VERBALE DI
DELIBERAZIONE
DEL CONSIGLIO
REGIONALE
DEL 14 GIUGNO 2006
Il giorno
13 giugno 2006, alle ore 7.00 in prima convocazione ed il giorno 14 giugno 2006
alle ore 10.00 in seconda convocazione, nella sala consiliare del Municipio di
Lamon, su invito del Presidente, si è riunito il Consiglio Regionale
dell’Associazione nelle persone dei
Presidente: Signor Vanni Mengotto.
Membri presenti: Mengotto
Vanni, Andriolo Roberto, Bogoni Paolo, Busato Tiziano, Calzavara Massimo,
Candiotto Paola, Confente Massimo, Corazzon Giovanna, De Marchi Martino,
Donegatti Valentino, Pante Gino, Pellizzari Andrea, Rigno Giovanni, Romano
Doriano Loris, Selvaggi Aida, Tessari Claudio, Vecchini Giorgio, Zanata Franco,
Bertolin Claudio, Chinaglia Franco, Dalla Corte Giambattista, Gomierato Maria,
Manzato Sergio, Padoan Renzo, Sartor Ivano, Penzo Giuseppe, Saracco Sante,
Volpato Marcello, Pavan Angelo, Menara Dario.
Si sono giustificati per
l’assenza: Bernardi Luigi Pietro, Bertaso Franco, Caverzan Clara, Dal Monte Mario,
Gandini Silvio, Martini Giuliano, Melotti Claudio, Miatello Vittorio, Pillon
Cesare, Puppato Laura, Stivanello Antonino, Tomasi Pier Antonio, Veronese
Adelino, Verziaggi Mario, Cacciari Massimo.
Assenti non giustificati: Bazzani
Giovanni Battista, Bertipaglia Olindo, Berto Ampelia, Bortolot Renzo,
Campedelli Samuele, Carli Marco, Carpi Pier Luigi, Claudio Luca, Colcergnan
Flavio, Crema Alberta, Dalla Vecchia Paolo, Carli Marco, Lamon Paolo, Laruccia
Antonio, Menegozzo Pietro, Pin Cristina, Rondina Aldo, Sandri Stefano, Tegner
Massimo, Vendrasco Roberto, Zerbaro Luciano, Marcato Roberto, Pavan Patrizio,
De Col Ermano, Fortin Paolo, Avezzù Paolo, Hüllweck
Enrico, Lombardi Giuseppe, Zanonato Flavio, Zanotto Paolo, Bonometti Flavio,
Borgato Renato, Bottacin Diego, Giacino Vito, Rina Eduardo, Savioli Argia,
Zoleo Maria Cristina, Dall’Alba Terelisa, Trevisan Ettore, Merlin Aleardo,
Berlato Sella Giuseppe, Facincani Maurizio, Grazia Raffaele, Antonucci Michele,
Matiello Egidio.
Funge da Segretario il Direttore dell’Associazione: Sig.
Dario Menara.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Nonostante la pioggia possiamo dare inizio a questa
straordinaria manifestazione.
Prego presenti di accomodarsi.
Buongiorno a tutti.
Siamo qui a Lamon e, quindi, il primo intervento è
del Sindaco che ci ospita.
C’è stato un forte desiderio da parte di tutto il
Direttivo dell’Associazione di essere qui presenti oggi a Lamon in un
territorio che, per certi aspetti, è difficile da raggiungere.
SINDACO di
LAMON
Benvenuto a tutti. Ringrazio il Presidente e quanti
hanno reso possibile queste incontro a Lamon per focalizzare l’attenzione su un
territorio che ne ha bisogno. Ringrazio particolarmente i Consiglieri che hanno
fatto due o tre ore di strada per far fronte a questo impegno che si sono
presi.
In questa riunione verrà trattato il tema che
riguarda la difficoltà del vivere in montagna e la difficoltà dei Comuni che si
trovano ai confini di altre Regioni Autonome (noi ne abbiamo due) con relativa
richiesta di modifica dei confini.
Voi sapete che la popolazione di Lamon ha deciso con
un referendum che vuole passare nel Trentino, e il relativo documento che
l’ANCI ha intenzione di approvare darà una risposta alla regione intera. Io,
comunque, ribadisco che la popolazione lamonese chiede che abbia un seguito la
volontà popolare della modifica dei confini; è su questo che vi prego di porre
l’attenzione.
Ringraziandovi vi faccio dono del prodotto di cui
andiamo orgogliosi, cioè del fagiolo di Lamon.
Grazie.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
L’Associazione dona al Sindaco il nostro
gagliardetto e lo ringrazia per l’ospitalità e per la cortesia.
Credo che la nostra presenza qui oggi abbia una
serie di significati: prima di tutto quello della vicinanza dell’Associazione
al Comune di Lamon e quello della vicinanza di tutti gli amministratori veneti
per capire quali sono le effettive problematiche del territorio. Un conto,
infatti, è guardare le cifre e i numeri, e un conto è sentire i problemi
sollevati dagli amministratori che si fanno giustamente interpreti delle
esigenze della loro popolazione.
Noi siamo qui oggi (poi vedremo, in maniera più
ampia, il documento proposto dal Direttivo riguardante la richiesta di
trasferimento dei Comuni nelle regioni contermini Trentino Alto Adige e Friuli
Venezia Giulia) per comprendere e per farci un’idea diretta della situazione,
perché spesso dagli organi di stampa si può avere una visione distorta delle
problematiche e delle istanze del territorio.
Io credo che, venendo direttamente sul territorio,
si sia in grado di comprendere più facilmente e, quindi, anche di formulare
delle ipotesi e delle linee guide a cui poi tutti gli amministratori dei vari
Comuni veneti possono portare il loro fattivo contributo.
Io ringrazio l’Amministrazione di Lamon, e in
particolar modo il Sindaco, per l’ospitalità e per l’opportunità che ci dà oggi
di affrontare e dibattere un tema sicuramente caldo e che evidenzia dei nodi
strutturali nell’ambito del nostro Paese.
Questi sono nodi strutturali che stanno venendo al pettine,
e io credo che il malessere che si evidenzia in un territorio non nasca
casualmente bensì da motivazioni precise. Questo malessere di oggi è
sicuramente espressione di problemi irrisolti da decenni nel nostro Paese
relativamente ai trasferimenti delle risorse pubbliche.
L’ANCI Veneto e l’ANCI Nazionale deve
inevitabilmente avere una panoramica più generale, ma questo non vuol dire che
possiamo essere sordi alle problematiche di un territorio, perché questi sono i
segnali di un malessere che evidenzia un nodo strutturale che va risolto.
Quello che deve emergere qui oggi è la necessità di
porre l’accento ancora di più su questi nodi e sulle soluzioni che l’ANCI
propone per risolvere di problemi che per ora riguardano solo le aree di
confine, ma che riguarderanno in futuro la criticità di tutti i Comuni del
nostro territorio.
Io vi ringrazio e vi rimando, per questo tema, al
dibattito che apriremo più tardi.
Questo incontro vuole partire da alcune
considerazioni di carattere generale.
In questi mesi abbiamo lavorato sia con riferimento
all’ampliamento delle attività e dei servizi (poi analizzeremo il bilancio
consuntivo 2005) sia con riferimento alla necessità di dare degli indirizzi
chiari che possano coinvolgere il Direttivo e tradursi poi in azioni pratiche.
Quello che ci si aspetta dal Consiglio Regionale è
un dibattito aperto sulle richieste portate avanti dall’Associazione non solo
per fornire nuovi servizi ma anche per dare forza alla voce dei Comuni e degli
amministratori.
Abbiamo la necessità di avere un supporto forte da
parte di tutti i Sindaci, di tutti gli Assessori e di tutti i Consiglieri
Regionali che vogliono impegnarsi anche a livello di Associazione.
Al punto n.3 abbiamo l’integrazione delle Consulte.
L’integrazione qui proposta è minimale, ma tenete presente che con riferimento
alle Consulte c’è la piena disponibilità a prendere in considerazione
amministratori che vogliono impegnarsi nell’Associazione garantendo
naturalmente una relativa uniformità di presenza nell’ambito del territorio regionale
e una corretta rappresentanza politica nell’ambito di tutte le Consulte. Il
principio, comunque, è che se un amministratore vuole impegnarsi
nell’Associazione deve poterlo fare.
Quando qualche amministratore mi chiama per
proporsi, io gli dico di mandare un fax all’Associazione chiedendo di poter
entrare nell’ambito delle Consulte.
Prima di portare alla definizione della rinuncia o
decadenza dei componenti delle Consulte devo seguire due adempimenti
preliminari: l’approvazione del verbale del Consiglio Regionale del 19 dicembre
2005 (se non ci sono opposizioni lo do per approvato) e la presa d’atto dei due
nuovi Sindaci delle città capoluogo (Belluno e Rovigo) che sono stati appena
eletti.
L’augurio che io e l’Associazione rivolgiamo a
questi nuovi Sindaci è quello di un buon lavoro, insieme, naturalmente, al
ringraziamento per il lavoro svolto dagli amministratori che hanno lasciato la
loro carica nell’ambito dei rispettivi Comuni. Chiedo al Consiglio Regionale,
quindi, di prendere atto di queste due nuove presenze in seno al Consiglio
dell'Associazione.
Per quanto riguarda, invece, la rinuncia e la
decadenza dei componenti delle Consulte abbiamo: per quanto riguarda la
Consulta Attività Economiche Giovanbattista Bazzani, per la Consulta Piccoli
Comuni Wally Sturaro, per la Consulta Cultura Istruzione Sport e Tempo Libero
Clara Caverzan.
