VERBALE DI DELIBERAZIONE

DEL CONSIGLIO REGIONALE

DEL 4 DICEMBRE 2006


Il giorno 4 dicembre a Lonigo (VI) presso Villa San Fermo, via San Fermo 17, alle ore 06.00 in prima convocazione ed alle ore 10.00 in seconda convocazione, su invito del Presidente, si è riunito il Consiglio Regionale dell’Associazione nelle persone dei


Signori:


Presidente: Vanni Mengotto.


Membri presenti: Mengotto Vanni, Andriolo Roberto, Bernardi Luigi Pietro, Bertipaglia Olindo, Berto Ampelia Bogoni Paolo, Bortolot Renzo, Campedelli Samuele, Candiotto Paola, Carpi Pier Luigi, Corazzon Giovanna, De Marchi Martino, Donegatti Valentino, Melotti Claudio, Pante Gino, Pellizzari Andrea, Rigno Giovanni, Rondina Aldo, Sandri Stefano, Selvaggi Aida, Tegner Massimo, Tessari Claudio, Vecchini Giorgio, Vendrasco Roberto, Verziaggi Mario, Zerbaro Luciano, Chinaglia Franco, Dalla Corte Giambattista, Fortin Paolo, Gandini Silvio, Gomierato Maria, Manzato Sergio, Marcato Roberto, Miatello Vittorio, Pavan Patrizio, Sartor Ivano, Stivanello Antonino, Tomasi Pier Antonio, Veronese Adelino, Zanata Franco, Avezzù Paolo, Borgato Renato, Pillon Cesare, Penzo Giuseppe, Sarracco Sante, Volpato Marcello, Berlato Sella Giuseppe, Grazia Raffaele, Menara Dario.


Si sono giustificati per l’assenza: Laruccia Antonio, Merchiori Fausto, Bonometti Flavio,.


Assenti non giustificati: Bazzani Giovanni Battista, Bertaso Franco, Busato Tiziano, Calzavara Massimo, Carli Marco, Caverzan Clara, Claudio Luca, Colcergnan Flavio, Confente Massimo, Crema Alberta, Dalla Vecchia Paolo, Carli Marco, Dal Monte Mario Lamon Paolo, Martini Giuliano, Menegozzo Pietro, Pin Cristina, Romano Doriano Loris, Lombardi Giuseppe, Padoan Renzo, Puppato Laura, Cacciari Massimo, Gidoni Franco, Hüllweck Enrico, Zanonato Flavio, Zanotto Paolo, Bottacin Diego, Giacino Vito, Rina Eduardo, Savioli Argia, Zoleo Maria Cristina, Dall’Alba Terelisa, Trevisan Ettore, Merlin Aleardo, Facincani Maurizio, Pavan Angelo, Mattiello Egidio.


Funge da Segretario il Direttore dell’Associazione: Dario Menara.



PRESIDENTE ANCI VENETO

Questa mattina iniziamo i lavori del Consiglio e oggi pomeriggio avremo l’Assemblea.

Siamo qui ospiti dei Pavoniani. Un saluto sia del Sindaco che di Padre Giovanni dei Pavoniani lo avremo nel pomeriggio in Assemblea.

È doveroso da parte mia salutare la presenza del Presidente della Prima Commissione Regionale Raffaele Grazia, nonché anche nostro Consigliere Emerito. Saluto anche il Presidente Emerito, nonché Consigliere Regionale, Berlato Sella. Ovviamente un caloroso saluto va tutti i colleghi amministratori qui presenti.

Nell’ambito dell’attività dell’Assemblea di oggi incentreremo la nostra attenzione su un aspetto importante e rilevante per noi, cioè quello della proposta di legge regionale per la costituzione dell’Assemblea Permanente delle Autonomie Locali. Questo sarà il tema centrale dell’Assem-blea di oggi, ma io credo che a livello di Consiglio sia opportuno giungere a una discussione anche con l’importante contributo del Consigliere Presidente Raffaele Grazia, che si fermerà qui in mattinata, mentre nel pomeriggio di oggi avremo come ospite il Sottosegretario agli Interni dott. Bonato.

Questa mattina io credo che il contributo di Raffaele Grazie e di voi tutti sarà utile per definire al meglio il documento che trovate nella vostra cartellina in modo da poter arrivare a una proposta unitaria da proporre a livello di Assemblea questo pomeriggio.

Io inizierei il Consiglio di oggi con gli adempimenti previsti dall’ordine del giorno, cioè con l’approvazione del verbale della seduta precedente, che do per approvato se non ci sono obiezioni.

Per quanto riguarda, invece, le comunicazioni del Presidente, io vorrei sottolineare alcuni aspetti che si sono sviluppati dall’ultimo Consiglio che abbiamo svolto ad oggi. Alcuni temi sono stati affrontati sia a livello di Direttivo che di Presidenza anche con incontri pubblici, di cui l’ultimo a Venezia sulla problematica relativa ai segretari comunali e, in generale, sulla gestione degli enti locali, anche in previsione della modifica del T.U.

