dalla sera alla mattina 10% in meno di indennità, ma questa volta la cosa è ancora più assurda.

COMUNI MONTANI (mentre parlava Tegner mi è venuto in mente che bisognerebbe introdurre anche una frase che sottolineasse la distanza del Parlamento e del Governo dai problemi reali di questi Comuni)

Il Veneto è una regione contrassegnata da un alto numero di Comuni montani che con questa Legge Finanziaria sarebbero ulteriormente vittime di sperequazioni e, quindi, colpiti nella loro capacità di gestire le specifiche tematiche locali.

Si propone, perciò, una manifestazione degli Enti Locali dell’ANCI Veneto a sostegno delle modifiche delle norme citate della Finanziaria e dei Comuni montani.

So che quello che ho scritto è molto grezzo, ma si possono fare delle correzioni e poi lo potrò dettare telefonicamente a qualcuno dell’ANCI affinché lo metta giù per bene.


INTERVENTO

Mi sembra che il provvedimento tenga in esame tutto quanto, anche se c’è il “limite della competenza”.

VOCI fuori microfono


INTERVENTO

Dobbiamo dire che la proposta che contiene la Finanziaria del patto di stabilità con la competenza mista è stata proposta dall’ANCI Nazionale. Questa cosa dobbiamo dirla, perché non l’abbiamo chiesta noi in quanto è stato l’ANCI Nazionale a chiedere questa modifica del patto di stabilità che sta creando problemi enormi ai Comuni virtuosi. Ancora una volta, quindi, sono stati premiati coloro che non hanno rispettato il patto di stabilità e che hanno fatto spese a iosa. Chi ha rispettato il patto di stabilità si trova, invece, ulteriormente penalizzato.

Questa cosa è stata introdotta nella Finanziaria per richiesta esplicita dell’ANCI e, ovviamente, noi ci dobbiamo opporre a questa cosa, perché è assurdo che si continui a chiedere sacrifici a chi è virtuoso.


INTERVENTO

Credo sia necessario precisare questo aspetto, nel senso che è stata una richiesta dell’ANCI Nazionale che di fatto, però, va nell’interesse dei grandi Comuni italiani e penalizza la stragrande maggioranza degli altri Comuni. Qui c’è un problema di raccordo, perché quando si fanno richieste di modifiche normative non si possono guardare solo gli interessi di pochi grandi Comuni d’Italia, perché sono importanti anche gli interessi della totalità delle municipalità italiane.

Questo è un esempio in cui si va incontro alle esigenze di Napoli o di Roma, ma non certo incontro alle esigenze di quel Comune che l’anno prima ha cercato in tutti i modi di rientrare nel patto di stabilità e ora si trova ad essere il Comune più penalizzato.


INTERVENTO

Altro esempio è il discorso del finanziamento dei trasporti. A Roma, Napoli e Milano hanno dato una cifra che non ricordo, mentre per Venezia, che sta facendo il tram e tutto il resto a beneficio anche dei Comuni limitrofi, non hanno dato un bel niente.


INTERVENTO

Faccio due riflessioni. Io credo che non si può aspettare ogni Finanziaria per dire che ci sono molte cose che ai nostri Comuni non vanno bene. Io credo che dobbiamo attrezzarci per convincere questa gente, altrimenti continueremo a fare ordini del giorno che servono a ben poco. Il Governo deve essere affrontato prima della Finanziaria, per cui bisogna attrezzarci incontrando tutti i parlamentari delle varie parti politiche.

Ho sentito il discorso passionale del Sindaco di Sospirolo; io non vorrei, se l’argomento non viene affrontato anche in Commissione, di fare la fine a Bergamo dell’UNCEM.

Fare squadra è importante, in modo che non ci sia una frattura come è successo con l’UNCEM.


INTERVENTO

Il declino di Roma sotto l’aspetto parlamentare è dato dal fatto che con questo sistema elettorale non si possono fare certe cose. Certi parlamentari a livello nazionale stanno cercando di fare qualcosa per i Comuni, ma sono pressati da altri.

Con questo sistema elettorale non c’è margine di manovra e questa è la verità.

C’è qualcuno che cerca di fare qualcosa per noi, ma viene condizionato in maniera esasperata.

Il problema è che i cittadini non hanno la possibilità di esprimersi.


Vanni MENGOTTO, Presidente ANCI Veneto

È stato toccato un tema rilevante anche in seno all’Associazione, perché questo discorso lo vediamo quando andiamo a interloquire con i deputati o i senatori eletti in Veneto come Direttivo o Associazione.

In passato si poteva dire che l’eletto aveva una sua base elettorale a cui rendere conto, mentre la situazione attuale è che vi è una scarsissima rispondenza da parte di deputati e senatori eletti nel territorio perché non hanno la necessità di curare un proprio collegio elettorale. Devono, infatti, solo seguire le indicazioni del partito.

Aggiungiamo, poi, un’altra cosa che crea un corto circuito nell’ANCI Nazionale: nello statuto dell’ANCI Veneto è prevista l’incompatibilità fra presenza nell’Associazione l’essere deputato o consigliere regionale, mentre a livello nazionale non c’è. A livello nazionale noi troviamo la presenza di figure che sono contemporaneamente amministratori locali e deputati o senatori e tale ruolo è chiaro che inibisce le azioni. Le istanze dei Comuni, quindi, vengono molto attenuate e passano solo le istanze dei grandi Comuni, il cui Sindaco ha un ruolo di rappresentanza che va al di là dell’Associazione.

Io credo che questo problema di corto circuito all’interno della nostra Associazione vada posto prima o poi, perché solo una corretta rappresentanza di istanze può alla fine rendere libera l’Associazione di dire quello che pensa su alcuni provvedimenti.

Credo che quello che ha detto Roberto Marcato esprima bene il ruolo dell’Associazione e il modo in cui manifestarlo lo vedremo assieme al Direttivo individuando lo strumento che si riterrà più appropriato. Io credo che sia giusto porre queste istanze come Associazione Veneta anche all’ANCI Nazionale.

Io vi ringrazio e stiamo d’accordo che approviamo questo documento con eventuali correzioni formali.


Antonio LODO, Sindaco di Adria

Vi ringrazio e vi saluto.

L’autodromo dista circa 8-9 chilometri, per cui ci si arriva velocemente.