Relativamente alla proposta di inserimento nelle
Consulte io ho un nominativo per la Consulta Cultura Istruzione Sport e Tempo
Libero: Arianna Benussi.
Se vi sono altre proposte o indicazioni penso che
sia possibile accoglierle anche in questa sede.
INTERVENTO
Io vorrei comunicare l’interesse ad entrare nella
Consulta Ambiente e Territorio da parte di un Assessore del Comune di Pedavena:
Mario Cecchetto. Possiamo integrarlo?
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Credo non ci siano problemi, anche perché le zone
del bellunese sono di solito sottostimate nell’ambito del peso delle Consulte,
anche forse per problemi di carattere logistico.
Se ci sono altre proposte, anche in altri ambiti,
basta che lo facciate sapere al Direttivo, perché c’è la piena disponibilità a
tenere conto di ulteriori inserimenti.
Io credo sia corretto dare a tutti la possibilità di
partecipare e a tal fine faremo nei prossimi giorni un incontro con i nuovi amministratori
eletti, e anche a loro proporremo di impegnarsi nell’attività
dell’Associazione.
Se non ci sono altre proposte per oggi, io porterei
in approvazione questa modifica relativa alle Consulte sia con riferimento alle
rinunce o decadenze sia con le due proposte di inserimento.
Se siamo tutti d’accordo, e non ci sono voti
contrari, do per approvato questo punto. Grazie.
Passiamo ora al punto n.4 relativo al conto
consuntivo 2005 e alla sua approvazione.
Nella cartellina che vi è stata consegnata all’entrata
trovate i documenti del conto consuntivo che si compongono della relazione del
Direttore, del documento propriamente contabile con relative tavole grafiche,
di una serie di allegati sulle quote versate dai Comuni e da altri soggetti, e
della relazione al bilancio fatta dal Collegio dei Revisori.
Lascio la parola, per questo punto, al Direttore per
la relazione. Grazie.
Dario MENARA,
Direttore ANCI Veneto
La relazione dovrebbe essere in cartella, ma la
illustrerò lo stesso sinteticamente.
Volevo ricordare che nel corso del 2005 si è ancora
di più potenziata la collaborazione con la compartecipata ANCISA, che ha
portato all’ANCI Veneto tutta una serie di vantaggi che non sono ascrivibili al
conto economico finanziario, mentre lo sono alle relazioni con i soci e
soprattutto a una ricaduta di immagine per l’Associazione.
Nel 2005 si era parlato di offrire ai Comuni dei
servizi sul versante dei risparmi, e su questa linea, nel corso del 2005, si
sono offerti ai Comuni (oltre ai tradizionali servizi) i servizi relativi alla
valutazione delle reti del gas a cui hanno aderito una ventina di Comuni
(quest’anno se ne sono aggiunti già una cinquantina), e i servizi relativi alla
predisposizione dei piani per il monitoraggio dei campi elettromagnetici nei
Comuni. Relativamente a quest’ultimo punto si è studiato un sistema complessivo
che tiene conto delle esigenze dei piccoli Comuni, per cui l’offerta che viene
fatta alle civiche amministrazioni considera che nei grandi Comuni c’è un
margine discreto di “utile”, mentre che per i piccoli Comuni l’utile non c’è.
Ai Comuni viene offerto, soprattutto, un
monitoraggio che garantisce al Sindaco la salute dei suoi cittadini e viene,
quindi, proposta l’installazione di centraline che fanno un monitoraggio 24 ore
su 24 ore, e ogni Comuni può mettere a disposizione dei cittadini i risultati
del proprio territorio comunale attraverso il proprio sito. A conclusione vi
sono poi dei report commentati da esperti.
Questo servizio (uno dei più interessanti proposti
ai Comuni nell’ultimo periodo) si è potuto metterlo a disposizione dei Comuni
grazie alla collaborazione di due grosse aziende: la POLAB (società costituita
dalla Provincia di Pisa), che è l’unica in Italia a offrire servizi agli enti
pubblici nel campo del monitoraggio ambientale, e la TECAP (società
tecnologica). Ad oggi hanno aderito oltre 100 Comuni. Abbiamo proposto ai
Comuni di aderire con urgenza proprio perché è responsabilità del Sindaco la
tutela della salute dei cittadini.
Abbiamo proposto ai Comuni anche l’installazione di
apparecchi per la diminuzione del costo relativo all’energia elettrica per
l’illuminazione pubblica, e in tutti i Comuni dove si è proposto il servizio si
è già riusciti ad offrirlo, permettendo ai Comuni di risparmiare da un 25% a un
40%.
Sulle reti del gas non ci nascondiamo che l’ultima
Finanziaria ha un po’ rimescolato le carte e ha creato nuovi problemi ai
Comuni, ma con lo staff messo a disposizione degli enti (avvocati
amministrativisti) si sono potute superare tutte le serie di interpretazioni e
far riprendere così questa attività.
Laddove abbiamo potuto predisporre questo servizio
abbiamo garantito al Comune parecchie centinaia di migliaia di euro.
L’attività ordinaria è continuata con la consulenza
gratuita, anche se abbiamo rilevato che la consulenza è diminuita in questo
ultimo periodo.
L’attività editoriale ha portato avanti le
iniziative attinenti alla Costituzione Italiana: siamo arrivati a stamparne
oltre 75.000 copie; anzi, in questo periodo del referendum i Comuni di tutta
Italia hanno cominciato a chiedere questa copia commentata della Costituzione.
Abbiamo quindi divulgato la pubblicazione Praticamente Consigliere, che è quel
supporto che diamo ai nuovi consiglieri, ma anche ci è stato chiesto da
Consiglieri regionali e da nuovi parlamentari l’ultima indagine che abbiamo
pubblicato, quello studio sui trasferimenti erariali dallo Stato ai Comuni.
Nei settori della formazione e informazione abbiamo
organizzato 34 convegni che hanno registrato 1.549 presenze con un incremento
di quasi il 50% rispetto all’anno precedente, così come abbiamo registrato una
discreta presenza negli incontri provinciali organizzati nello scorso mese di
luglio.
Il Presidente incontrerà i nuovi Sindaci sabato
prossimo presso la sede sociale, dove appunto sono stati chiamati i circa 70
Sindaci che sono stati eletti nel corso di questi ultimi venti giorni.
Abbiamo inviato 98 circolari, abbiamo garantito
circa 350.000 fotocopie e 55.000 comunicazioni sono state scambiate.
Sono state sottoscritte anche alcune convenzioni con
l’Associazione Regionale Ville Venete e con il Forum della Laguna di Venezia su
progetti specifici.
Abbiamo costituito, nel mese di dicembre, la
Federazione Veneto di Federsanità, a cui hanno aderito 16 ULSS sulle 22 (nei
primi mesi di quest’anno hanno aderito un altro paio di ULSS).
Abbiamo costituito il Dipartimento Servizio Civile e
la relativa struttura, finalizzati ad avviare il servizio civile nei Comuni
interessati. Anche qui dobbiamo dire che l’indagine promossa ha dato un
risultato eccezionale, perché in 15 giorni hanno risposto 270 Comuni, e adesso
stiamo lavorando con una settantina di Comuni per formare il personale, che
sarà pagato poi dal Servizio Civile Nazionale. I giovani riceveranno
direttamente dal Ministero competente 433,00 € al mese di indennità per 12 mesi
e saranno impegnati nei quattro settori individuati dalla legge nazionale.
Con l’inizio dell’anno vi è, poi, anche la Legge
Regionale n.18 del 2005 che dà ulteriori possibilità agli Enti di avvalersi del
Servizio Civile. Con la Regione stessa abbiamo iniziato un’ottima
collaborazione, che ci ha permesso, fin dall’inizio, di chiarire che lavoreremo
assieme nei campi della comunicazione e della informazione dei giovani.
Abbiamo, poi, proseguito con la Regione nella
collaborazione per la gestione delle politiche sociali finalizzate alla
concessione di contributi tramite propri uffici o a mezzo fax nelle specifiche
politiche del Fondo Sostegno Affitti, Fondo Badanti, Esenzione del Ticket per
Reddito, Assistenza Domiciliare Handicappati.
Abbiamo avviato per il primo anno anche l’assistenza
per i malati di Alzhaimer.
In alcune politiche sociali come il Fondo Sostegno
Affitti siamo già arrivati al quinto anno e abbiamo duplicato le concessioni di
contributi alle famiglie che ne fanno richiesta.
Con l’Assessorato Regionale agli Enti Locali si è
concluso lo studio per una proposta di modifica agli statuti comunali in
adempimento del nuovo Titolo V.
Si è realizzato, in collaborazione con
l’Associazione Tolomeo Studi, uno studio sull’Unione dei Comuni presentata
nell’aprile 2005 a Dolo, come pure abbiamo presentato, a fine anno, quello
studio della Bocconi che riguarda i trasferimenti Stato/Comuni dal 1978 ai
nostri giorni.
Sono proseguiti i progetti speciali, alcuni in
collaborazione con la Regione e altri con soggetti diversi: intercultura,
giovani oriundi veneti, equal osmosi, nobel con IRES e FILO, che è un progetto
che riguarda lo studio del PIL riferito ai Comuni.
Abbiamo agevolato la partecipazione dei Sindaci dei
piccoli Comuni all’annuale assemblea dei piccoli Comuni svoltasi a Maiori.
