VERBALE DI
DELIBERAZIONE
DEL CONSIGLIO
REGIONALE
DEL 7 OTTOBRE 2006
Il giorno
6 ottobre 2006, alle ore 7.00 in prima convocazione ed il giorno 7 ottobre 2006
alle ore 14.30 in seconda convocazione, presso la Fiera di Rovigo (Cen.Ser.),
su invito del Presidente, si è riunito il Consiglio Regionale dell’Associazione
nelle persone dei
Presidente: Signor Vanni Mengotto.
Membri presenti: Mengotto
Vanni, Andriolo Roberto, Bertaso Franco Bertipaglia Olindo Berto Ampelia Bogoni
Paolo, Campedelli Samuele, , Candiotto Paola, Confente Massimo, Corazzon
Giovanna, , Donegatti Valentino, , Pellizzari Andrea, Rigno Giovanni, Rondina
Aldo, Selvaggi Aida, Tegner Massimo Tessari Claudio, , Zanata Franco, Bertolin
Claudio, Chinaglia Franco, Dalla Corte Giambattista, Gomierato Maria, Manzato
Sergio, Padoan Renzo, Sartor Ivano, Penzo Giuseppe, Sarracco Sante, Volpato
Marcello, Pavan Angelo, Menara Dario.
Si sono giustificati per
l’assenza:, Bortolot Renzo, Busato Tiziano Carpi Pier Luigi, , Gandini Silvio, , ,
Miatello Vittorio, Pante Gino Pillon Cesare, Puppato Laura, Sandri Stefano
Stivanello Antonino, Tomasi Pier Antonio, Vecchini Giorgio Veronese Adelino,
Verziaggi Mario, Cacciari Massimo.
Assenti non giustificati: Bazzani
Giovanni Battista, Bernardi Luigi Pietro, Calzavara Massimo, , , Carli Marco,
Caverzan Clara, Claudio Luca, Colcergnan Flavio, Crema Alberta, Dalla Vecchia
Paolo, Carli Marco, Dal Monte Mario De Marchi Martino Lamon Paolo, Laruccia
Antonio, Martini Giuliano Melotti Claudio Menegozzo Pietro, Pin Cristina,
Romano Doriano Loris, , , Vendrasco Roberto, Zerbaro Luciano, Marcato Roberto,
Pavan Patrizio, Fortin Paolo, Avezzù Paolo, Hüllweck
Enrico, Lombardi Giuseppe, Zanonato Flavio, Zanotto Paolo, Bonometti Flavio,
Borgato Renato, Bottacin Diego, Giacino Vito, Rina Eduardo, Savioli Argia,
Zoleo Maria Cristina, Dall’Alba Terelisa, Trevisan Ettore, Merlin Aleardo,
Berlato Sella Giuseppe, Facincani Maurizio, Grazia Raffaele, Antonucci Michele,
Matiello Egidio.
Funge da Segretario il Direttore dell’Associazione: Sig.
Dario Menara.
Rovigo, 7 ottobre 2006
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Prima di avviare i lavori del nostro Consiglio
Regionale, io credo sia un atto dovuto e sentito da tutti i colleghi
amministratori qui presenti dedicare un minuto di silenzio per il collega
Sindaco di Villa Bartolomea Loris Romano.
Inizio salutando tutti gli amministratori
intervenuti, e un saluto particolare naturalmente al nostro presidente onorario,
nonché consigliere regionale, Berlato Sella, al consigliere onorario sen. Pavan,
alla giuria che interverrà dopo i lavori del nostro congresso e agli amici del
Friuli che hanno voluto essere qui presenti.
Lascio ora la parola, per i saluti, al padrone di
casa, ovvero al Sindaco di Rovigo che accogliamo nella nostra Assemblea.
SINDACO DI
ROVIGO
Un saluto a tutti loro e un saluto particolarissimo a
un caro collega di alcuni anni fa, che ho avuto tanto piacere di ritrovare in
questa occasione.
L’ho detto all’inizio e lo ripeto oggi con
ulteriore soddisfazione che è veramente un onore ospitare una manifestazione di
tale livello. È stato un grande momento per la nostra città avere in
contemporanea anche il Congresso Nazionale delle Proloco, e Rovigo esprime,
attraverso le mie parole, piena gratitudine per l’attenzione che più realtà
stanno dimostrando nei nostri confronti.
L’iniziativa e le attività che si sono snodate in
questi giorni hanno messo in stretta relazione le nostre realtà e le nostre
comunità. Reciprocamente abbiamo tutti imparato qualcosa e abbiamo imparato in
modo particolare il grande valore della comunicazione, della relazione e
dell’integrazione di tutti gli interventi, in una sorta di intesa che
reciprocamente fa camminare le nostre comunità a passi più spediti.
Importante è anche questa occasione particolare
dell’assegnazione dei riconoscimenti a quelle che possiamo definire esperienze
esportabili che lasciano il segno nelle nostre realtà amministrative e oltre.
È con gioia che io rappresento a tutti loro la
soddisfazione della città per avervi ospitato e la soddisfazione della città
per quanto noi stessi abbiamo ricevuto da questo incontro. Un grazie profondo e
un arrivederci a presto. Grazie infinite.
PRESIDENTE ANCI
VENTO
Grazie al Sindaco per il suo saluto che ci ha fatto
molto piacere, vista anche la calda ospitalità che ha riservato Rovigo alla
manifestazione dell’ANCI Veneto e dell’ANCI Friuli, ma anche alla
contemporanea attività svolta dalle Proloco con il loro Congresso Nazionale.
Saluto anche l’on. Rigato, che è qui presente. Il
Sottosegretario Giaretta, invece, arriverà un po’ più tardi.
Inizierei subito i lavori del Consiglio con
l’approvazione del verbale della seduta precedente del Consiglio Regionale
dell’Associazione. Se non ci sono opposizioni riguardo all’approvazione del
verbale passerei al punto successivo: comunicazioni del Presidente.
Sarò estremamente stringato, perché i due
successivi punti all’ordine del giorno coinvolgeranno la platea di
amministratori in maniera rilevante.
Voglio comunicarvi solo due aspetti: quello relativo
ai lavori di Federsanità e delle nomine connesse e quello relativo alla
Consulta Giovani a livello nazionale.
Su questi due punti vedo che ci sono in sala i
Presidenti delle relative Consulte, per cui pregherei di riferire in maniera
molto stringata all’Assemblea sulle modalità che sono state individuate.
PRESIDENTE
CONSULTA GIOVANI AMMINISTRATORI
Buonasera a tutti. Ieri, nella sala consiliare di
Rovigo, abbiamo tenuto la Consulta Giovani Amministratori ed è emerso che entro
il mese di ottobre dovremo nominare la Consulta Giovani Amministratori Nazionale
e, inoltre, la Commissione Giovani Amministratori. Al Veneto, rispettivamente
fra Consulta e Commissione, spettano venti nominativi.