Oltre a questo tema dei segretari comunali (problema non di poco conto nell’ambito del Veneto), abbiamo anche cercato di attivarci su quei progetti che erano stati presi in considerazione nel precedente Consiglio di Rovigo. Innanzitutto ci siamo attivati sulla problematica relativa alla sanità, portando a compimento l’attività preannunciata di Federsanità Veneta (qui abbiamo anche il Presidente Vendrasco, che potrà eventualmente approfondire la tematica) e su questo tema abbiamo attivato con piena operatività le funzioni di Federsanità.

Accanto a questo ci si è anche resi conto della necessità di entrare in un settore particolare come quello della certificazione dei bilanci e della certificazione in generale di qualità, attraverso la costituzione della Società di Revisione. Questa Società di Revisione è stata costituita con l’apporto di ANCI Veneto, di ANCISA e di Federsanità, oltre che di privati, e ci consentirà di dare una risposta non solamente alle problematiche di revisione e certificazione, ma anche di dare una risposta all’annoso problema di una corretta valutazione dell’operatività, in particolar modo, delle strutture sanitarie.

Dal punto di vista istituzionale, come ANCI Veneto, l’aspetto che più ci interessa è quello di arrivare a degli indicatori che ci consentano una corretta valutazione, come Associazione e anche come Presidenti e Conferenze dei Sindaci, dell’attività delle strutture sanitarie presenti nel territorio.

Tutti gli elementi credo ci portino ad approfondire meglio la cosa e a darci strumenti tecni-camente di immediato utilizzo, e questo credo sia auspicabile, perché così potremo essere interlocutori con degli strumenti e delle informazioni. Avere le informazioni, infatti, significa anche poter approntare delle risposte.

All’interno della cartellina, in riferimento agli aspetti di Federsanità, trovate anche un documento approvato dai rispettivi Direttivi ed elaborato in tempi rapidi, proprio per rappresentare una proposta forte anche a livello regionale e perché vi era la necessità di arrivare in tempi rapidi per smorzare quella proposta di creazione di ULSS unica a livello provinciale. Il documento, quindi, aveva una necessità impellente nella sua elaborazione, per cui probabilmente al suo interno vi troverete alcuni aspetti da limare o aggiornare.

Sull’area della sanità noi ci siamo impegnati sia a livello di Consulta che di Direttivo in maniera rilevante per arrivare a delle proposte che, anche nel medio periodo, possono essere utili ai fini degli amministratori.

Un altro ambito rilevante ove ci è mossi è quello relativo alle piccole città storiche, perché questo è un tema che coinvolge moltissimi Comuni del Veneto. Su questo tema si è portata avanti una proposta di legge a livello regionale per riconoscere e contribuire all’attività turistica di questi Comuni e, inoltre, si è portata avanti un’iniziativa di promozione coinvolgendo una pluralità di soggetti attraverso anche il contributo di ANCISA per raggiungere l’obiettivo di far conoscere questa specificità del territorio veneto.

Per quanto riguarda le piccole città storiche del Veneto c’è stata anche una forte adesione da parte degli amministratori; anzi posso dire che la creazione di questo gruppo di lavoro forse è stato uno degli ambiti più sentiti.

Io credo che al riguardo ci si possano aspettare dei frutti positivi anche per il futuro, perché c’è un forte entusiasmo e una partecipazione rilevante da parte degli enti e anche di vari soggetti interessanti alla valorizzazione dei beni artistici e all’aspetto turistico.

Altro ambito su cui si è agito è quello relativo alla tematica della Finanziaria: su questo abbiamo avuto una serie di approfondimenti anche grazie all’attività della Consulta Finanza per arrivare a una proposta concertata anche con l’ANCI Nazionale relativa alle modifiche della Finanziaria 2007 e degli effetti della precedente Finanziaria per quello che riguarda i vincoli e limiti del patto di stabilità. Questa, infatti, è un’immediata problematica per gli enti, perché connessa alle chiusure di bilancio; su questo tema anche a livello nazionale ci è cercato di dare delle risposte (più tardi o nel pomeriggio potremo approfondire questi elementi).

È chiaro che questo elemento va di pari passo anche con l’ipotesi di modifiche istituzionali e, in particolar modo, l’ipotesi di modifiche al T.U. Addirittura c’era stato il tentativo di portare in Finanziaria alcune modifiche dello status degli amministratori, ma ciò ci ha visto ovviamente contrari sia come ANCI Veneto che come ANCI Nazionale, perché non era certo il luogo legislativo più adatto per fare delle modifiche del genere che, invece, dovrebbero trovare un dibattito e una concertazione con gli enti interessati. Non vi nascondo che il rischio maggiore sia quello di arrivare a modifiche della normativa e del T.U. esclusivamente correlate a problemi di carattere economico. È chiaro che i problemi di cassa ci sono nel nostro Paese al di là del variare delle maggioranze, ma l’orizzonte che si deve avere nell’affrontare una riforma normativa come quella degli enti locali deve essere temporale e ideale, che va al di là del problema della cassa o della quadratura dei conti a livello statale.