Gli organi sociali sono stati regolarmente
convocati: in particolare si sono registrate 206 presenze nelle sedute di
Consiglio, 170 nelle sedute di Direttivo e 439 nelle sedute di Consulta e
Coordinamento.
Nelle collaborazioni con il personale non vi sono
state variazioni, per cui al 31 dicembre continuiamo ad avere 4 dipendenti di
cui 1 dirigente, 1 funzionario e 2 impiegati.
I soci al 31.12.05 risultano essere 542 (10 Unioni
di Comuni, 3 Consorzi).
Da qualche anno registriamo un leggero incremento
annuale di adesioni all’Associazione: è proprio notizia di questi giorni
l’adesione di un altro Comune, come comunque spero aderirà il Comune di Oderzo.
Vi è da registrare, quindi, questo continuo incremento di adesioni
all’associazione.
Relativamente all’attività economica finanziaria
segnaliamo le partecipazioni a società; rimane invariata la nostra quota,
rispetto agli esercizi precedenti, in ANCISA, nell’Associazione Scuole di
Polizia Municipale, nel FORMEL Veneto e nella SOA Nord Est. Le stesse società
hanno presentato l’esercizio 2005 e i documenti sono a disposizione dei
Consiglieri.
L’utile della nostra compartecipata ANCISA è stato
di 47.055,00 €, mentre l’Associazione Scuole di Polizia Municipale e il FORMEL
Veneto hanno registrato invece una piccola perdita che ritengono di recuperare
nell’esercizio successivo. La SOA Nord Est ha avuto un utile di 281.936,00 €.
A sua volta ANCISA continua a detenere un 10% nelle
società Global Service e Unitecna e ha acquisito un 10% nella società CTE
(certificazioni nei campi degli ascensori, montacarichi e prese a terra).
Vi è da segnalare, infine, l’operazione immobiliare
che riguarda ANCISA, che è impegnata nell’acquisto di Villa Fabris Cesarotti a
Selvazzano da adibire, successivamente, a sede della Società stessa e
dell’Associazione. Si tratta di un immobile del settecento di circa 1.000 metri
quadri che sarà a disposizione anche di altre Associazioni delle Autonomie.
Speriamo poi di poter adibire le adiacenze di questo immobile (cantine e
granai) a centro congressi.
Lo stato patrimoniale e il conto economico non
presentano significativi scostamenti rispetto al budget di previsione e dal
successivo assestamento.
Vi è, invece, da segnalare che è in corso un chiarimento
presso la sede nazionale per quanto concerne le quote di SOA Nord Est, in
quanto abbiamo dovuto intestarle all’ANCI Nazionale per motivi di legge ed oggi
l’ANCI Nazionale vorrebbe l’acquisizione gratuita di queste quote. Se noi sei
anni fa le abbiamo pagate 25 milioni oggi valgono 75.000 €, per cui sono in
corso trattative con l’ANCI Nazionale perché non si possono certamente cedere
gratuitamente.
Lo stato patrimoniale e il conto economico
evidenziano un utile di 331,90 € per cui l’obiettivo posto dagli Organi è stato
raggiunto. Il Revisore dei Conti ha preso atto dei documenti presentati e ha
espresso parere favorevole. Il Direttivo, unanimemente, ha approvato il
documento nella specifica seduta e ora si invita il Consiglio ad esprimere il
proprio voto favorevole.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Grazie Direttore. Credo che la relazione sia stata
chiara ed esaustiva, ma se vi sono richieste di chiarimenti siamo qui a
disposizione. Apriamo, quindi, la discussione.
INTERVENTO
Prima il Direttore accennava alla tematica del gas.
L’anno scorso vari Comuni hanno fatto delle delibere di Consiglio Comunale per
iniziare il percorso che permettesse di svincolarsi dalla gestione precedente.
La Finanziaria, però, ha poi messo dei paletti molto forti a queste possibilità
che sono molto importanti per i Comuni.
Il Direttore accennava ad un’ulteriore attività
dell’ANCI per vedere altre possibilità che permettano di uscire dai paletti che
sono stati messi della Finanziaria, per cui gli chiedo di accennare meglio a
questa tematica.
Dario MENARA,
Direttore Anci Veneto
Noi abbiamo verificato che nel territorio, come è
avvenuto nel passato, in qualche caso vi è un accordo bonario diretto delle
Amministrazioni con le società del gas, ma oggi, con la normativa vigente,
questo accordo non può più avvenire, perché l’Amministrazione si rende
responsabile (nei confronti anche della Corte dei Conti) di un eventuale danno.
L’unica base sulla quale si può trattare è la base
desumibile dal valore della rete, e tutti sappiamo che oggi la Finanziaria ha
introdotto dei nuovi paletti, ma per non trovarci alla fine dei termini
previsti (non più 2005-2006, ma più avanti) noi proponiamo ai Comuni di
predisporre da subito la valutazione della rete. Questo, infatti, è un dato
certo di cui il Comune deve disporre.
Una volta acquisito questo dato, il Comune potrà
decide quando e come aprire la trattativa con le società del gas. I nostri
consulenti sono, comunque, a disposizione per dare dei suggerimenti anche in
questo caso.
Noi abbiamo visto che c’è stata una buona richiesta
a fine 2005, ma vi sono altrettante richieste anche in questi primi mesi del
2006.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Vorrei accennare anche un altro aspetto: è in corso
a livello nazionale da parte del nuovo Governo, cioè una rianalisi dell’aspetto
della liberalizzazione o meno dei settori che interessano le reti del gas, per
cui dovremo aspettarci, in tempi non troppo lontani, una nuova modifica
normativa.
Vorrei fare anche un’altra precisazione
sull’acquisizione di Villa Fabris Cesarotti da parte di ANCISA. Questa
operazione risponde all’esigenza di ridurre l’impatto fiscale sul bilancio.
ANCISA, infatti, ha utili per 47.000,00 € per cui ci
sono molte tasse da pagare (un po’ meno del 50%). Risulta, quindi,
indispensabile poter abbattere l’onere fiscale; l’unico modo per farlo è
ridurre gli utili lordi, e questo lo si può ottenere facendo un’acquisizione.
Credo che questo sia un percorso che anche per
l’Associazione può rappresentare un elemento di garanzia, di sicurezza e di
solidità. Io credo che ad essere proprietari di una sede storica come quella di
Villa Fabris rappresenti un elemento di doppia utilità: si riescono a
recuperare i soldi di una tassazione che ci porterebbe vie delle risorse e si
accresce il patrimonio della società stessa.
Le motivazioni vere di questa operazione,
quindi, non sono certamente quelle di voler possedere una sede (si potrebbe
continuare anche in locazione), ma sono quelle di salvare le risorse senza
sprecarle con le tasse. Questo aspetto economico strategico riguarda
soprattutto ANCISA, ma come sapete questa società è la nostra partecipata al
70%, per cui le sue scelte devono coinvolgere la nostra Associazione. Ho detto
questo per completare quanto ha detto il Direttore al riguardo.
Un altro elemento importante da sottolineare è la questione della nostra partecipazione
alla SOA Nord Est, relativamente alla quale è arrivata anche recentemente una
lettera da parte dell’ANCI Nazionale, ma è impensabile che ci sia da parte nostra
una cessione gratuita di qualcosa che noi abbiamo pagato e che è anche
aumentato di valore in questi anni.
Da che mondo è mondo per queste cose si fa una
corretta valutazione del valore della partecipazione e, sulla base di questa
corretta valutazione, si procede al trasferimento.
Richieste
fuori microfono
Dario MENARA,
Direttore ANCI Veneto
La lettera è arrivata un po’ a sorpresa e, al
riguardo, la legge prevede che nelle SOA le quote possano essere poste in capo
solo alle Associazioni Nazionali dei Costruttori e delle Associazioni rappresentative
degli Enti Locali, fino a un massimo del 10% divise metà e metà.
SOA Nord Est è stata costituita con un determinante
apporto della volontà dell’ANCI, ma abbiamo dovuto accettare l’intestazione
delle quote all’ANCI Nazionale, che all’epoca ci ha detto bonariamente di non
preoccuparci perché ci avrebbero dato ogni volta la delega per rappresentarli
in Assemblea, e questo è stato fatto senza problemi. Oggi, nella lettera,
l’ANCI Nazionale ci dice che ci lascia gli utili, ma ci chiede, senza alcuna giustificazione,
di cederle le quote.
Questa questione è stata fatta presente nel
bilancio, perché il nostro Revisore dei Conti ci ha detto di fare chiarezza al
riguardo.
La lettera è arrivata 15 giorni fa; adesso
risponderemo con lettera raccomandata, ma io credo che risponderemo anche
secondo le consuetudini, cioè che chi ha messo i soldi per acquistare le quote
sia effettivamente titolare. Loro, comunque, implicitamente riconoscono la
nostra titolarità, perché se ci dicono di cedere loro le quote vuol dire che
riconoscono la nostra proprietà.
INTERVENTO
Io credo che non ci siano problemi sull’approvazione
del conto consuntivo, ma quello che chiedo all’ANCI Veneto è un interessamento
sulle problematiche che riguardano le operazioni di finanza derivata dei Comuni.