C’erano dei ragazzi che si sono presentati ieri al
convegno sul servizio civile che hanno dato la loro disponibilità.
Io penso che sia bene che i capo area si trovino e
facciano delle proposte in modo che poi il Direttivo possa nominare questi
membri che dovranno rispettare le posizioni di tutti i partiti e di tutte le
province, in maniera che non ci siano province meno rappresentate.
Per quel che riguarda la Consulta Giovani
Amministratori dal regolamento nazionale risulta che i membri devono avere meno
di 35 anni. Per quel che riguarda, invece, la Commissione (prettamente politica)
non c’è vincolo di età. La Consulta ha proposto di eliminare quelle persone
che in questi due anni non hanno mai partecipato.
Credo che si possa procedere in questa direzione e io
in questa settimana chiamerò quelli che non hanno mai partecipato, perché è
comprensibile che magari ragazzi del bellunese o del trevigiano o del veronese
abbiamo avuto delle difficoltà ad arrivare fino a Padova nei giorni che viene
fatta la Consulta.
Rimango, pertanto, in attesa dei nominativi da parte
dei capo area e poi, verificata la percentuale per ogni provincia, vedremo di
proporre al Direttivo la nomina per la Consulta Regionale e per la Commissione
Regionale. Grazie.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Prima di passare la parola, saluto l’on. Martinello
che ringrazio per la sua presenza.
Vedo che al tavolo della presidenza, invece, manca un
Vicepresidente, Cesare Pillon. Approfitto, però, per salutare la madrina della
nostra manifestazione, Eleonora Benfatto.
PRESIDENTE
FEDERSANITA’
Il Consiglio probabilmente è informato che nella
primavera scorsa finalmente siamo riusciti ad attivare la Federsanità del
Veneto. È stato un traguardo importante perché, per alcuni anni, non eravamo
riusciti a costruire con le ULSS un ragionamento costruttivo in questo senso.
Finalmente, però, ci siamo riusciti e abbiamo trovato la disponibilità di 2/3
delle ULSS del Veneto, in quanto le ULSS che hanno aderito sono 14 su 23
(ricordo che le ULS sono 21 più 2 aziende ospedaliere, più il centro
oncologico).
Federsanità è un’associazione del tutto autonoma
rispetto all’ANCI, che è riuscita a mettere assieme le ULSS e i loro
direttori con gli amministrazioni locali. Spesso noi ci siamo lamentati che c’è
un certo distacco fra la gestione ULSS e il territorio, per cui penso che
Federsanità sia uno strumento importante per il Veneto, perché potrà
stabilire un rapporto più organico fra la dirigenza ULSS e gli amministratori
locali.
Con questo noi siamo riusciti a entrare anche a
livello nazionale in Federsanità, e proprio la settimana prossima ci sarà
l’assemblea nazionale per il rinnovo degli organi. Per il Veneto
parteciperanno 14 delegati (uno per ogni ULSS): 7 direttori e 7 amministratori
locali. Questa suddivisione rispecchia anche la composizione di Federsanità,
che vede la partecipazione paritaria fra direzioni e amministratori locali.
Vi ricordo che il Presidente di Federsanità del
Veneto è Roberto Vendrasco di Treviso (Sindaco di Loria), mentre Vicepresidente
è il dott. Piero Gonella, Direttore dell’ULSS di Cittadella.
La settimana prossima (venerdì) ci sarà questa
assemblea e noi manderemo questi 14 delegati, con l’auspicio che si riesca
anche a nominare un rappresentante veneto a livello di Direttivo Nazionale. Io
mi fermo qui.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Passerei adesso al punto n.3 all’ordine del giorno:
Finanziaria 2007.
Nella cartellina che vi è stata consegnata voi
trovate alcuni documenti, il primo dei quali riporta le elaborazioni sul testo
della bozza della Finanziaria. Trovate poi un ordine del giorno già approvato
il 5 ottobre a Roma, congiuntamente dall’ANCI Nazionale e dall’Unione delle
Province, intitolato: “Ordine del giorno di Comuni e Province sulla Legge
Finanziaria per il 2007”. Infine, trovate un documento intestato “ANCI
Veneto Finanziaria 2007: ordine del giorno del Consiglio Regionale ANCI
Veneto” che consiste nel documento esaminato dalla Consulta Finanza e proposto
all’approvazione del Consiglio Regionale.
Mi sia permesso, prima di passare la parola al
Presidente della Consulta Finanza Roberto Marcato, di fare qualche considerazione riguardo a questa Finanziaria.
Io credo che il documento dell’ANCI Nazionale
sintetizzi i punti fondamentali che vedono gli amministratori dei Comuni e delle
Province critici nei confronti di questa Finanziaria.
Un primo aspetto che può essere sottolineato è
quello di una continua applicazione di norme indifferenziate rispetto a
situazioni che sono in realtà ben diverse nell’ambito del territorio. Lo si
fa sia per il personale che per i limiti sull’indebitamento senza tenere conto
della situazione pregressa, ovvero di Comuni dove il numero di dipendenti
rispetto al numero di abitanti è già estremamente elevato, si pongono gli
stessi limiti che vengono posti in Veneto dove il numero di dipendenti rispetto
agli abitanti è estremamente ridotto. Lo stesso vale per l’indebitamento.
Questo, quindi, è un elemento di limite sicuramente presente nell’ambito
della nostra norma.
Saluto, visto che è appena arrivato, il
Sottosegretario alla Attività Produttive sen. Paolo Giaretta, che ringrazio per
la presenza, considerato che anche in passato era uno dei pochi parlamentari
presenti ai lavori dell’ANCI.
Come primo punto, credo che questo discorso debba
essere ribadito in maniera chiara in particolare modo dall’ANCI Veneto per far
capire che questa individuazione indifferenziata di parametri non fa certamente
giustizia di attitudini e modi di governare che non sono omogenei nell’ambito
del territorio nazionale.
Altro elemento non di poco conto è quello del
perdurare di una trasformazione per quanto riguarda le priorità e il modo di
sentire l’attività degli enti locali. Noi ravvisiamo sicuramente un ritorno a
posizioni di tipo centralistico, e questo è un elemento che non ci fa piacere.
È chiaro che questa è un’onda lunga che ci portiamo dietro anche dalle
precedenti Finanziarie e che lede il principio di autonomia proprio degli enti
locali. Individuano, infatti, in maniera puntuale, nell’ambito delle singole
realtà, cosa si deve fare e cosa non si può senza trovare, però, dei criteri
di carattere generale a cui approssimarsi o attenersi.