Io credo che oggi pomeriggio avremo modo di parlare proprio di questi temi proprio per mettere in evidenza anche a livello nazionale che alcune modifiche devono trovare la loro logica in un disegno complessivo della funzione degli enti locali, che non può esaurirsi in una presunta riduzione di spese o miglioramento dell’economicità di gestione.

Siamo andati poi avanti con l’attività dei servizi che avevamo posto in essere anche in precedenza, ma su questo tema avete in cartellina un documento che indica le linee guida per l’attività 2004-2009, per cui oggi pomeriggio credo sarà opportuno andare ad approfondire i singoli punti.

Lascerei, quindi, l’analisi e verifica di questi aspetti nel pomeriggio, altrimenti rischiamo di arrivare a un doppione dell’attività.

I temi proposti giungono dall’iniziativa di Dire e Fare di Rovigo, ma su questo problema il Presidente di ANCISA, Cesare Pillon, e anche il Direttore avranno modo di essere più precisi sull’argomento.

Io dico solo due parole sull’iniziativa di Rovigo, visto che ci ritroviamo dopo qualche mese. Dal punto di vista delle adesioni l’iniziativa è andata bene, perché abbiamo avuto adesioni positive e importanti. Molto positiva è stata anche l’attività che ha coinvolto le Proloco e i giovani per quanto riguarda il servizio sostitutivo civile. Tale iniziativa è stata molto apprezzata e ci ha consentito di avvicinare soggetti che sono fuori dall’ambito degli enti locali. Per quanto riguarda la forma e le caratteristiche della manifestazione, però, c’è da dire che si sono manifestati dei limiti, per cui sarebbe opportuno trovare una strada da percorrere congiuntamente per quanto riguarda la partecipazione degli enti con degli stand e la necessità di trovare delle proposte che vadano al di là del semplice coinvolgimento sull’innovazione degli enti.

I temi che hanno trovato maggiore riscontro sono stati quelli correlati alle iniziative degli enti locali, ma non temi strettamente degli enti locali stessi. Il tema del servizio civile dei giovani è un tema che ci interessa, ma che sicuramente è a lato rispetto ai nostri temi istituzionali.

Io credo che questo ci debba far interrogare sulla funzionalità della manifestazione e sui progetti che dovremo avere per il futuro della manifestazione stessa.

Credo che questa sia un’occasione per poter discutere e approfondire anche questo argomento.

Per quanto riguarda le comunicazioni del Presidente, io non avrei altro da dire, anche perché mi riservo di parlare oggi pomeriggio su temi più di carattere generale.


CHINAGLIA

Io vorrei intervenire sulle attività che abbiamo avuto da Rovigo fino a oggi, ma vorrei intervenire per un motivo particolare, relativo a una esigenza che io vedo da parte di tutta la nostra organizzazione, cioè il problema della casa. Io ho avuto occasione di andare la settimana scorsa, a nome dell’ANCI, alla Conferenza Nazionale della Casa, dove è nata una piattaforma sui problemi della casa stessa e dove sono emersi con forza due problemi. Prima di tutto si è rilevato il ritardo storico sui problemi della casa dalla nostra organizzazione e poi il ritardo sulle problematiche su cui sta intervenendo la Finanziaria. Il giudizio che è emerso è stato estremamente critico relativamente alle risposte che intende dare il Governo su questa problematica.

Certamente i tempi sono corti, e da questa piattaforma nazionale si intende recuperare queste problematiche, ma io credo che ci sia anche l’esigenza di individuare delle strutture; questo lo dico al Presidente e ne ho parlato anche con Roberto Vendrasco.

In questi ultimi due mesi io ho cercato di impegnarmi e ringrazio il Presidente per avermi dato la possibilità di confrontarmi con l’Assessore Regionale su proposte di modifica della Legge n.10.

Non è pensabile che la nostra struttura, che raggruppa tutti i Comuni veneti, poi demandi queste questioni ai Comuni più grossi. Io sono Assessore di un Comune di 4.000 abitanti e penso che se non facciamo un’unità di confronto corriamo il rischio di pendere troppo da una parte o dall’altra.

I contributi sul buono casa del 2005 non sono stati erogati, mentre in alcune Regioni si è già pronti a pagare il 2006. Su queste questioni io credo che noi dobbiamo fare un grande salto qualitativo e quantitativo, perché solo in questo modo riusciremo a rispondere a molti problemi.

Io da solo non posso affrontare tutte queste problematiche, ma posso dare solo un contributo, per cui è importante individuarle insieme, perché pesano, giorno dopo giorno, sul nostro territorio.

Grazie.


Aldo RONDINA

Buongiorno a tutti. Io non vorrei che il discorso fosse spostato tutto sull’argomento toccato dall’amico Chinaglia, ma io credo valga la pena ragionarci sopra due minuti.