Molti Comuni, infatti, attraverso istituti di credito privati hanno fatto delle
operazioni di swap sui mutui e sull’indebitamento, anche se in modi diversi a
seconda della banca. Questo ha portato a dei vantaggi per alcuni Comuni, mentre
per altri ha portato notevoli svantaggi. Io chiedo, quindi, un interessamento
dell’ANCI su queste problematiche per aiutare i Comuni ad uscire da queste
situazioni un po’ drammatiche.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Io credo che l’aspetto non sia assolutamente
marginale. Al riguardo c’è stata anche una circolare per spiegare quali sono le
operazioni ammesse, perché le operazioni di swap possono essere sia operazioni
di tipo speculativo, ma anche di copertura di rischi. È chiaro che per un
Comune fare operazioni di tipo speculativo sarebbe del tutto inopportuno per la
posizione istituzionale che ha l’ente, ma questo è uno strumento di difficile
comprensione perché, pur essendo semplicissimo nell’aspetto di costruzione
logica, diventa molto complesso se viene abbinato al grado effettivo di
copertura dei rischi per quanto riguarda la struttura del passivo dell’Ente.
Io credo che sia particolarmente corretta questa
richiesta per cui ce ne faremo sicuramente carico come Direttivo, anche per
sensibilizzare gli amministratori e i ragionieri capo sul corretto giudizio da
dare a strumenti di questo tipo, perché sono strumenti oggi necessari per
gestire il passivo del bilancio, ma nello stesso tempo sono strumenti che, se
usati in maniera maldestra, possono generare dei rischi e degli oneri
elevatissimi per il bilancio dei Comuni.
Un’analisi più approfondita, quindi, va fatta da
parte degli amministratori, e credo che come Associazione potremmo anche
proporci come soggetto che verifica le proposte che gli istituti di credito
fanno.
Il problema di questo tipo di strumenti è che c’è
un’offerta molto variegata, perché lo stesso risultato (eliminazione degli
effetti della variabilità dei tassi di interesse sul passivo) si può ottenere
in tantissimi modi. È difficile, quindi, individuare un unico strumentario. Lo
strumento, quindi, va verificato di volta in volta, in modo particolare per
quanto riguarda i limiti e dove poi scatta o meno la copertura dello strumento.
Ringrazio per questa vostra sollecitazione, perché
evidenzia un problema che, magari, in questa fase non è chiarissimo a tutti gli
amministratori, ma che poi verrà fuori più avanti, visto che i mutui vengono
fatti a medio/lungo termine e che le entrate degli Enti non seguono l’andamento
dei saggi di interesse: non è che l’ICI sia rapportata all’incremento dei saggi
di interesse, altrimenti l’effetto si neutralizzerebbe nel bilancio.
INTERVENTO
Ultimamente anche la Cassa Depositi e Prestiti si è
data da fare per due tipi di operazione: rimodulazione dei mutui e
rinegoziazione dei mutui.
A volte sembra che l’operazione sia la stessa, ma in
realtà sono due cose diverse. Un conto, infatti, è rimodulare dei mutui per un
periodo di tempo, mutuo per mutuo, estinguendo il vecchio debito e facendo un
nuovo mutuo; un conto è invece rinegoziare i vecchi mutui portandoli avanti con
la scadenza. Molti sindaci, a volte abbagliati dal fatto che la rata semestrale
diminuisce, sono portati a fare anche la rinegoziazione: mutui che scadono tra
5-10 anni li portano avanti anche di 25-30 anni. Questo, nel medio lungo
periodo è deleterio per le finanze del Comune. Credo sia sotto gli occhi di
tutti: uno si fa il mutuo su una casa e paga per 8 anni la rata del mutuo 1000
euro al mese; arriva il direttore di banca e ti dice che la rata la può portare
a 500 euro, però il tuo mutuo non ti scade più tra 2 anni, ma tra 10 anni;
chiunque, da buon padre di famiglia, se è in difficoltà non può fare altro e,
quindi, porta avanti il mutuo, ma la maggior parte stringe i denti per i 2 anni
e chiude il debito, è a posto e farà eventualmente un nuovo debito.
La Cassa Depositi e Prestiti, credo entro il mese di
giugno, sta facendo questa operazione che credo sia da valutare correttamente.
È più plausibile fare la rimodulazione rispetto alla rinegoziazione, che è
pericolosa. Anche su questo credo che l’ANCI possa fare un piccolo documento
chiarificatorio.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Un ulteriore elemento che è stato evidenziato a
livello della relazione del bilancio è la costituzione della Federsanità anche
a livello veneto, con la presenza ovviamente dei Comuni da un lato e delle ULSS
che hanno aderito all’iniziativa dall’altro. Anche nel Veneto si è costituita,
abbiamo preferito porre a Presidente il rappresentante del nostro direttivo
della Consulta Servizi Sociali, Vendrasco, proprio per creare un corretto
collegamento. L’attività della federazione si avvale dei servizi della nostra
Associazione attraverso un rapporto diretto, in modo da poter garantire una
stretta collaborazione. L’attività è agli inizi e ho visto varie proposte di
iniziative, in rapporto anche a quella che è Federsanità a livello nazionale.
Anche qui se ci sono proposte sono ben accette, credo che Vendrasco sia
disponibile a ricevere indicazioni al riguardo.
È chiaro che nel Conto Consuntivo, come giustamente
accennava il Direttore, sono indicati essenzialmente gli elementi che hanno una
ricaduta diretta economica nell’attività dell’Associazione; tenete conto, però,
che il grosso dell’attività non ha un diretto rapporto con cifre e voci di
bilancio, ma si è svolto in quella che è la consueta attività non solo di
consulenza, ma di vera e propria collaborazione con gli enti.
Io credo che il bilancio 2005 rappresenti da questo
punto di vista un forte incremento dei servizi che l’Associazione svolge nei
confronti degli Enti locali. È chiaro che il singolo ente sceglie quei servizi
che più si adattano alle proprie esigenze e necessità, però l’obiettivo è di
ampliarli ulteriormente. Se ci fossero a riguardo delle proposte, anche nei
giorni a venire, da parte dei rappresentanti dell’Associazione di ulteriori
servizi da proporre agli enti, credo siano bene accolte da parte del Direttivo,
anche perché abbiamo visto che costituiscono non solo un’occasione di reddito
per le partecipate e, quindi, direttamente per l’Associazione, ma anche
un’occasione di contatto con gli amministratori. Funzionano quei servizi dove
effettivamente da parte dei sindaci se ne ravvisa la forte necessità. Dove c’è
questo non c’è stato problema a pubblicizzare, a evidenziare i vari servizi,
perché è venuta da parte degli amministratori la loro richiesta. Su questo mi
sento, proprio in questa sede e in questo momento dell’approvazione del Conto
Consuntivo 2005, di fare un forte ringraziamento a tutta quanta la struttura,
in particolar modo al nostro direttore Menara, perché tutta questa serie di
interventi e di servizi comportano un grande lavoro da parte dell’Associazione,
e un lavoro che si sta orientando anche verso ambiti che sono evidentemente
nuovi e, quindi, maggiormente difficili. È chiaro che è più facile un lavoro di
consulenza tradizionale proprio dell’Associazione. Proprio per questo voglio
porgere un vivo ringraziamento al Direttore per l’attività che ha prestato in
maniera forte e anche efficace nell’anno appena trascorso.
VOLPATO,
Camposampiero
Tra le tante cose che l’Anci sta facendo, e per le
quali dobbiamo dire veramente grazie, mi chiedevo se ha già affrontato un
problema che è proprio di tanti Comuni, cioè quello del pareggio di bilancio e
delle eventuali società fatte e create per passare dei compiti comunali e far
così pareggiare il bilancio. Chiedo, quindi, se l’Anci ha già affrontato questo
tema e se può dare delle direttive (se ci sono), oppure dei consigli efficaci
per aiutaci nel creare queste società.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Questo è un nodo problematico ed è un effetto
estremamente negativo dell’ultima finanziaria, nel senso che scelte di questo
tipo, che dovrebbero essere legate a connotati di convenienza per l’ente, si
legano, invece, a un provvedimento che nulla ha a che fare con aspetti di
economicità o di organizzazione del
Comune. Paradossalmente, un Comune potrebbe non avere alcuna esigenza di tipo
organizzativo di esternalizzare un servizio e nemmeno nessuna esigenza
economico-finanziaria, ma alla fine arriva a farlo solo perché questo fatto
aiuta per il patto di stabilità a livello nazionale.
A me sembra che questo percorso non sia una strada
maestra da seguire, anche perché le Finanziarie di anno in anno vengono
cambiate, compresi i vincoli. Io credo che creare delle società esterne solo
per rispettare il patto di stabilità possa diventare qualcosa che, poi, l’anno
successivo può portare a delle risposte negative. Io credo che questo fatto sia
un effetto collaterale estremamente negativo della Finanziaria, perché riduce
l’orizzonte di programmazio-ne degli amministratori e fa fare delle scelte
organizzative non dettate da effettive esigenze.
Io credo che l’Associazione sia sempre disponibile
per aiutare nella realizzazione di soggetti partecipati consortili quando essi
sono un’occasione per mettere insieme i servizi da parte degli Enti, mentre
diversa è la questione degli strumenti di esternalizzazione del servizio
finalizzati solo al rispetto del patto di stabilità.
Io credo che se si vuole coniugare le due cose, la
cosa più opportuna sarebbe quella di utilizzare soggetti consortili o societari
a cui già gli Enti partecipano. Questa, comunque, è una mia opinione personale,
anche se evidenzia il fatto che in questa Finanziaria vi sono degli elementi di
criticità negli effetti deleteri che i vincoli producono sulle scelte da parte
delle amministrazioni locali, perché non rispondono a logiche organizzative o
di economicità.
Questo discorso deve far meditare e potrebbe essere
proposto anche a livello nazionale.
INTERVENTO
Anch’io ho una certa perplessità su queste formule
che vengono adottate, anche se sono giustificate da un punto di vista del
limite della spesa. Io credo che bisognerà fare una battaglia per far sì che
nel patto di stabilità venga considerato il disavanzo e non il limite della
spesa.