L’altro aspetto, connesso a questo elemento di
centralismo, è il fatto che si cerca di apportare delle modifiche al Testo
Unico in una sede che risulta poco opportuna, perché sono modifiche unilaterali
e particolarmente rilevanti che incidono, ad esempio, sullo status degli
amministratori e che dovrebbero trovare, invece, dibattito e analisi in una
modifica legislativa con l’apertura di un tavolo con i soggetti direttamente
interessati (autonomie locali). Ci sembra del tutto inopportuno utilizzare la
Finanziaria come lo strumento per cercare di aggiustare la normativa e
l’ordinamento.
Io credo che il Testo Unico degli Enti Locali sia una
garanzia di collegialità anche nell’approvazione di tutti, per cui credo sia
opportuno un momento di riflessione e di concertazione che la Finanziaria non può
sicuramente dare. Noi chiediamo, come ANCI Nazionale e come ANCI Veneto, quindi,
uno stralcio di quelli che sono i punti relativi alle modifiche del Testo Unico.
L’altro elemento che noi abbiamo ravvisato nell’ambito di questa Finanziaria
è il fatto di limitare le pubbliche amministrazioni a un orizzonte temporale
sempre più ristretto. Con norme di questo tipo, infatti, è ben difficile fare
programmazione, ovvero è ben difficile che i triennali che la legge impone di
approvare abbiano un significato sulla base di un testo di Finanziaria che non dà
alcuno spazio alla capacità di individuare un orizzonte temporale per quanto
riguarda l’attività degli enti.
Credo che questo sia un grande disastro per la nostra
Italia, per cui credo che ognuno di noi debba individuare un percorso che
agevoli le amministrazioni pubbliche a pensare nel medio e lungo termine, perché
in questo momento ciò non viene fatto né dalle famiglie, per ovvi motivi
contingenti, né dalle imprese.
Io credo che alcuni vincoli posti all’interno della
Finanziaria rendano bel difficile una programmazione a medio e lungo termine
che, invece, nell’ambito del pubblico risulta assolutamente necessaria.
Credo poi che ci sia un aspetto più ampio di
carattere istituzionale per quanto riguarda un percorso che incide sulle
decisioni del Parlamento, ma anche su un ambito che riguarda le Autonomie
Locali, cioè soggetti che hanno una pari dignità nell’ambito della
partizione delle modalità di finanziamento e del modo di gestire.
Esiste un’autonomia statutaria che per noi è
particolarmente importante, perché garantisce quella che è una specificità
degli enti locali e, in particolare, dei Comuni in riferimento alle regole, al
modo di lavorare e al modo di porsi di fronte alla comunità.
Io credo che emergeranno anche oggi quelli che sono
stati degli accenni rilevanti che sono emersi anche a livello nazionale,
ovviamente, però, con i toni che ci hanno sempre contraddistinto come ANCI
Veneto, cioè con il rispetto dei ruoli.
Io vi ringrazio e chiederei al Presidente della
Consulta Finanza di relazionarci in merito al documento che viene proposto in
votazione oggi.
PRESIDENTE
CONSULTA FINANZA
Prima di leggere il documento vorrei dare
un’informazione. Abbiamo svolto in questi giorni, come ANCI Veneto,
un’indagine sui nostri Comuni per verificare al 30 settembre quali,
presumibilmente, non riusciranno a rispettare il patto di stabilità per il
2006.
Spero che anche il sen. Giaretta prenda nota di
questo dato che preoccupa.
Ad oggi abbiamo raccolto i dati di un campione
significativo di 134 Comuni (circa il 25%) e di questi 91 (68%) ritengono di
farcela, mentre 36 (26%) sono certi che non ce la faranno e il 5% ancora non sa.
Questi risultati significano un bagno di sangue, perché voi sapete quali sono
le norme restrittive per chi non rispetta il patto di stabilità: nel 2007 non
si potranno fare assunzioni a nessun titolo e mutui a nessun titolo.
Stamattina una collega della Consulta Finanza Locale
diceva che anche non rispettando il patto la situazione non cambia molto, vista
la proposta di Finanziaria che ci hanno propinato.
Già il Presidente Mengotto ha fatto una lettura a
volo d’angelo sulla Finanziaria, anche perché il tempo a disposizione è
stato speso per esaminarla in modo approfondito.
L’altro ieri c’è stato a Roma il Consiglio
Nazionale dell’ANCI e, in contemporanea, si svolgeva a Viareggio l’annuale
incontro della Lega delle Autonomie Locali, ma io non voglio aggiungere
praticamente nulla a quanto ha detto Mengotto, perché voglio risparmiarvi un
commento elaborato di questa Legge Finanziaria. Mi viene, comunque, una battuta,
cioè che al peggio non c’è mai fine, almeno per i Comuni, e lo dice uno che
l’anno scorso ha combattuto la Legge Finanziaria di quel Governo e oggi si
trova a dire che le delusioni per i Comuni non finiscono mai.
Io ho letto, per la parte che riguarda gli Enti
Locali, di quelle cose che non stanno né in cielo né in terra, e sinceramente
non ho proprio capito chi abbia redatto questo testo.
Innanzitutto c’è da dire una cosa sull’autonomia
statutaria dei Comuni, e poi non è possibile continuare a colpire
indiscriminatamente. Io non trovo le parole per commentare la questione e mi
trattengo dal dire apertamente cosa penso di questa Finanziaria.
In Consulta Finanza Locale questa mattina abbiamo
commentato la cosa e una collega ha chiesto cosa doveva fare se non riusciva a
ridurre in nessun modo dell’1% il costo del personale, perché nessuno andava
pensione. Deve forse ammazzare qualcuno?
Purtroppo ci sono cose a cui non c’è risposta.
Noi abbiamo preso a riferimento il testo licenziato
dal Consiglio Nazionale dell’ANCI e l’abbiamo rafforzato in salsa veneta.
Adesso vi propongo il testo per eventuali emendamenti.
“I Comuni ritengono il disegno di Legge Finanziaria
per il 2007, per la parte che riguarda le loro competenze, inadeguato e
insostenibile. In particolare va sottolineato come anche quest’anno le
disposizioni che determinano il contributo delle amministrazioni locali al
raggiungimento degli obiettivi generali di finanza pubblica siano stati assunti
unilateralmente dal Governo. A ciò si aggiunga che sono stati consolidati e
posti a carico delle istituzioni locali gli effetti finanziari della manovra
economica per l’anno 2007 contenuti nella Finanziaria del 2006. Già, infatti,
la manovra finanziaria 2006 conteneva disposizioni per cui ad oggi circa il 40%
dei Comuni rischia di non rispettare almeno uno dei quattro obiettivi imposti
dal patto di stabilità interno di cui il 26% sulle spese sul personale. Ciò si
concretizza in un ulteriore aggravio a carico dei bilanci dei Comuni che
determinano un obiettivo finale pari a 2,8872 miliardi di €. Oltre a una
valutazione negativa relativa all’entità della manovra va sottolineato come
il mezzo di calcolo del miglioramento del deficit indicato del disegno di legge
rischi di creare forti sperequazioni fra gli Enti Locali, in particolare per i
Comuni del Veneto notoriamente sparagnini, come dimostrato dall’indagine
condotta lo scorso anno. Per altro anche il Decreto Legge contenente
disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria contiene norme che
rischiano di aumentare la pressione fiscale sugli immobili (ICI) attraverso
operazioni centrali di revisione dei classamenti catastali e contestuale
detrazione dei trasferimenti erariali a favore dei Comuni per l’importo
derivante dal maggior gettito.