Chinaglia ha affrontato giustamente un tema scottante per i vari aspetti che esso presenta, cioè il problema della casa. Io mi sono sfogliato velocemente la proposta della Finanziaria e ho visto che per la casa, purtroppo, non ci sono proposte. Io direi che, siccome in ogni ATER del Veneto c’è un rappresentante di ANCI Veneto, non sarebbe male che questi rappresentanti fossero riuniti in sede ANCI per affrontare in maniera compatta la problematica della casa.

Io vorrei completare l’intervento di Chinaglia proprio su questa base, e dato che ho il microfono vorrei anche ringraziare velocemente il nostro Direttore Menara che, per l’iniziativa per le piccole città storiche a cui ha accennato prima il Presidente, si sta spendendo in maniera molto consistente. In un momento di difficoltà anche economica tale iniziativa sta prendendo sempre più piede, perché i Comuni attraverso il turismo potrebbero avere dei ritorni (aspetto affrontato anche nella Consulta Attività Economiche e del Turismo). Io credo che questo sia un discorso che deve essere portato avanti con forza e con molta attenzione. Grazie.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Grazie a Chinaglia e grazie a Rondina.

Riguardo al discorso della casa, l’Associazione già da alcuni anni è il soggetto che si pone come interfaccia fra la Regione e i Comuni per quanto riguarda la gestione dei fondi dei contributi all’affitto. Su questi ambiti c’è un accordo regionale complessivo, ma il problema dell’effettiva erogazione coinvolge anche lo Stato, perché la disponibilità dei fondi, anno per anno, viene fornita dallo Stato alla Regione che, a sua volta, poi ce li trasferisce. Eventuali ritardi, quindi, sono connessi allo slittamento a livello nazionale del trasferimento dei fondi.

Io credo che sia positiva la proposta di Chinaglia e di Rondina di mettere assieme le nostre energie e competenze specifiche per fare delle proposte puntuali e concrete, altrimenti c’è il rischio di andare al traino dei Comuni più grandi. Noi, invece, dobbiamo avere una proposta che possa andare bene per la totalità dei Comuni, compresi quelli più piccoli.

Si potrebbe, quindi, mettere in piedi un gruppo di lavoro con quelle persone che ci rappresentano come Associazione negli ATER e in altre realtà interessate alla problematica della casa.

Credo, quindi, si possa rispondere positivamente a queste richiesta, un po’ come abbiamo fatto nel momento in cui ci è stato chiesto dalle donne di creare la Consulta delle pari Opportunità.

Io credo che nel momento in cui i nostri aderenti ci chiedono di sviluppare una certa tematica noi dobbiamo mostrarci favorevoli, come appunto nei riguardi della problematica della casa.

Penso che al riguardo sia opportuno avere un numero di persone che possano essere i corretti interlocutori dei colleghi amministratori e che siano perfettamente a conoscenza del tema. Io credo che su questo tema, come Direttivo, dovremo trovare uno strumento compatibile con lo Statuto come un gruppo di lavoro o un gruppo tecnico, per dare una risposta e per condensare delle energie che altrimenti andrebbero inutilmente disperse.

Vorrei farvi un cenno anche riguardo a un’altra iniziativa che ci viene richiesta da parte degli aderenti, cioè quella relativa alla Consulta Giovani per la gestione dell’attività di servizio civile.

La Consulta Giovani si era proposta per essere l’interfaccia nell’ambito del servizio civile, e noi abbiamo acconsentito perché, nel momento in cui un gruppo di persone si interessa di un tema ben specifico, non possiamo che essere contenti.

Altro tema che dovremo avere presenti un po’ tutti è quello della partecipazione alla Consulta, e tale tema l’abbiamo dibattuto anche a livello di Direttivo e di Capiarea.

Noi abbiamo un duplice problema, cioè delle persone che sono state individuate e che non partecipano alle Consulte e, nello stesso tempo, persone interessate a partecipare ma che non possono perché non sono state indicate.

Io credo che su questo tema, che vale per tutti i gruppi politici rappresentati in Associazione, dovremo dare una risposta unitaria, in modo che chi ha voglia di lavorare possa trovare una collocazione all’interno delle Consulte. Io credo che non succeda niente se a chi è stato indicato a suo tempo e non si è presentato viene detto di lasciare il posto ad altre persone più disponibili.

Credo che se ci sono amministratori disposti a lavorare su vari temi sarebbe miope da parte dell’Associazione non dare una risposta, perché ci priveremo di energie di competenze specifiche.


Maria GOMIERATO, Sindaco Castelfranco Veneto

Io volevo dare un contributo al tema delle piccole città storiche, che è un tema assolutamente importante e strategico per il nostro Veneto. Secondo me, questo tema deve essere focalizzato insieme a tutte le altre realtà che oggi si occupano di promozione del territorio.