In questi giorni io ho avuto un incontro con un
Consigliere della Corte dei Conti e ho saputo che stanno già mettendo il naso
sul problema di queste istituzioni che si stanno creando per cercare di eludere
il limite della spesa per il patto di stabilità.
La Corte dei Conti sta andando avanti con l’idea di
inserire nei limiti anche queste società che vengono create, perché si tratta
sempre di spese pubbliche.
Da altre parti mi è giunto il suggerimento di
affidare a Cooperative alcune attività provvisorie in modo da non costituire un
nuovo soggetto istituzionale.
So che tanti Comuni non sanno come affrontare la
situazione, ma io sono dell’avviso che bisogna stare attenti, perché corriamo
il rischio di trovarci poi con gli stessi limiti che abbiamo adesso.
INTERVENTO
Le Unioni di Comuni potrebbero essere una
scappatoia, perché delegando il servizio il trasferimento alle Unioni non viene
conteggiato nel patto di stabilità. Questa sarebbe la cosa più semplice
rispetto al formare una nuova società.
SINDACO di
Castelfranco Veneto
Noi di Castelfranco Veneto abbiamo deciso di
costituire questa realtà denominata “istituzione” per i servizi culturali,
sportivi e di istruzione, e stiamo cercando di fare di ogni necessità virtù, o
meglio di ottimizzare una scelta obbligata. Se non avessimo fatto questa
scelta, infatti, avremmo dovuto tagliare spese per servizi per circa un milione
di euro, mortificando così la progettualità del Comune.
La nostra scelta verrà portata in Consiglio venerdì
e si presenta come una sfida per realizzare una realtà che fornisca servizi
culturali, sportivi e scolatici, in modo da ottenere un funzionamento più
flessibile dei servizi stessi.
Ci rendiamo conto che non ci sarà una diminuzione
della spesa, anche se il personale resterà quello del Comune, perché dovrà
esserci un Consiglio di Amministrazione al quale verrà dato come minimo un
gettone di presenza (spesa in aumento).
Noi prendiamo questa scelta come una sfida per far
sì che questo tipo di servizi siano più dinamici, più flessibili, e diano
risposte migliori alla domanda del territorio.
È vero, comunque, che questo tetto alla spesa è
proprio una interferenza indebita nella gestione delle attività comunali e una
vera mortificazione della progettualità dei Comuni.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Su questo aspetto, in particolar modo per i Comuni
di più piccola dimensione, l’Associazione sta anche studiando l’eventuale
fornitura di servizi direttamente agli Enti. Questo, però, si scontra con
alcuni aspetti giuridici non indifferenti. La nostra partecipata ANCISA, per
esempio, è una società a responsabilità limitata, il cui socio principale è
l’Associazione Anci Veneto, che, però, è un soggetto privato a tutti gli
effetti, e questo renderebbe impossibile, da parte dell’Ente, l’attribuzione
diretta dei servizi.
Si sta studiando, quindi, l’eventuale possibilità di
mettere in piede un consorzio affiancato all’Associazione, ma sono tutti
aspetti che poi si scontrano con elementi giuridici che conviene approfondire
fin dall’inizio, in modo da non trovarsi poi con sorprese.
Come Associazione stiamo studiando questa
possibilità non tanto come elemento di elusione della normativa finanziaria
nazionale, ma per poter fornire dei servizi agli Enti in maniera più duratura e
più stabile.
BUSATO, Sindaco di Arsiero
Per quanto riguarda la predisposizione dei piani di
monitoraggio dei campi elettromagnetici anche noi abbiamo ricevuto la visita
del promotor, ma mi sembra che la richiesta del 25% sugli utili come compenso
sia eccessivo. Chiedo, quindi, se voi potete farvi promotori di questo
problema.
INTERVENTO
FUORI MICROFONO
BUSATO,
Sindaco di Arsiero
Il problema è che è annuo.
INTERVENTO
FUORI MICROFONO
BUSATO,
Sindaco di Arsiero
Va bene che hanno queste centraline che forniscono
dei dati, ma il 25% annuo mi sembra molto.
ANDRIOLO
Visto che la discussione si è allargata, vorrei
aggiungere il discorso di una problematica che sta investendo in maniera
brutale alcuni Comuni della provincia vicentina, ma suppongo anche altri Comuni
veneti. Si tratta dell’accorpamento e il ridimensionamento del servizio
inerente all’ufficio postale di turno.
Da noi è in atto un ridimensionamento dell’offerta
del servizio in maniera scientifica, perché con una telefonata ci hanno
avvisato di cosa sarebbe successo dal mese di luglio senza, però, che avessimo
nulla in mano.
Come piccolo Comune non si riesce, però, ad avere
nessuna risposta, per cui conviene transitare attraverso le Associazioni in
maniera tale da poter avere un rilevamento veneto che permetta poi un’azione
collettiva generale.
Una cosa di cui mi sono accorto è che il/la
responsabile di turno a livello provinciale sta andando oltre il progetto che
si sono date le Poste. In sostanza, c’era un tetto sotto il quale non si doveva
andare, mentre in realtà si sta andando lo stesso.
Da rilevare è anche il fatto che in alcuni Comuni
non c’è manco lo sportello bancario.
Il bilancio delle Poste è in forte attivo e,
infatti, ha chiuso in positivo per il quarto anno consecutivo, ma questo è
avvenuto strozzando i piccoli Comuni.
Oggi ho voluto portare alla vostra conoscenza questa
problematica che ci deve trovare tutti disponibili anche a livello di Anci
Nazionale per far modificare il comportamento di alcuni responsabili troppo
zelanti (il loro stipendio è commisurato a come si “pelano” i Comuni).
Ricordo che alcuni anni fa avevamo concordato a
livello regionale con le Poste che, come Comuni, gli saremmo andati incontro, e
così alcuni Comuni hanno predisposto alcuni servizi (pagamento ICI) attraverso
l’ufficio postale. Se questo, però, è il ringraziamento che abbiamo avuto
ritengo che si debba fare un’azione ancora più forte.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Su questo aspetto abbiamo preferito fare una
richiesta ai vari Comuni affinché ci vengano evidenziate eventuali problematiche,
in modo da poter trattare a livello regionale con le Poste.
Per completare questa analisi aspettiamo le vostre
risposte e poi l’Associazione si muoverà.
INTERVENTO
Relativamente a questo problema degli uffici
postali, pensate alla provincia di Belluno, dove i piccoli Comuni sono
tantissimi. Noi abbiamo deciso di dare alle Poste i servizi in modo che gli
uffici postali possano rimanere in loco.
Io credo che al riguardo vada, comunque, fatta
un’azione forte a livello di Associazione veneta e nazionale. Le Poste ora
hanno un bilancio positivo e, probabilmente, gli anni positivi aumenteranno
ancora, perché orami sono padrone della Cassa Depositi e Prestiti e di tutta
una serie di situazioni e investimenti importanti.
Io sono d’accordo sulla possibilità di fare
un’azione forte sia a livello regionale che nazionale.
INTERVENTO
Anche nella bassa veronese questo fenomeno sta
prendendo piede, per cui sono d’accordo col fare un’azione forte al riguardo.
Mi sembra che una posizione da parte dell’Associazione per tutelare i piccoli
Comuni sia doverosa. Grazie.
INTERVENTO
Nel mio Comune sono otto anni che volevano chiudere
due sportelli postali nelle due frazioni; sono otto anni che paghiamo 20.000 €
all’anno attraverso una convenzione con le Poste per lasciarli aperti e in
cambio ci danno qualche servizio in più.
INTERVENTO
Io capisco che la questione posta è importante e
degna di essere affrontata, ma io seguirei la scaletta che è all’ordine del
giorno.
Ora stiamo trattando il conto consuntivo e io credo
che, a fronte delle relazioni di Menara e del Presidente, sia doveroso
approfondire e chiudere l’argomento per poi passare a tutti gli altri punti,
perché anch’io nelle varie ed eventuali avrei da proporre un ordine del giorno
che ci permetta di chiedere alla Regione una proroga per quanto riguarda i
provvedimenti urbanistici che hanno scadenza al 30 giugno 2006.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Se non ci sono altri interventi sul conto
consuntivo, vi ricordo che il documento è già stato approvato all’unanimità dal
Direttivo nella seduta del 18 aprile 2006. Ora invito il Consiglio Regionale
dell’Anci ad esprimere il proprio voto.
Favorevoli? Contrari? Nessuno. Astenuti? Nessuno.
Approvato all’unanimità.
Passiamo ora al punto n.5 dell’ordine del giorno:
documento sulla Finanziaria 2006.
Il documento che voi trovate in cartellina è un
documento che il Direttivo ANCI (anche su indicazione di molti Sindaci) ha
proposto anche all’ANCI Nazionale come base di ridiscussione di alcuni vincoli
posti nell’ambito della Finanziaria 2006, approfittando ovviamente anche del
cambio di Governo e dei nuovi Ministri.
C’è da dire che, a livello nazionale, è partito un
tavolo tra il Governo e gli Enti Locali che dovrebbe approfondire alcuni
aspetti anche per la prossima Finanziaria 2007. Al riguardo, però, ci sono
delle posizioni abbastanza diverse, anche se questo è naturale, in quanto
l’attività dell’Esecutivo si è avviata da poco e l’approfondimento su tematiche
specifiche che influenzano i conti dello Stato verranno affrontate in
successione.