Nella sostanza
l’impostazione di questa Legge Finanziaria, cumulandosi agli effetti negativi
delle Finanziarie da un decennio a questa parte, provocherà un sostanziale
ridimensionamento dei servizi alla cittadinanza, assistenza sociale, trasporti,
strade, scuole, ecc. e non risolve le emergenze delle città: smog e casa. In
particolare, la norma di contenimento del debito, stabilita in modo
indiscriminato, produrrà una drastica riduzione degli investimenti con gravi
conseguenze sullo sviluppo locale, sull’assetto del territorio e sulla
crescita complessiva del Paese e penalizzerà ancora una volta gli Enti più
virtuosi. Tale norma provocherà, inoltre, l’azzeramento della programmazione
e dei piani triennali delle opere pubbliche di tutti i Comuni. L’attuale
proposta di legge, infatti, prevede che si possano contrarre mutui pari al 2,6%
dello stock del debito accumulato al 30 settembre (se un Comune ha storicamente
accumulato al 30 settembre un milione di € l’anno prossimo potrà fare mutui
per 26.000 €).
Va sottolineato che le norme di revisione del Testo
Unico degli Enti Locali confliggono con l’autonomia statutaria e con la pari
dignità fra le varie partizioni della Repubblica (Regioni, Province e Comuni)
stabilite dal Titolo V della Costituzione.
I temi trattati e la complessità delle regole
richiedono un serio e approfondito esame, per cui si chiede di stralciare queste
norme dalla Legge Finanziaria per inserire la trattazione di questi argomenti
all’interno della nuova Carta delle Autonomie Locali.
In particolare, le nuove norme sullo status degli
amministratori rischiano di essere limitative per i diritti di partecipazione
democratica degli Assessori alla vita e all’azione amministrativa dei Comuni e
delle Province in cui operano quotidianamente per il bene della comunità. Si fa
riferimento in particolare alle disposizioni che eliminano il diritto
all’aspettativa non retribuita per tutti quegli amministratori locali che non
siano Sindaci, Presidenti di Provincia, Presidenti di Consiglio Comunale o
Provinciale.
Per che riguarda, invece, le Unioni dei Comuni deve
essere salvaguardata l’autonomia e la volontarietà nella scelta della forma
di gestione associata della quale far parte.
Forte preoccupazione desta, inoltre, la previsione
che cancella la possibilità statutaria di prevedere un organo esecutivo, ma
semplicemente un organo monocratico. Tale organo, infatti, ha importanti
funzioni di legittimazione dell’Unione e della sua attività, di coesione, di
equilibrio e di consolidamento dell’appartenenza dei Comuni al percorso
associativo, e rafforza il perseguimento delle politiche unitarie del settore.
Le disposizioni relative al personale appaiono
inaccettabili e inapplicabili per i Comuni del Veneto, che presentano un
rapporto dipendente/abitanti non più comprimibile e tale da comportare la
necessità di esternalizzare gran parte dei servizi a costi più elevati.
Il Consiglio Regionale ANCI Veneto ritiene urgente un
nuovo confronto con il Governo e con il Parlamento affinché sia rivista la
quantificazione degli oneri della manovra posta a carico delle Amministrazioni
Locali e sia rimodulata la distribuzione e il contenimento della spesa fra i
vari comparti soggetti al patto di stabilità. Chiede che il Governo prenda in
esame positivamente le proposte che le Associazioni rappresentative delle
Autonomie Locali hanno presentato, con particolare riferimento alla metodologia
di ripartizione interna degli oneri all’interno dei singoli comparti, al tema
delle entrate in modo specifico per quel che riguarda compartecipazione e
catasto. Ritiene inaccettabile l’inserimento di un tetto all’indebitamento
per le conseguenze negative che esso produrrà sugli investimenti pubblici
locali. Considera indispensabile lo stralcio delle norme relative alla revisione
del Testo Unico. Auspica che il Parlamento sappia raccogliere le esigenze e le
sollecitazioni che provengono dal territorio e invita, in tal senso, le
Associazioni Regionali ad avviare un confronto con i parlamentari eletti
all’interno delle singole regioni, nonché di attivare un tavolo per
l’armonizzazione della manovra su base regionale.
Il Consiglio Regionale ANCI veneto chiede ai Comuni
del Veneto di portare il presente documento all’approvazione in sede di
Consiglio Comunale.
Da subito dichiara lo stato di mobilitazione
mantenendo aperta la presente convocazione e si dichiara pronto a convocare
tutti gli amministratori locali in assemblea pubblica a Roma con gonfaloni e
fasce qualora le proposte di modifica presentate non siano accolte e il
confronto con il Governo e il Parlamento non consenta di integrare sensibilmente
il disegno di legge”.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Vedo qui in sala anche il rappresentante del
Direttivo Nazionale Paolo Avezzù, che magari ci può dare un’indicazione a
livello nazionale di come si sono svolti i lavori.
Paolo AVEZZU’
Saluto tutti e vi dico qualcosa molto velocemente. Io
ero al Consiglio Nazionale giovedì, assieme al collega Tessari (Sindaco di
Spinea), a Zanonato (Sindaco di Padova) e al Sindaco di Vicenza, e devo dire che
il clima (lo dico ai parlamentari) era molto caldo.
Su questo si innesta un ragionamento più complessivo
fatto dal Direttivo Nazionale ANCI, che consiste in una presa di posizione
chiara e netta nei confronti della Finanziaria per dare un messaggio unico: non
è certo negli Enti Locali che si devono ricercare gli sprechi. Questo è il
messaggio chiarissimo che è emerso dal Consiglio Nazionale, perché non è
certo nei Comuni o negli altri enti locali che si devono cercare le fonti di
spreco in questa nostra Italia.
Il secondo discorso è in linea con quanto alcuni
Consigli Regionali (tra cui anche quello del Veneto) stanno portando avanti, cioè
il discorso sul federalismo fiscale.