Piccole Città Storiche del Veneto nasce come una nuova realtà, ma non nasce all’interno di un deserto, bensì di un tessuto che ha tutta una serie di istituzioni, di piccoli consorzi e di itinerari di rete, basti pensare, ad esempio, all’Associazione Città Murate del Veneto. C’è poi Progetto Esagono che vede sei Comuni di Padova, Treviso e Vicenza (Bassano del Grappa, Castelfranco, Cittadella, Asolo, Possagno e Marostica) che lavorano insieme per promuovere turisticamente il loro territorio attraverso le borse turistiche locali.

Non seguo personalmente i lavori dell’Associazione Città Murate, ma la segue il mio Assessore alla Cultura, il quale mi dice che bisogna riuscire a concretizzare un progetto che vada a configurarsi e a mettersi in rete con le altre proposte, trovando una collocazione all’interno dei momenti forti di promozione del territorio. Questo vuol dire andare nei luoghi dove ci sono delle fiere di settore per promuove questa realtà con progetti concreti senza disperdere energie e risorse.

Visto che c’è l’Associazione Città Murate del Veneto, proviamo a dialogare anche con essa e ad andare insieme sul territorio a promuovere progetti. Cerchiamo di metterci assieme ad altri quando ci sono queste opportunità di fare promozione turistica e di fare marketing territoriale.

Noi mettiamo 500 € l’anno per le Piccole Città Storiche, ma che cosa possono fare questi 30 Comuni da soli? Proviamo, invece, a metterci in dialogo con le altre realtà che si promuovono sul territorio del Veneto e cerchiamo di dare sostanza a un progetto facendo tesoro delle reti di altre realtà.

Le risorse sono quelle che sono e l’energia delle persone è quello che è, per cui è importante fare sistema e squadra anche su questo fronte; così magari i 500 € potrebbero diventare anche i 1.000, che vengono spesi volentieri perché si vedono i risultati. Vi ringrazio.


SELVAGGI

Sono senza voce, per cui non parlerò molto. Vorrei sostenere quello che ha detto la Gomierato, perché io sono di Bassano del Grappa, che è una piccola città che fa parte dell’Esagono. Io sostengo pienamente le opinioni della Gomierato e la sua richiesta, e non mi dilungo oltre perché mi manca completamente la voce. Grazie.


PILLON

Su questa questione potremo dare subito delle risposte, perché come ANCI Veneto e come ANCISA stiamo investendo al di là delle risorse messe dai Comuni. Fino a ora, infatti, ANCI Veneto e ANCISA hanno investito 60.000 € sulla questione delle Piccole Città Storiche, che riteniamo sia una grande intuizione.

Il tema che abbiamo di fronte è, oltre al reperimento delle risorse da Regione e da altre realtà, con risposte tutte negative, il tentativo di ricerca autonoma di risorse attraverso i meccanismi della partecipazione alle Fiere con una prima promozione delle Piccole Città Storiche. Al riguardo, siamo stati a Lugano, dove abbiamo avuto ottimi riscontri, e saremo a Berlino dal 7 all’11 di marzo per la più grande fiera del turismo del mondo.

Il tema che oggi ci impegna di più, però, è quello di trovare uno strumento di collegamento che, oltre alla promozione, crei dei pacchetti. Al riguardo, però, non bisogna dimenticare che ANCI Veneto e ANCISA non sono un’agenzia di viaggio, per cui stanno ricercando (forse lo abbiamo trovato) un partner che ci supporti per affiancare alla promozione delle Piccole Città Storiche del Veneto dei pacchetti di soggiorno, che possono essere venduti assieme alla promozione, e questo non solo alle Fiere, ma anche all’interno di Internet.

Questa questione è ritenuta un elemento strategico per queste realtà, anche perché il turismo nel Veneto è una realtà importante (prima regione in Italia con oltre 50 milioni di pernottamenti), anche se molto complessa.

Le risorse sono abbastanza limitate, per cui promuovere tutto il Veneto non è facile, ma avere una situazione così complessa è anche un vantaggio, perché qualsiasi tipo di iniziativa può essere sinergica con altre realtà, come lago, mare, montagna, terme e città storiche.

Un’opportunità per le Piccole Città Storiche è data dal fatto che mentre una volta il turismo era fortemente stanziale (chi era al mare stava al mare e chi era alle terme restava alle terme) oggi c’è una grandissima richiesta di movimento da parte del soggetto che è al mare o al lago, per 15 giorni o un mese, e vuole conoscere la realtà che gli sta intorno.


Dario MENARA, Direttore ANCI Veneto

Relativamente alle Piccole Città Storiche, che io ritengo una grande iniziativa, volevo dare alcuni dati relativamente alla nostra presenza. Siamo stati al By Veneto e poi al Salone delle Vacanze in Svizzera, e sono stati intercettatie indirettamente qualcosa come 100.000 persone.

A Lugano sono state volte 1.340 interviste dirette che hanno evidenziato che il Veneto è ben conosciuto, che l’esigenza di conoscere aspetti nuovi del Veneto è molto sentita e che, quindi, questa offerta dei Comuni è decisamente interessante. Queste interviste, però, anche hanno evidenziato che c’è un’attesa da parte dei potenziali turisti di avere informazioni complete, intendendo anche le informazioni sulla rete di trattorie, ristoranti, alberghi e agriturismi per poter programmare le vacanze.