Su questo aspetto anche l’ANCI Nazionale è
mobilitata e noi, come Direttivo, abbiamo voluto porre in evidenza alcuni aspetti, come il vincolo gravoso dell’1%
sulle spese del personale.
Questo vincolo ha prodotto delle forme di elusione
e, infatti, ognuno si è inventato le formule più appropriate, con il risultato
talvolta di andare a pagare anche l’IVA allo Stato, perché è stato utilizzato
un professionista o una Cooperativa.
Questo vincolo per il Veneto è particolarmente
stringente, visto i dati pubblicati recentemente dall’ISTAT sui bilanci 2004
dei Comuni. Le statistiche nazionali ci vedono come la realtà dove il peso
delle spese per il personale è più basso sui valori di bilancio e, quindi, il
vincolo diventa per noi più stringente.
Un altro elemento da considerare riguarda il fatto
che gli investimenti finanziati con alienazioni o con risorse proprie siano
esclusi dal patto di stabilità.
C’è poi la questione, secondo me di correttezza dal
punto di vista finanziario, del parlare di vincoli su un saldo e non di vincoli
diretti sulle voci in bilancio.
Come Direttivo abbiamo aggiunto anche un altro
aspetto, che è quello del ridimensionamento dell’ICI, e come Associazione
abbiamo voluto ribadire che tale ridimensionamento può trovarci d’accordo solo
se trova compensazione da parte dello Stato in altre forme (compartecipazione
all’ex IRPEF).
Esprimiamo, invece, l’assoluta contrarietà alla
riduzione, senza nessuna compensazione, dell’ICI, perché essa rappresenta la
maggiore risorsa propria del Comune.
Oggi abbiamo voluto anticiparvi questo documento che
vi viene presentato, non per l’approvazione, ma come una doverosa informativa
al Consiglio, anche perché i tempi stringevano e il Governo aveva già dato la
disponibilità all’incontro con l’Associazione a livello nazionale qualche
settimana fa.
Questa è stata una proposta da parte della Consulta
Finanza, che ringrazio, e il cui Presidente oggi si scusa per non poter essere
presente a causa di altri inderogabili impegni.
Se ci sono interventi su questo tema anche per proporre
altri aspetti all’Anci nazionale siamo disponibili.
INTERVENTO
FUORI MICROFONO
INTERVENTO
Non sarebbe possibile fare da parte dell’Anci una
statistica (tot di personale ogni mille abitanti) in modo da avere una
suddivisione? Ci sono dei Comuni virtuosi che adesso sono penalizzati e ci sono
Comuni che di questo blocco se ne infischiano.
Nel mio Comune siamo veramente in difficoltà, per
cui credo sia importante portare avanti un discorso di un tetto minimo ogni
1.000 abitanti, in modo che venga penalizzato chi ne ha di più e non chi ne ha
di meno.
INTERVENTO
Credo che come Anci faremo bene anche a monitorare
come i vari Comuni si stanno muovendo per far fronte a questo problema.
Noi abbiamo portato in Consiglio la settimana scorsa
una nuova istituzione e nel momento in cui dovesse cambiare la Finanziaria
saremo pronti a chiuderla. È, comunque, evidente una strumentalità di questa
soluzione rispetto ai problemi del patto di stabilità.
Noi ci stiamo inventando alcune soluzioni proprio
per consentire la possibilità di continuare ad erogare dei servizi, dovendo
noi, però, tagliare 300.000 € di servizi relativi alla cultura e
all’istruzione.
Io volevo richiamare l’attenzione di un aspetto che
sta creando notevoli difficoltà alle Amministrazioni. Sempre in attuazione
della Finanziaria 2006 i Comuni sono obbligati a finanziare l’autorità di
vigilanza per i lavori pubblici con una quota che devono versare per ogni
apporto o anche per altre soluzioni. Io trovo assurdo che noi dobbiamo farci
carico anche di finanziare il funzionamento dell’autorità di vigilanza, senza
contare che c’è un appesantimento burocratico anche per gli investimenti di
piccola dimensione che sta ingolfando l’attività delle Amministrazioni.
Abbiamo appena visto che c’è una forte carenza personale
e, nonostante questo, dobbiamo impiegarlo per fare carte da mandare a Roma per
dare poi un finanziamento irrisorio, e questo è veramente assurdo. Io direi che
per gli investimenti fino a un determinato importo di una certa consistenza non
si dovrebbero gravare i Comuni di tutte queste comunicazioni. C’è il rischio
che i Comuni lavorino per fare carte e questa è una situazione veramente
insostenibile.
Capisco che questo aspetto non abbia un grande
contenuto, ma vi assicuro che ha un forte appesantimento procedurale.
PRESIDENTE
ANCI VENTO
Tengo a precisare che la Consulta Finanza Locale
sugli aspetti del monitoraggio del patto ha già sviluppato in passato alcune
verifiche e analisi come, ad esempio, la presunzione degli amministratori
dell’effettivo rispetto o meno del patto. Proseguiremo, quindi, in questa
direzione anche per verificare queste forme di elusione della normativa che,
però, incidono sugli aspetti strutturali dell’Ente.
Su questa strada sicuramente andremo avanti,
sollecitando anche la nostra Associazione nazionale, come pure andremo avanti
con la proposta di fissare dei vincoli sul personale rapportati al peso che il
personale ha nell’Ente, visto che il Veneto è una regione in cui i Comuni hanno
una incidenza delle spese del personale più bassa a causa di un ridotto numero
di dipendenti per abitanti.
Se siete d’accordo, io passerei ora al numero n.6,
che riguarda il documento inerente la richiesta di trasferimento di Comuni in
Regione contermine.
Questo documento viene proposto al Consiglio
dell’Associazione proprio qui a Lamon, in quanto questo documento vuole essere
una risposta dell’Associazione a questa pronuncia di volontà democratica dei
cittadini che va sempre considerata.
L’Associazione dei Comuni del Veneto prima di tutto
è rispettosa degli esiti referendari, cioè delle volontà manifestate dalle
popolazioni, e questo mi sento di dirlo sia al Sindaco che ai Consiglieri del
Comune di Lamon. Per noi l’esito di qualunque consultazione popolare va
rispettato, perché è un aspetto democratico che ci troverà sempre concordi.
È chiaro che noi siamo qui per capire in maniera più
chiara quelle che sono le motivazioni che inducono una popolazione a proporre
delle scelte così radicali e drastiche.
Sicuramente il primo motivo che ci viene in mente è
quello della sperequazione dal punto di vista della distribuzione delle
risorse. Questa sperequazione, dal punto di vista delle cifre, è diventata
sempre più crescente nel tempo, e questo elemento traspare ancora di più nelle
zone di confine del Veneto, perché è facile andare a vedere che cosa avviene
nei Comuni del Trentino Alto Adige.
Io penso che qui si sia evidenziato un malessere che
non è solo dei Comuni confinanti, ma che colpirà anche i Comuni delle altre
zone del Veneto, in quanto questo problema è un problema effettivo di risorse e
di effetti distorsivi provocati dai trasferimenti stessi.
Io credo che sia fondamentale da parte di tutti i
Sindaci del Veneto interrogarsi su questo aspetto, che ha dei riflessi
immediati e diretti sulla popolazione del territorio.
Si tratta di un problema di disparità per quanto
riguarda la fornitura di servizi e per quanto riguarda, quindi, la possibilità
delle popolazioni ad accedere a questi servizi. Si tratta di capire se queste
disparità sono ancora accettabile nel nostro Paese, sapendo che discendono da
aspetti storici e da trattati di carattere internazionale. Oggigiorno, però, il
livello di queste disparità è tale da rendere necessario il trovare delle
formule volte ad attenuare queste disparità.
Io credo sia una forte volontà dell’Associazione
quella di rendere chiara questa necessità a livello regionale, facendoci carico
nei confronti della Regione delle problematiche del nostro territorio veneto,
perché quello che succede in montagna non deve lasciare indifferente la
pianura.
Un insegnamento che noi ci portiamo dietro da
centinaia anni è quello che una corretta gestione del territorio di montagna
influisce sulla corretta gestione della pianura. L’abbandono del territorio
montano, infatti, porta a delle problematiche in pianura che comportano una
serie di costi aggiuntivi umani ed economici. Io credo che l’Associazione debba
ribadire una posizione chiara a favore delle realtà montane del nostro
territorio.
Un altro elemento su cui ci stiamo muovendo da tempo
è quello della perequazione, perché qui nel Veneto è un tema centrale,
soprattutto in riferimento alle Regioni a statuto speciale.
Se oggigiorno c’è la volontà della popolazione
veneta di trasferirsi in un’altra Regione contermine significa che ci sono effetti
distorsivi tali da dover trovare una soluzione. Se una popolazione locale pone
il problema in maniera così forte, evidentemente lo fa perché non ha altri modi
per evidenziare, a livello regionale e nazionale, la gravità della situazione.
In questo senso noi come Associazione Anci Veneto
siamo vicini al Comune e alla popolazione di Lamon, perché questo è un modo di
evidenziare a livello nazionale e regionale un problema che deve trovare una
soluzione.
Credo che anche nell’ambito del nostro documento si
ponga l’accento su questi elementi e sul fatto che vi sono numerose richieste
dei Comuni veneti di passare a Regioni diverse (Trentino Alto Adige e Friuli
Venezia Giulia). Sicuramente noi non possiamo ignorare le cause che hanno
originato questo malessere e dobbiamo eliminarle, perché ne va della stabilità
delle istituzioni democratiche della Repubblica. Alla fin fine l’aspetto della
distribuzione delle risorse e di un corretto federalismo fiscale non è solo un
elemento economico, ma è un elemento economico che ha immediati riflessi
nell’ambito della struttura dello Stato, dell’assetto dello Stato e, quindi,
anche della percezione dei cittadini di essere contribuenti dello Stato che
partecipano in misura corretta ai servizi. Si tratta di un problema di democrazia
e non di un problema di carattere esclusivamente economico finanziario.