Io, presiedendo la Commissione Riforme Istituzionali
nazionale, sto facendo una proposta forte in tema di federalismo fiscale, e su
questo, in delegazione con il nostro Presidente dell’ANCI Domenica, andremo in
audizione delle Commissioni Affari Costituzionali di Senato e Camera
per portare avanti quella che può essere l’unica riforma che può dare
sul serio una prospettiva ai nostri Comuni. Senza un federalismo fiscale
(art.119 della Costituzione attuato) ogni anno cambieranno i Governi, ma la
situazione dei Comuni purtroppo resterà sempre la stessa. Ecco perché c’è
l’impegno dell’ANCI nel portare avanti la questione, per dare un futuro ai
nostri cittadini, al Veneto e all’Italia. Grazie.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Saluto l’Assessore Regionale Renzo Marangon, che
ringrazio per la presenza, al quale daremo la parola al momento delle
premiazioni per un saluto.
Credo che adesso possiamo aprire gli interventi
sull’argomento Finanziaria e sul documento appena letto.
TESSARI
Un aspetto che non è stato toccato dal documento, ma
che di riflesso riguarda gli Enti Locali, è sicuramente il 50% del TFR da
versare all’INPS da parte delle imprese. Questo, infatti, significa che le
piccole e medie imprese del nord est si troveranno nelle condizioni di ricorrere
al credito, perché gli verrà a mancare quel 50% del TFR accantonato che per
l’azienda è ossigeno puro.
Questo è un aspetto che probabilmente si ripercuoterà
negativamente anche nella società civile e, quindi, anche in termini
occupazionali, di sviluppo e di prospettiva. Questo è sicuramente uno degli
aspetti che non sono stati toccati né dal documento nazionale né dal documento
regionale, ma che riguarda in maniera particolare una specificità del Veneto.
Grazie.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Ci sono altri interventi?
Direi che il documento elaborato dalla Commissione ha
tenuto conto già di tutti gli aspetti e di tutte le posizioni politiche, e
questo fa onore alla Commissione Finanze.
Silvio GANDINI
Buongiorno a tutti voi, ai parlamentari, ai
consiglieri regionali presenti e ai colleghi sindaci.
Io credo che oggi si debba cogliere l’occasione,
all’indomani dei funerali di Loris Romano, per richiamare l’attenzione su
questo fatto gravissimo che è accaduto a Villa Bartolomea, in provincia di
Verona. Un nostro collega, un Sindaco, è stato ucciso mentre svolgeva il
proprio dovere. È stato ucciso in quanto Sindaco di quel Comune. Io credo che
un fatto di questo genere non possa essere liquidato come un fatto di cronaca.
Ieri c’è stata una grande partecipazione e
ringrazio il sen. Giaretta, il Presidente ANCI Veneto Vanni Mengotto e anche il
Vicepresidente Pillon che hanno partecipato alla cerimonia funebre insieme ad
altri colleghi Sindaci.
Credo che questo fatto non debba essere lasciato
cadere.
Da un lato c’è sicuramente l’espressione della più profonda solidarietà nei confronti della famiglia, ma dall’altro deve esserci anche l’assunzione di un impegno come ANCI per sviluppare una riflessione da portare avanti sul ruolo che oggi ha la figura del Sindaco e degli Amministratori in genere nelle nostre comunità. Gli amministratori si vengono spesso a trovare, per la loro stessa posizione, in una situazione di forte esposizione nei confronti della comunità.
Chi vi parla è convinto che non si debba ricorrere
(come ho sentito in questi giorni) a ipotesi legate alla blindatura dei Sindaci
per difendere gli amministratori da certi rischi.
Io credo che il Sindaco abbia assunto in questi anni
una grande importanza, perché viene eletto direttamente dai cittadini. Non
dimentichiamoci, infatti, che sono cambiate le cose in questi decenni legati
proprio a questa legge che ha fatto sì che il Sindaco non fosse più una
semplice espressione di accordo fra Partiti, ma venisse eletto dai cittadini,
che poi identificano la loro comunità con il Sindaco stesso.
Noi dobbiamo essere consapevoli di questa cosa
importante, dobbiamo essere consapevoli del nostro ruolo e dobbiamo essere
consapevoli della responsabilità che esso comporta.
Io sono convinto che noi, come Sindaci, dobbiamo
continuare a poter svolgere la nostra funzione stando in mezzo alla gente, ma
per poterlo fare abbiamo il dovere di affrontare la necessaria problematica di
ipotizzare qualche forma di tutela nei confronti di chi si trova a vivere questa
condizione.
Credo che siano già emerse nel Direttivo alcune idee
per far sì che questo tema (tutela degli amministratori e dei loro familiari)
venga dibattuto nelle prossime assemblee anche a livello nazionale, in modo da
cominciare a dare una risposta in merito. Forse questo sarà il modo concreto
per continuare a ricordare il nostro collega caduto nell’esercizio delle sue
funzioni.
Un’altra considerazione voglio riservarla a questa
Finanziaria, che ancora una volta individua nei Comuni una delle possibili fonti
di risparmio, o meglio l’insieme di Enti nei confronti dei quali attuare una
serie di interventi che non si traducono in un taglio di risorse per i Comuni,
ma si traducono in un taglio di servizi per i nostri cittadini, o in un aumento
della tassazione locale, perché solo con questo sistema è possibile far fronte
alle spese e alle complessità delle funzioni che oggi un Comune è chiamato a
compiere.
Io qualche volta, scherzando, dico a qualche
cittadino che si lamenta che è fortunato, perché può farlo direttamente con
una persona e non con un call center.
Se lo Stato si fonda sulla credibilità delle
istituzioni, se queste istituzioni sono importanti e se di queste istituzioni i
Comuni sono la parte più numerosa e più importante, allora i nostri Governi
devono accettare di entrare in questa logica.
È evidente che come ANCI si debba chiedere una
inversione di tendenza, perché non è più possibile accettare questo tipo di
penalizzazione nei confronti delle nostre realtà.
Prima qualcuno ha citato la percentuale dei Comuni
che riusciranno e che non riusciranno a rispettare la Finanziaria 2006; questi
dati possono essere visti anche in modo positivo, perché dimostrano come i
Comuni, nonostante i continui tagli, abbiano sempre cercato di collaborare per
ridurre la spesa.
I Comuni hanno dimostrato in molti la volontà di
partecipare ai sacrifici che si devono fare per raggiungere il traguardo del
superamento del debito legato al deficit pubblico.
Noi non siamo qui a dire che non vogliamo fare la
nostra parte, perché la faremo come l’abbiamo sempre fatta fino a oggi, ma
chiediamo che finalmente si metta mano a delle regole affinché siano più
giuste, più eque e meno inique di quelle che appaiono nella Finanziaria oggi.