Noi siamo partiti costruendo delle schede sintetiche per ogni Comune, che abbiamo messo in rete con un buon riscontro di visite del sito. Adesso vogliamo completare tale sito anche con le informazioni commerciali.

L’ultima Assemblea delle Piccole Città Storiche, che si è svolta il 27 (martedì scorso) a Preganziol, ha evidenziato la richiesta, per il 2007, di avere una certezza di interventi per almeno un triennio (un appoggio di ANCI Veneto e ANCISA per altri due anni), di rinforzare la presenza ad alcune Fiere, di organizzare la formazione delle persone che a livello comunale seguono questo settore e di individuare alcuni gruppi di tour operator, facendo loro visitare i Comuni (cosa che ci accingiamo a fare per il 2007).

Io credo che dovremo anche investire meno, perché con 30.000 € penso riusciremo a fare fronte a questi impegni e, con l’aiuto di questo operatore, potremo intervenire direttamente sul piano commerciale, avendo così un’entrata diretta anche per finanziare direttamente questa attività.


Stefano SANDRI, Sindaco di Caprino

Mi è stato chiesto da alcuni colleghi Sindaci della Val d’Adige veronese di portare questo problema al Consiglio. Già in marzo avevamo fatto un incontro a Verona con le Consulte dell’Ambiente, del Territorio e dei Trasporti sul problema del Corridoio Uno (nuova linea ferroviaria che collegherà il Brennero con la Pianura Padana). Da quello che si riesce a capire la linea ferroviaria sarà fatta passare in galleria nella parte trentina, mentre la parte veneta dei nostri Comuni verrà fatta passata a cielo aperto, creando un impatto ambientale ed economico notevolissimo. Dopo Affi, infatti, ci sono delle distese di vigneti coltivati da tante aziende agricole e da tanti giovani dediti all’agricoltura, e un impatto del genere creerebbe sicuramente notevolissime difficoltà di tipo economico, con una conseguente destabilizzazione sociale.

Quello che propongo io (non so se sono presenti i Presidenti delle Consulte Ambiente e Territorio e anche Trasporti) è di organizzare un incontro in Val d’Adige proprio per esaminare il tema con i Sindaci e far sentire la nostra voce. Grazie.

PRESIDENTE ANCI VENETO

Su questi temi infrastrutturali è importante che l’Associazione si muova con una sintonia della stragrande maggioranza degli amministratori. Se venisse creato un coordinamento dagli enti della zona sicuramente l’Associazione potrebbe essere presente. L’importante su queste tematiche, comunque, è la condivisione della posizione degli enti, perché altrimenti l’Associazione difficilmente può intervenire. Se ci fosse una posizione unitaria, comunque, sicuramente avremo piacere di partecipare a una vostra eventuale riunione, perché così potremo far valere una certa posizione.

Noi di solito ci muoviamo un certo criterio, cioè quando la posizione degli enti è uniforme e omogenea. Se, invece, c’è diversità di posizioni non possiamo prendere posizione a favore degli uni o egli altri.

Se non ci sono altri interventi sull’argomento (potremo parlarne anche nel pomeriggio), passerei alla proposta di assestamento del bilancio di previsione 2006, come approvato già a livello di Direttivo, e poi all’approvazione del bilancio di previsione e delle quote associative per il 2007.

Sull’argomento passerei la parola al Direttore Menara.


Dario MENARA, Direttore ANCI Veneto

La proposta di assestamento di bilancio interviene su piccoli numeri (c’è solo qualche grossa cifra che vedremo più avanti), perché le ipotesi di previsione approvate l’anno scorso si sono verificate.

Inizierei con i ricavi, dove l’anno scorso avevamo previsto di consolidare le entrate che già avevamo, e queste si sono realizzate. Abbiamo avuto dalla Regione i soliti 75.000 €, e i contributi regionali dei Comuni continuano a essere versati regolarmente.

Si è aperto anche un piccolo contenzioso con l’ANCI Nazionale per alcune somme che l’ANCI nazionale ha segnalato e che noi consideriamo, finché non ci manderanno gli elenchi dei Comuni morosi, frutto di pura fantasia o di invenzione contabile. Ci è stato chiesto dall’ANCI Nazionale di recuperare circa 90.000 € riferiti all’anno 2001, ma noi abbiamo scritto a tutti i Comuni chiedendo di inviarci i documenti di liquidazione delle somme, perché non riteniamo sia possibile che i Comuni versino regolarmente fino al 2000 e, poi, versino di nuovo regolarmente dal 2002, saltando solo il 2001. Secondo noi, questa è un’ipotesi assurda che abbiamo contestato alla sede nazionale, ma è bene che il Consiglio sia informato anche di questo.