I problemi delle ripartizioni delle risorse per uno
Stato sono uno degli elementi di causa di grandi malesseri e di distorsione dei
dettami e delle regole di democrazia del Paese.
Non affrontare questi problemi lo si è potuto fare
per tanti anni, ma adesso i nodi sono giunti al pettine, perché ormai intere
popolazioni si esprimono su determinate scelte dimostrando che la corda è
troppo tesa.
SINDACO di
Lamon
Credo che il Presidente abbia toccato molti temi
relativi a quanto è successo qui a Lamon.
Io vorrei dire che è stata presa una posizione
ufficiale da parte del Consiglio Comunale relativamente a questo tema, e ora
vorrei leggervela.
“Il Consiglio Comunale, visti i risultati relativi
al referendum previsto dall’art.132 della Costituzione con il quale la
popolazione lamonese era chiamata ad esprimersi sul quesito “Volete che il territorio del Comune di
Lamon sia separato dalla Regione Veneto per entrare a far parte integrante della
Regione Trentino Alto Adige?” svoltosi il 30 ottobre 2005, considerato che il
risultato espresso dal 67% del corpo elettorale costituito da 4.171 elettori,
di cui 1.301 residenti all’estero, ha espresso il proprio voto favorevole con
2.377 voti a fronte di 155 voti sfavorevoli, preso atto dell’univoca e precisa
aspettativa da parte della popolazione lamonese e ricordando che il referendum
lamonese si è svolto nel pieno rispetto della Costituzione e delle leggi
italiane avvalendosi degli strumenti previsti e, quindi, legittimati dal
legislatore, richiamando il valore della democrazia e il riconoscimento della
volontà popolare quali principi regolatori del nostro vivere sociale e
dell’azione politico amministrativa, considerato l’impre-scindibile vincolo democratico
che lega il popolo ai suoi rappresentanti politici, considerato l’approssimarsi
di appuntamenti decisivi previsti dalla procedura per il passaggio del Comune
di Lamon alla Regione Trentino Alto Adige, ritenendo opportuna una
formalizzazione della posizione ufficiale del Consiglio Comunale rispetto al
cambio di Regione, sia per la chiarezza istituzionale nei confronti delle altre
Amministrazioni coinvolte, sia per rispondere alle aspettative della
popolazione lamonese, che così nettamente si è espressa in occasione del
referendum, vista la posizione assunta dal Sindaco nel corso di vari Consigli
Comunali, nei quali ha espressamente dichiarato che visti i risultati
referendari farà il possibile perché la procedura iniziata abbia una favorevole
e veloce prosecuzione, ribadito altresì che il Sindaco farà quanto è in suo
potere per favorire e velocizzare la modifica dei confini, delibera il pieno
riconoscimento del voto espresso dai lamonesi per il passaggio del Comune di
Lamon alla Regione Trentino Alto Adige, la necessità del rispetto dell’esito
referendario da concretizzarsi attraverso un fattivo impegno per una soluzione
positiva della procedura del cambio di Regione”.
Questo è il documento approvato in Consiglio
Comunale il 12 maggio del 2006.
Tutte le considerazioni fatte mi trovano
assolutamente d’accordo.
GIAMBATTISTA
DALLA CORTE
Io sentivo le parole del nostro Presidente, il quale
diceva che si deve trovare una soluzione.
Trent’anni fa Carlo Bernini Presidente della
Regione, quando affrontavamo il progetto montagna, ha avuto un’intuizione
lungimirante allora quando disse che la montagna deve essere affrontata
attraverso un progetto; il quale però è durato solo un anno o due e non è stato
codificato nelle leggi regionali, e questo è stato lo sbaglio di Bernini e
della classe politica di allora.
Ormai sono trent’anni che faccio politica e sono
nell’Anci, e volevo fare una riflessione per i colleghi, perché è
importantissima a livello nazionale e regionale. Qua la proposta fatta dal
Direttivo dice che la soluzione non può essere quella di aggregarsi alla
regione più forte. Non esiste, ma perché; posso dire che il problema non
riguarda solo un diverso trattamento economico bensì una diversa cultura
montanara nell’affrontare i temi del vivere. Se la classe politica capisce,
come aveva fatto allora Bernini, vuol dire che questa classe politica a livello
nazionale e regionale però non ha capito i problemi da affrontare. Questo è il
discorso.
In Europa noi siamo riusciti ad inserire nuovamente
il discorso nel trattato costituzionale dell’Unione Europea, perché per la
montagna una volta si parlava di ruralità. Solamente nell’ultima concezione
nella coesione economica sociale e territoriale si sono inserite le regioni di
frontiera. Finalmente l’Europa ha riconosciuto la montagna, dopo anni e anni di
problemi.
A livello nazionale abbiamo presentato un documento
a Riva del Garda e poi anche a Castelfranco con Grazia. A livello regionale
c’era una proposta per la sopravvivenza dei piccoli comuni, la famosa 182, non
solo Lamon. A Belluno sono 35 i Comuni che non hanno rilievo. Vi dico il
bilancio del mio Comune, che è Sovramonte, per dimostrarvi che la scelta che ha
fatto Lamon riguarda i soldi. Sovramonte nel 1999 aveva un trasferimento da
parte dello Stato di 877 milioni di lire; nel 2005 è sceso a 275 mila euro,
oneri di urbanizzazione 10 mila euro, ICI 164 mila euro; il personale costa 372
mila euro, 50 km di acquedotti, 56 kmq, 8 frazioni: questa è la realtà.
A livello nazionale, voi sapete che quando si affronta
il problema nelle commissioni c’è il meridione che ha comuni sopra i 10 mila
abitanti che ha problemi diversi dai nostri, ed è quindi chiaro che in sede
legislativa ogni deputato cerca di vedere le sue esigenze. Andiamo al nord; in
Liguria il problema montagna è lieve; la Valle d’Aosta è regione a statuto
speciale. Tutti i comuni come Lamon (io faccio parte della Consulta Stato
Regione delle Alpi), in Europa, sono tutti aiutati in maniera seria. In
Svizzera sono aiutati. In Friuli Venezia Giulia sono aiutati, in Trentino
anche; la Lombardia ha fatto una cosa intelligente inserendo nello statuto il
discorso dell’aiuto alla Valtellina.
In Veneto c’è il problema montagna nella Lessinia a
Verona, Asiago, e nel bellunese con 34 comuni. Questa è la situazione.
Allora, caro Presidente, io sono d’accordo con
l’ordine del giorno, ne abbiamo fatti tanti. Ma qua si deve prendere coscienza
che c’è il problema della montagna e che dobbiamo affrontarlo tutti assieme. Tu
hai detto delle parole bellissime: la pianura deve rendersi conto … Passaggi
bellissimi. Però, nel punto in cui si può sgretolare la situazione, non
possiamo più tacere, bisogna prendere posizione.
Quando ho visto l’altro giorno Piccolo, Presidente
della Commissione Statuto della Regione, che convoca la Commissione e non c’è
neanche il numero legale per affrontare il problema dell’ambiente della
montagna mi sono preoccupato.
Il problema è che la Regione deve prendersi la
responsabilità di inserire nello Statuto il problema montagna, al più presto.
Io ho capito il sen Pavan quando parla dei comuni
del trevigiano che hanno trasferimenti insufficienti dallo Stato: è un problema
che indubbiamente deve essere sanato. Il problema nostro è, invece, che la
politica deve farsi carico delle soluzioni immediate, se no ricordatevi che
arriverà la sgretolazione della provincia di Belluno, i problemi aumenteranno,
non c’è avvenire e non si vive più in montagna in queste situazioni. Non è solo
Lamon il problema, ma sono 34 i comuni che si trovano in questa situazione.
Presidente, ricordati che qua non si può più fare
ordini del giorno, ma bisogna impegnarsi tutti per risolvere questi problemi.
Bernini è passato, siamo nel 2006 a Lamon e il
problema ancora esiste.
INTERVENTO
Credo l’Anci Veneto abbia il dovere di pronunciarsi
su questo argomento, non solo perché sollecitato dalle comunicazioni di alcuni
Comuni, ma perché ormai il fenomeno della richiesta di aggregarsi ad altra
Regione sta diventando un fenomeno rilevante e non è stabilizzato, ma in
crescita. Nel documento è indicato il numero di otto Amministrazioni Comunali
che hanno avviato tali procedure di trasferimento, ma mi pare che ve ne siano
altre da aggiungere, arrivando così a una decina di Comuni le cui popolazioni
hanno costituito comitati per avviare la procedura. Si tratta di un fenomeno
rilevante anche in termini quantitativi, per cui merita un nostro
pronunciamento.
Ovviamente i contenuti del dibattito di oggi sono
tutti apprezzabili e condivisibili, al di là delle singole posizioni, ma ora è
l'operatività dell'Anci Veneto ad essere importante rispetto a questo
argomento, e questa operatività inizia dalle prese di posizione, da una
condivisione degli argomenti, da una condivisione della linea e, poi, dal
trasferimento di tale linea agli organismi che sono deputati ad assumere le
decisioni che possono modificare l’atteggiamento di Amministrazioni e di
popolazioni rispetto a questa tendenza.