Io non ho avuto il tempo di leggere completamente la
Finanziaria, ma ho visto che ci sono degli elementi di intervento sul risparmio
delle spese che mi trovano d’accordo: la riduzione dei Consiglieri; il tema
delle società di gestione, dove il Presidente e i Consiglieri si trovano forse
una volta mese percependo indennità e stipendi pari o ben superiori a quelli
dei Sindaci e degli Amministratori che sono impegnati giorno per giorno nel
proprio territorio.
Sappiamo bene che spesso i Consigli di
Amministrazione delle società sono le valvole di sfogo per poter collocare i
vari amici o amici degli amici, ma questa è una realtà che va affrontata come
lo sta facendo, appunto, la Finanziaria.
Ci sono, però, altre norme della Finanziaria con cui
non mi trovo proprio d’accordo.
Io condivido nell’insieme il documento del
Consiglio Regionale ANCI e condivido anche l’appello fatto dal nostro
Presidente sul tema della sperequazione relativa all’impiego delle risorse,
perché si tratta di un altro tema fondamentale. Non è pensabile, infatti, che
i nostri Comuni si trovino ad essere continuamente penalizzati rispetto a
situazioni in cui questa penalizzazioni non ci sono assolutamente.
Nel documento dell’anno scorso preparato
dall’Università Bocconi si è detto che ormai nei nostri Comuni la tassazione
locale copre per il 70% le spese delle nostre comunità, e questo significa che
i Comuni hanno dovuto sopperire continuamente al venire meno degli trasferimenti
dello Stato. Ci sono, invece, le Regioni a statuto speciale che hanno una
copertura del 98% della loro spesa. Queste cose devono essere affrontate, perché
credo non ci siano più le ragioni storiche che hanno portato a dare questo tipo
di tutela, che è diventata, poi, un privilegio.
Questi sono, a mio avviso, i temi che devono essere
affrontati se vogliamo cominciare ad andare nella giusta direzione con la
necessaria gradualità, con la ricerca del consenso e dell’accordo, e con una
forma di collaborazione da riaffermare con lo Stato. Il tutto, però, in maniera
decisa, in modo tale da dare alle nostre istituzioni la capacità di operare nel
territorio e la credibilità necessaria.
SINDACO DI
CASTEL D’AZZANO (VR)
Il mio è un piccolo Comune di 11.000 abitanti e
vorrei sottolineare alcuni aspetti della sperequazione fra Regioni e fra Comuni,
perché la Finanziaria cade, ancora oggi, a pioggia, indistintamente.
Prima si diceva che i Comuni veneti sono sparagnini,
ovvero Comuni in cui le sacche di spreco sono ridotte al minimo. Il mio Comune
di 11.000 abitanti è un Comune che ha 1 dipendente ogni 249 abitanti, mentre la
media nazionale è di 1 dipendente ogni 103 abitanti. La spesa procapite da noi
è del 28% sotto la media nazionale dei Comuni della stessa categoria.
L’imponibile IRPEF (ricchezza prodotta da Castel
D’Azzano) di 90 milioni di € vede un ritorno di 1,4. Con queste cifre noi
non ce la facciamo con il patto di stabilità.
Noi non abbiamo nemmeno i soldi per mettere dei fiori
sui monumenti.
Si pensava che le Finanziarie successive tenessero
conto di queste sperequazioni, ma di fatto oggi è ancora peggio di prima.
Grazie.
Sen. PAVAN
Io vorrei precisare alcuni aspetti concreti. Il
documento va bene, ma ci sarebbero da fare alcune precisazioni. Io credo che si
debbano individuare i punti sostanziali, perché con un discorso generico è
difficile pretendere che riformulino la Legge Finanziaria.
Oggi ci troviamo di fronte a un documento sul quale
il Parlamento è chiamato a deliberare, per cui bisogna essere precisi su cosa
si vuole tagliare o correggere.
Il pensare che i Comuni non siano chiamati al
contenimento della spesa nel suo complesso credo sia difficile da sostenere,
perché un po’ tutti siamo chiamati a fare questo.
Riguardo al patto
di stabilità per le spese correnti, per l’investimento, per il personale e
anche su alcune norme dell’ordinamento, io credo che il Parlamento debba
tenere conto di una cosa, cioè che non è possibile che i Comuni riducano tutti
dell’1% la spesa del personale o che non assumano nessuno. Ci sono, infatti,
Enti che hanno un rapporto medio di personale superiore, e in questi si
potrebbero bloccare le assunzioni, mentre agli altri sia lasciata la possibilità
di assumere le persone necessarie.
Sul patto di stabilità è ottima l’impostazione
secondo la quale di toglie il limite di spesa per andare ai saldi. Questa,
infatti, è una cosa che avevamo chiesto più volte e che ora ci viene data. Se,
però, poi ci mettono un’infinità di paletti gli effetti sono negativi lo
stesso, per cui non si dovrebbe accettare questo discorso.
Riguardo agli investimenti, io non capisco quale
mente abbia operato, e credo che, al riguardo, il Governo dovrebbe fare una
scelta una volta per tutte.
Io direi che il punto essenziale sia quello di fare
perequazione, e al riguardo non mi vengano a dire che non hanno i dati, perché
ogni anno i Comuni trasmettono tanti dati su tutti i vari temi (personale,
indebitamento, ecc.). Il peso del contenimento della spesa dovrebbe essere
proporzionato, e i dati per farlo ci sono. Questi sono i punti sui quali ritengo
di dover insistere.
Riguardo alla programmazione, io direi che i Comuni
dovrebbero avere davanti almeno tre anni.
Quest’anno sono stati bloccati anche i mutui e noi
non possiamo andare avanti così. Se fossimo una ditta andremo in fallimento.
Certe indennità che certe società prendono sono
un’umiliazione per i Sindaci, ma come si fa a togliere l’aspettativa agli
Assessori anche di Comuni di medie dimensione? Se vogliamo far funzionare i
Comuni gli Assessori devono essere solo liberi professionisti o pensionati?
Io non credo che questo sia un problema di
contenimento della spesa pubblica, ma che sia un problema da valutare meglio,
correggendo certe norme con un nostro contributo vero, altrimenti si creano
ingiustizie e sperequazioni.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Ci sono altri interventi?
Dott.ssa
CORAZZON
Volevo rifarmi a quello che hanno detto il sen. Pavan
e gli altri colleghi che hanno parlato prima di me sul personale. Volevo
portare, visto che noi donne siamo un po’ pratiche, un piccolo esempio. Io
sono stata alla Conferenza Nazionale dei Piccoli Comuni con una delegazione di
veneti (sempre molto pochi) e insieme a me c’era il Sindaco di Battaglia
Terme. Lì abbiamo conosciuto un Sindaco del Lazio (non mi ricordo di che
Comune, ma so che era della Ciociaria) e il Sindaco di Battaglia Terme si è
confrontato con lui, toccando con mano quello che succedeva nel suo Comune.