Quest’anno abbiamo registrato un incremento di circa 55.000 € dovuto a un contributo che la Regione quest’anno riconosce all’ANCI per la manifestazione Dire e Fare. Questa voce è stata messa sia nelle entrate che nelle uscite, perché questi 55.000 € andranno ad ANCISA per compensare le spese relative all’organizzazione della manifestazione.

Per quanto concerne gli organi dell’Associazione, sui costi abbiamo visto che in sostanza sono diminuiti. C’è stato qualche leggero incremento solo alla voce dei servizi (studi e consulenze, convegni, pubblicazioni e polizza assicurativa dei Sindaci).

Dei progetti speciali ne abbiamo attivati alcuni con la Regione e altri con altre entità (Piccole città Storiche con + 35.000 € ed il Progetto Servizio Civile le cui entrate non sono prevedibili per questo esercizio).

Io credo che le informazioni sulle Piccole Città Storiche siano già state date abbondantemente, mentre per il Progetto Servizio Civile posso dire che siamo partiti alla fine del 2005 e che nel corso di quest’anno abbiamo svolto attività formativa per i Comuni. Siamo stati anche accreditati dall’Ufficio Nazionale come Ente di 1^ Classe e, per il 2007, abbiamo programmato la formazione. Hanno aderito a questo servizio 57 Comuni e, nel 2007, dovremo provvedere a formare circa 200 giovani.

Abbiamo detto che il servizio civile è un po’ un investimento delle Amministrazioni sul futuro, perché permetterà di dare una visione diversa ai giovani delle Amministrazioni Civiche, visto che le conosceranno da dentro e conosceranno il loro modo di operare. I giovani avranno anche la possibilità di entrare nello specifico di alcuni settori (politiche sociali, beni ambientali, beni culturali). Come ANCI attiveremo una formazione di quattro giovani nel campo della comunicazione, perché riteniamo importante riuscire a monitorare nei Comuni veneti tutte le iniziative informative che riguardano i giovani.

Il bilancio di assestamento, quindi, prevede un piccolo utile di € 572.

Una breve spiegazione va data sull’assetto societario di ANCI Veneto e di ANCISA (società collegata).

ANCI Veneto ha mantenuto nel corso dell’anno la sua quota di capitale sociale in ANCISA di oltre il 75% ed è presente ancora nella Scuola di Polizia Municipale con un 10%. Per quanto concerne SOA Nord Est, invece, c’è un contenzioso con l’ANCI Nazionale sulla proprietà del 2,5% delle quote sociali.

È stata costituita nel mese di novembre ANCI Qualità, di cui ANCI Veneto detiene il 25%.

ANCISA, a sua volta, ha mantenuto la partecipazione in E-Global Service del 10%.

Siamo usciti, invece, dall’UNITECNA.

Abbiamo partecipato alla società di certificazioni CTE con un 10% e in ANCI Quality con un 30%. Si è in attesa di entrare a far parte, assieme alla Banca Intesa, di una società che gestirà il flusso informativo dei finanziamenti europei verso gli enti pubblici e privati. Entreremo solo con una piccola quota, ma è importante essere presenti nella fase di strutturazione delle informazioni.

Come Consiglio di ANCISA è stato anche deliberato di essere presenti nella compagine sociale di Televeneto e, nel campo della comunicazione, di qualche emittente radio, anche per collegarci meglio sul progetto dei giovani che si dedicano al servizio civile.

Questo è il nostro assetto societario.

Il bilancio di previsione prende le mosse dal bilancio assestato e prevediamo di confermare le quote di adesione 2007 come nel 2006 (275.000 € di entrate dall’ANCI Nazionale e 285.000 € di entrate regionali); di mantenere anche le quote invariate per i soci che sono, per gli enti diversi (Consorzi e Associazioni), 1.000 € per gli enti fino a 20 dipendenti, 1.500 € per chi ha da 20 a 50 dipendenti, 2.000 € per gli enti che hanno da 50 a 100 dipendenti e 3.000 € per chi ha oltre 100 dipendenti. Per le Unioni dei Comuni pensiamo di mantenere le stesse quote.

Per le Piccole Città Storiche è stato concordato di liquidare anche per quest’anno 500 € a Comune, chiedendo una quota di ingresso per i nuoci Comuni di 1.000 €, perché è giusto che coloro che arrivano dopo che i lavori di avviamento sono già stati fatti paghi qualcosa di più.

Anche per la Regione prevediamo di introitare i 75.000 €.

Vi sono poi delle entrate per i progetti speciali che realizziamo in collaborazione con la Regione, che sono i giroconti che prevedono le stesse somme in uscita. Così pure per quanto riguarda i costi che sono invariati per gli organi della Regione.

Vi è stato un incremento per quanto riguarda i servizi, e anche le spese generali prevedono un piccolo incremento. Chiudiamo anche qua, con un utile di 920 €.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Grazie al Direttore. Se ci sono interventi sull’assestamento di bilancio o sul bilancio di previsione 2007 è aperta la discussione.

Se non ci sono interventi porterei in votazione l’assestamento di bilancio 2006 sulla base del documento che avete nella cartellina. Voti favorevoli? Voti Contrari? Nessuno. Astenuti? Nessuno. Approvato all’unanimità.