Noi possiamo anche iniziare dal documento, ma
successivamente l’Anci Veneto dovrà mettere in atto anche dei contatti con i
livelli politici di grado superiore.
Io ricordo a tutti voi che la Regione Veneto deve
ancora approvare la nuova redazione dello Statuto, per cui questi argomenti
esposti dettagliatamente da Giovanbattista Dalla Corte restano ancora sul
tappeto del dibattito politico a livello istituzionale veneto.
Noi dovremo confrontarci, come Associazione, con la
Commissione Regionale Statuto su questo argomento della specialità di alcuni
territori regionali e della tutela delle fasce deboli, soprattutto la montagna
e i Comuni vicini al Friuli.
A me ha impressionato molto il dato che ha riportato
prima il Sindaco di Lamon, cioè che circa ¼ del suo elettorato è all’estero,
perché ciò dimostra una situazione drammatica e del tutto speciale. Vi sono,
comunque, anche altri Comuni che hanno problematiche diverse, non solo di
ordine culturale. I motivi per andare in Friuli da parte di San Michele al
Tagliamento non sono sicuramente culturali, ma sono dovuti ai raffronti che la
popolazione fa nei confronti del trattamento economico del Comune confinante.
Cento metri più in là, infatti, hanno linee di credito diverse, hanno costi
energetici diversi (benzina), hanno trasferimenti di altra dimensione rispetto
ai nostri Enti Locali.
Il punto principale è quello di continuare a insistere
per un’azione politica di riforma dello Stato rispetto al tema del federalismo,
che non è tale se non esiste il federalismo fiscale.
In Germania ci sono disposizioni di legge che
stabiliscono che il gettito fiscale locale venga attribuito per 1/3 allo Stato
centrale, per 1/3 al Land e per 1/3 all’Autonomia Locale.
Se non c’è un meccanismo come questo non vi è vero
federalismo.
Il primo indirizzo è quello di puntare sulla riforma
dello Stato per far sì che venga attuato un federalismo anche nella sua
componente fiscale. Ovviamente, la riforma dello Stato ha anche altri aspetti,
come, per esempio, la problematica delle Regioni a statuto speciale, le quali
hanno ancora un senso di esistere (minoranze linguistiche), ma che vanno
rimodulate in modo diverso, perché non possono esserci Comuni che non sanno
come spendere i soldi che ricevono.
Tutti abbiamo sentito dei Sindaci del Trentino che
sono costretti a riasfaltare le strade ogni anno perché non sanno come spendere
i soldi, mentre i nostri Comuni confinanti sono gli ultimi per i trasferimenti statali.
Un secondo aspetto importante è il fatto che la
Regione ha grandi possibilità di dare una risposta a queste piccole comunità
montane o di confine, che si trovano in una situazione di sofferenza non solo economica,
ma anche di dignità nei confronti delle altre Autonomie confinanti. Lo Statuto
è un’occasione da non perdere sulla quale l’Anci Veneto dovrà insistere e far
sì che venga recepito.
Il nostro essere qui a Lamon oggi ha un senso
positivo verso l’Amministrazione di Lamon e verso la popolazione di Lamon,
perché indica una nostra comprensione delle ragioni, ma noi ribadiamo che la
soluzione deve essere trovata su livelli più elevati, in una coralità di azione
dei Comuni per avere una maggiore forza di pressione verso lo Stato e la
Regione.
Gianna
CORAZZON
Io sono Consigliere Comunale e premetto una cosa,
anche se so che è mera utopia. Non è possibile che nel XXI secolo si parli di
Europa e che poi nel nostro Stato via siano Regioni a statuto speciale e
Regioni a statuto ordinario. Secondo me, i nostri politici dovrebbero iniziare
a pensare che le Regioni debbano diventare tutte uguali.
Il PDL n.9 è il documento che il Presidente
Regionale sta preparando per mandarlo a Roma, relativo proprio all’art.119:
federalismo fiscale. Se l’Anci e tutti noi riusciamo a mandare avanti questo
discorso si avrebbe una cosa che, insieme allo Statuto, preveda delle norme
speciali (quelle presentate due anni fa a Riva del Garda) che aiutino i piccoli
Comuni della montagna.
In provincia di Belluno ci sono 69 Comuni e solo 4 o
5 sono sopra i 5.000 abitanti, mentre gli altri sono sotto i 3.000 abitanti, e
alcuni anche sotto i 1.000 abitanti, con tutti i problemi che ne derivano.
Io sono due anni che faccio presente questi discorsi;
adesso credo siamo arrivati proprio agli sgoccioli per cui l’Anci Veneto deve
intervenire facendo rete con i politici veneti e con la Regione, e anche
andando a rompere le scatole.
Io ho visto, nelle piccole cose che seguo, che se
giornalmente si segue il progetto o il programma si riesce a portare a casa
qualcosa, mentre se si delega ad altre persone non si porta a casa niente.
Io credo che si debba fare rete fra i bellunesi
facendoci aiutare dall’Anci, dai nostri rappresentanti politici a Roma e dai
nostri rappresentanti in Consiglio Regionale, in modo da riuscire a portare a
casa qualcosa.
La gente di montagna, comunque, si salva sempre,
perché fra noi c’è una grande solidarietà (noi andiamo avanti con il
volontariato). La sussidiarietà di cui tanto si parla con la riforma del Titolo
V è una cosa che noi in montagna stiamo portando avanti da sempre.
Io mi occupo di cultura e non posso fare una mostra,
perché sono sola e non ho nemmeno il personale del Comune che mi dà una mano.
Tutto quello che io faccio lo realizzo, quindi, solo tramite il volontariato.
Io credo che ai Comuni di montagna non si possa chiedere di più.
Secondo me, serve un’azione fortissima per far sì
che vada avanti il federalismo fiscale e che si possa proporre una sorta di
autonomia per la provincia di Belluno per riuscire ad avere maggiori risorse
per quei paesi che sono in perenne asfissia.
Grazie.
INTERVENTO
Innanzitutto voglio rivolgere un saluto particolare
e un ringraziamento al Sindaco di Lamon che ci ha ospitato questa mattina. Io
sono Lorir Romano, Sindaco del Comune di Villa Bartolomea, nella zona della
bassa veronese, e non so quanti chilometri ho fatto per venire qui. È la prima
volta che vengo da queste parti e devo dire che ho visto delle cose bellissime.
Il fatto che il 67% di questi abitanti abbia scelto
di passare a un’altra Regione è una cosa che mi dispiace in maniera
particolare, perché di queste perle la Regione Veneto non dovrebbe perderne. Se
questo, però, dovesse succedere si tratterebbe di una sconfitta politica
importante.
Stamattina mi sono letto un po’ di rassegna stampa e
ho appreso che forse non è solo Lamon che ha questa idea di passare in
Trentino.
Io non so se l’Anci Veneto ha fatto il possibile per
evitare questo trasferimento di Comuni verso altri posti e non so se la
prossima volta che verrò a Lamon sarò ancora in Veneto o in Trentino. Io spero,
però, di ritornare qua e poter parlare ancora con un collega Sindaco veneto e
non trentino.
Io chiedo un impegno specifico e profondo nei
confronti della Regione Veneto, perché possa intervenire affinché non ci siano
questi passaggi di Comuni verso un’altra Regione.
È sicuramente tutto vero quello che è stato detto
sulle difficoltà della montagna e sulla necessità di avere maggiori risorse,
per cui credo sia opportuno darci da fare tutti assieme affinché i nostri
Comuni rimangano nel Veneto e non vadano via. Grazie.
PRESIDENTE
ANCI VENETO
Visto che è presente anche il rappresentante del
Comitato, Poletti Renzo, lo pregherei di farci un intervento, perché come
Associazione siamo sempre aperti e disponibili a tutte le espressioni delle
nostre comunità. Da parte dell’Associazione non c’è certo una chiusura nei
confronti del Comitato e ci farebbe piacere se il suo rappresentante potesse
intervenire per esporre il suo pensiero.
Renzo POLETTI
Innanzitutto vi ringrazio della vostra presenza. Io
ho letto il vostro comunicato e sono rimasto molto scettico, perché non tiene
conto di alcune cose che gli abitanti di Lamon sentono da parecchio tempo.
Noi siamo convinti che la morte di Lamon (di questo
si parla sicuramente) venga solo dalla mancanza della politica della montagna
in queste zone. La montagna ha i suoi sistemi di vita, i suoi sistemi
abitativi, le sue usanze, i suoi costumi e il suo modo di essere montanari, e questo
ha bisogno di una vera politica della montagna.
Noi abbiamo una frazione a nove chilometri, dove le
70 persone che vi vivono mangiano il pane fresco una volta alla settimana
quando al giovedì il bus del Comune (va abusivamente perché la strada non consente
l’accesso a mezzi pubblici, perché è stretta) porta queste persone al mercato
per acquistare il pane fresco. Io vorrei vedere in quali frazioni degli altri
Comuni si riesce a mangiare il pane fresco solo una volta alla settimana.
Il Comune di Lamon da terzo Comune della provincia
bellunese, come numero di abitanti, è diventato fra gli ultimi, con calo
demografico del 10%. Come reddito procapite eravamo il terzo Comune della
provincia bellunese, adesso siamo al 64° posto.
Oggi il giovane si trova nelle necessità di
andarsene e così Lamon sta diventando un paese di anziani, i quali sono ricchi
di saggezza che, però, non rappresenta il futuro del paese.
Teniamo presente che coloro che sono venuti dall’estero per il referendum lo hanno fatto pe