Il Comune di Battaglia Terme ha più di 4.000
abitanti e ha 18 dipendenti, mentre questo Comune del Lazio ha, con circa gli
stessi abitanti, 48 dipendenti. Il Sindaco del Lazio ha detto che gestiva anche
la biblioteca, mentre il Sindaco di Battaglia Terme ce l’ha gestita dai
volontari, come pure il museo. Se continuiamo a fare così (1% in meno e blocco
del personale) la perequazione vera quando la facciamo?
Se, come diceva il Sen. Pavan, i dati ci sono è così
difficile che un Governo prenda in mano i dati come farebbe una qualsiasi buona
azienda? So che lo Stato non può essere un’azienda, ma è tanto difficile
fare una cosa del genere? È tanto difficile fare un blocco del 10% al Comune
laziale e lasciare che noi viviamo?
Credo che questa sia una cosa molto semplice da fare
e che darebbe una boccata di ossigeno per i piccoli Comuni. Grazie.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Chiederei interventi più stringati.
INTERVENTO
Sono un neo eletto Consigliere Comunale di Belluno.
Qui faccio le veci del Vicesindaco in quanto il Sindaco Bortoluzzi è
recentemente deceduto per una malattia non curabile.
Io mi rifaccio a tutti questi discorsi che abbiamo
sentito per dire che questa continua tosatura degli Enti Locali è una cosa che
non possiamo più sopportare. L’unica strada da seguire è quella del
federalismo fiscale, perché in questo modo si potrebbe controllare il
territorio in maniera omogenea, sia relativamente all’evasione fiscale che per
altre cose.
Non possiamo continuare a penalizzare chi lavora,
perché le aziende hanno bisogno di lavorare senza essere continuamente tassate.
Se si devono cercare gli evasori andiamo a cercarli anche fra il personale part
time delle pubbliche amministrazioni, fra i cassaintegrati e fra i giovani
pensionati che fanno lavoro nero.
Io direi anche di ridurre il numero dei Comuni, perché
noi, ad esempio, siamo in 180.000 abitanti con 69 Comuni, tra i quali alcuni
hanno anche solo 200 abitanti. Questi piccoli Comuni non hanno sicuramente
nessun potere contrattuale con le istituzioni e si trovano spesso con mezzi
impiegati e mezzi segretari comunali.
Ci sono poi anche le Comunità Montane e altro, e
questi sono enti inutili, perché se noi accorpassimo i Comuni potremmo
eliminare le Comunità Montane, recuperando risorse per altre cose. Questo è un
problema che mi sento di proporre anche al Sottosegretario qui presente, perché
io credo che se vogliamo risparmiare dobbiamo anche eliminare qualcosa che non
serve a niente. Grazie.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Io ora darei la parola, per un saluto, al
Sottosegretario alle Attività Produttive sen. Paolo Giaretta, che ringrazio
ancora una volta per la sua presenza qui al Consiglio Regionale dell’ANCI e
anche per l’attenzione che in questi anni ha avuto nei confronti
dell’attività dell’ANCI. Io sono certo che anche in questa occasione si farà
portavoce presso il Governo di quei dubbi e di quelle considerazioni che sono
emerse nella nostra Assemblea.
Sen. Paolo
GIARETTA
Vi ringrazio di questo invito e della vostra
presenza, anche perché siamo qui per premiare i comportamenti virtuosi delle
Amministrazioni pubbliche.
Cosa vi posso dire di fronte a queste critiche
motivate? Posso dire intanto un aspetto personale, cioè che dal punto di vista
individuale sono contento di aver scelto di andare ad occuparmi di economia
reale con Bersani e non della Legge Finanziaria con Padoa Schioppa.
In realtà c’è stata una corte discreta nei miei
confronti, visto che mi ero occupato di Leggi Finanziarie, ma io ho scelto
l’economia reale anche perché intuivo che la situazione sarebbe stata
piuttosto complicata.
A parte le battute, c’è da considerare una
responsabilità politica generale di chi governa.
Sul testo della Legge Finanziaria, come spesso
succede, i Sindaci hanno detto le stesse cose nei cinque anni scorsi, e così
noi parlamentari dobbiamo, con senso di equità, esercitare le nostre proposte
indipendentemente dai Governi che si succedono, e basandoci su dati oggettivi.
Le Leggi Finanziarie sono prevalentemente scritte a
livello di uffici; solo poi passano al Parlamento dove interviene la politica e
i parlamentari, che spesso sono stati anche amministratori locali. Io credo che
sulla Legge Finanziaria si debba far tornare la politica anche in questo
capitolo degli Enti Locali.
Nella documentazione che avete in cartellina c’è
una tabella che spiega tutto e che indica una linea di riflessione. Si tratta di
una tabella sui saldi, che dimostra come nel 1998 il saldo per lo Stato era di
23 miliardi di €, mentre quello dei Comuni era di 2 miliardi e 700 milioni di
€, e che questo saldo dello Stato è diminuito fino al 2000 e ha ripreso a
crescere in maniera esponenziale tra il 2001 e il 2005, diventando doppio di
quello del 1998 e cinque volte di quello del 2000.
C’è, quindi, una finanza pubblica che è andata
fuori controllo, ed è proprio da qui che bisogna partire senza dare coloriture
di parte.
La stessa tabella ci dice che, invece, il saldo dei
Comuni del 2005 è esattamente quello del 1998.
Questo significa che la parte della finanza pubblica
che è andata fuori controllo non riguarda i Comuni. Per i Comuni, infatti, il
patto di stabilità interno ha funzionato. Nel settore generale dei Comuni il
patto di stabilità ha funzionato, mentre non ha funzionato per la spesa dello
Stato centrale e, quindi, la manovra va equilibrata avendo presente questo tipo
di impostazione.
So che nei nostri piccoli e medi Comuni non ci sono
sprechi, ma l’Italia è grande e lunga, e nel settore delle Amministrazioni
locali di sprechi ce ne sono. Non dobbiamo fare la difesa d’ufficio di tutto
quello che c’è nel settore dell’amministrazione locale, perché di sprechi
ce ne sono tanti.
Mi assumo la responsabilità nel dire che ci sono
sprechi e cattivo governo nel settore delle Aziende Locali, anche se non per i
piccoli Comuni. Nei Comuni medi e grandi c’è una grande distrazione sul fatto
di affidare responsabilità amministrative rilevanti e amministrazione di denari
pubblici senza poi rendere conto di quello che è successo. C’è anche in
questo settore, quindi, da fare un’azione di buona amministrazione.
Oggi qui premieremo delle Amministrazioni che hanno
dimostrato che si può fare innovazione, ma che cosa è che, in genere, non
funziona?
Non è più possibile estrarre ricchezza dal settore
delle Autonomie Locali, pensando che siano tutte uguali. Non è più possibile
che ci sia un blocco del personale che vale ugualmente per chi ha un certo tipo
di rapporto fra personale e abitanti e per chi ha un rapporto doppio o triplo.
Il grande tema del federalismo fiscale è un tema
complicato, perché il federalismo, liberato di tutti i tecnicismi, significa
che qualcuno che prima prendeva cento dovrà prendere novanta, e che qualcuno
che prima prendeva ottanta dovrà prendere di più.
Il federalismo è difficile da realizzare
relativamente alla parte a cui bisogna togliere e noi avevamo fatto con il
Governo 1996/2001 un primo Decreto che cercava di ridistribuire con criteri più
ancorati a parametri oggettivi i trasferimenti alle Regioni. Pensate che questo
portava in 13 anni uno spostamento sostanzialmente del 2% della modalità (una
inezia), eppure è stato contestato da ricorsi alla Corte Costituzionale e non
si è riusciti a portarlo a termine.
Adesso, però, è stata insediata una Commissione per
il Federalismo Fiscale e la difficoltà non sono certo i dati (ci sono), ma la
politica, perché qualcuno dovrà avere meno rispetto alla gestione di alcuni
parametri essenziali di distribuzione delle risorse.
Io condivido il fatto che non si introducano nella
Legge Finanziaria norme che non hanno a che fare immediatamente con gli effetti
finanziari, come i temi che riguardano il Testo Unico o le norme che presidiamo
all’attività dei Comuni come il terzo mandato o della maggiore valorizzazione
dei Consigli Comunali. Questi sono temi che devono stare in una discussione a sé
stante.
Per il resto ci sarà questo incontro delle Autonomie
con il Presidente del Consiglio, per cui ci sarà un tavolo autorevole nel quale
raccogliere il senso delle vostre proteste e proposte.
Per quello che mi riguarda, fatto salvo che dovrò
difendere i contenuti programmatici della Finanziaria per la parte che riguarda
il mio ministero, resto a disposizione, non dimenticando il mio ormai lontano
passato di Sindaco. Vi ringrazio.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Ringraziamo il Sottosegretario che sicuramente porterà
a Roma certi temi, cercando di influenzare in maniera positiva le scelte che
verranno attuate dal Parlamento.
Vi chiederei adesso di arrivare concretamente al voto
di questo documento, anche perché i tempi sono abbastanza ristretti.
Votiamo il documento intitolato: “Ordine del giorno
del Consiglio Regionale ANCI Veneto sulla Finanziaria per il 2007”.
Voti favorevoli? Tutti. Voti Contrari? Nessuno.
Astenuti? Nessuno. Approvato all’unanimità.
Grazie, perché questa è un’espressione di
condivisione.
Abbiamo ora il punto n.4 all’ordine del giorno,
anche se non so se i tempi ci consentiranno una discussione appropriata, anche
perché abbiamo degli ospiti che sono venuti appositamente per la premiazione.
Come sapete, il documento che viene portato (non ne
do lettura) è all’interno della cartellina, per cui credo abbiate avuto modo
di analizzarlo. Esso viene proposto dal Direttivo dell’ANCI Veneto e riguarda
una proposta che l’ANCI Veneto fa al legislatore nazionale riguardo a una
modifica della normativa sull’acquisizione della cittadinanza.
Voi sapete che in Parlamento si sta discutendo degli
aspetti connessi alla normativa sull’immigrazione, e noi su questo non ci
addentriamo, perché riteniamo che su temi di questo tipo sia opportuna
un’ampia riflessione a livello nazionale. Sottolineiamo, però, un solo e
singolo aspetto che riguarda la questione della cittadinanza per chi nasce nel
nostro Paese. Su questo discorso, infatti, abbiamo avuto un’evoluzione storica
nel tempo.
L’attuale legge individua una linea paterna e
materna coincidente per quanto riguarda l’attribuzione dei figli senza limiti
di generazioni, anche se esiste un limite per i figli nati dopo il primo gennaio
1948, perché l’equiparazione dei diritti della donna ha fatto sì che anche i
criteri di cittadinanza si siano adeguati.
La nuova Legge del 1992 n.91 tiene in considerazione
il fatto che si siano equiparati il padre e la madre anche per quanto riguarda
la trasmissione della cittadinanza.
Il passaggio successivo che noi vorremmo portare
all’attenzione del legislatore è quello di considerare che la presenza di
bambini nati in Veneto (parlano italiano e dialetto veneto) faccia sì che si
possa attribuire la cittadinanza senza attendere il diciottesimo anni di età.
Si tratta di un problema che può avere dei risvolti
banali, come il fatto che il minore non può andare in gita scolastica
all’estero, ma anche risvolti più importanti, come i casi trattati dal
Tribunale dei Minori quando uno dei genitori porta il minore all’estero
negandogli dei diritti che nel nostro Paese sarebbero, invece, tutelati.
Io credo che questi siano degli aspetti non di poco
conto, e su questo tema il nostro Direttivo si è pronunciato e pone
all’attenzione del Consiglio Regionale questa materia. Io credo che sia un
atto importante portare all’approvazione di questo documento senza dimenticare
che sarà poi necessario un ulteriore Consiglio Regionale per un approfondimento
più generale delle tematiche connesse all’immigrazione.
Questo documento, quindi, non vuole essere un
elemento esaustivo riguardo a questa tematica, ma vuole solo vedere un problema
che esiste nel nostro territorio e permettere l’estensione di un principio di
civiltà e di integrazione.
Io vi chiederei un voto sentito di approvazione
proprio per significare l’attenzione che l’Associazione ha su tematiche di
carattere più generale relative alla tutela dei diritti.
Ci sono interventi?
INTERVENTO
L’intervento è molto delicato e potrebbe dare
adito a dei problemi successivi, perché la cittadinanza è qualcosa di
esclusivo e personale. Si potrebbero, infatti, creare dei problemi di doppia
cittadinanza.
Noi abbiamo, ad esempio, una persona che ha tre
cittadinanze: italiana, marocchina e francese.
Questo è un argomento che dovrebbe essere trattato
prima nei vari Consigli Comunali e dovrebbe essere verificato in maniera molto
più approfondita.
Al riguardo il mio voto sarà di astensione.
PRESIDENTE ANCI
VENETO
Se non ci sono altri interventi io chiederei il voto
al Consiglio Regionale sull’ordine del giorno: “Acquisizione della
cittadinanza italiana”.
Favorevoli? Contrari? Nessuno. Astenuti? Cinque:
Avezzù Paolo, Borgato, Rigno Giovanni (Bolzano Vicentino), Berto, Corazzon.
Provvedimento approvato. Vi ringrazio.