Votiamo ora il bilancio di previsione 2007 e quote associative come annunciato dal Direttore.

Voti favorevoli? Voti contrari? Nessuno. Astenuti? Nessuno. Approvato all’unanimità.

Passerei ora al punto n.5 all’ordine del giorno: “Proposta di legge regionale per la costituzione dell’Assemblea Permanente delle Autonomie Locali presso la Regione Veneto”.

Su questo tema trovate nella vostra cartellina un documento, predisposto dai professori De Martin e Meloni di Roma, intitolato “Assemblea Permanente degli Enti Locali presso la Regione”. Ancora da ottobre, a Rovigo, avevamo deciso di far elaborare un documento che avesse una base anche giuridica, perché è chiaro che le proposte che possono pervenire, poi, devono scontrarsi con quelli che sono i paletti posti dal nostro ordinamento e, in particolar modo, dai vincoli normativi e costituzionali.

L’approfondimento fatto dai professori De Martin e Meloni è un approfondimento che sicuramente ci indirizza verso alcuni percorsi, lasciando poi aperti alcuni temi che sono squisitamente di carattere politico da concordare con i vari soggetti che andranno a elaborare la proposta e, in particolar modo, la definizione dello Statuto Regionale. L’Assemblea Permanente, infatti, è strettamente correlata alla definizione dello Statuto della Regione Veneto.

La passata legislatura si è conclusa con un nulla di fatto riguardo alle modifiche dello Statuto della Regione Veneto; attualmente, in Italia, mi pare rimangano solo quattro Regioni che non hanno ancora revisionato lo Statuto.

Questo è un tema urgente che abbiamo voluto affrontare, sia come Consiglio dell’Associazione sia come Assemblea, anche nell’ambito di un’ipotesi aperta come questa. Si sarebbe potuto anche arrivare ad affinare ulteriormente lo studio di De Martin per raggiungere un punto chiuso su tutti quanti gli aspetti, ma da parte nostra si è privilegiato il fatto di arrivare prima di fine anno con una proposta, perché su di esse ovviamente bisognerà sentire anche le altre Autonomie Locali prima di portarla all’attenzione della Regione Veneto, proprio perché è importante arrivare con un elemento unitario per tutto il mondo delle Autonomie. Io credo, infatti, sarebbe un errore che ogni Ente arrivasse con una proposta diversa e non coordinata. Io credo sia opportuno arrivare con una proposta unitaria e anche premiare il tempismo per quanto riguarda l’elaborazione di un documento, che lascia il giusto spazio a chi dovrà deliberare (consiglieri regionali).

Prima di lasciare la parola al Presidente della Consulta, Ivano Sartor, che ha seguito personalmente le problematiche relative all’aspetto di definizione di questa ipotersi con il prof. Meloni e il prof. De Martin, volevo ricordare un tema che è stato affrontato di recente a Padova, e che è strettamente correlato con la definizione del nuovo Statuto Regionale.

Quando abbiamo fatto il convegno a Padova sul bicentenario della costituzione di Comuni moderni, non è stato fatto solo un convegno di carattere storico, ma è stato fatto un convegno che ha gettato una luce molto forte su alcune costanti presenti nell’ambito del nostro ordinamento, e che ci trasciniamo dall’epoca napoleonica, tenendo anche conto di alcuni temi che, senza una visione storica ad ampio respiro, non si riescono correttamente a inquadrare.

Ben difficile è dare una risposta alla collocazione degli enti locali in rapporto alla Regione se non si ha cognizione piena di quello che è un percorso anche storico, che ha visto in Italia il formarsi della potestà regionale ben più tardi rispetto alla definizione prevista dai padri costituenti. Teniamo poi conto che il primo tributo regionale autonomo è della fine degli anni ottanta, per cui le Regioni prima hanno vissuto esclusivamente su una fiscalità esclusivamente derivata dallo Stato.

Questi temi, che sono stati illustrati in maniera molto efficace, gettano una certa luce su una architettura, che noi auspichiamo individui una corretta ripartizione delle competenze, in particolare riguardo all’annoso problema della competenza di tipo amministrativo, perché nel corso dei anni più Enti sono andati a debordare dall’ambito legislativo e di indirizzo a un ambito meramente gestionale e amministrativo, e fra questi anche le Regioni. Nell’attività regionale grande peso ha un’attività direttamente gestionale e meramente amministrativa rispetto alla previsione originaria del legislatore costituente, e che poi viene confermata anche dall’attuale Titolo V della Costituzione in cui questa equa e pari dignità degli Enti deve trovare una corretta definizione dei ruoli e delle competenze.

Credo che bisogna affrontare questo tema tenendo presente l’evoluzione storica e lo stretto rapporto che questa evoluzione ha manifestato con il problema della fiscalità locale. L’evoluzione storica vede, a mio avviso, oggi un arretramento nell’ambito delle tematiche del federalismo e dell’autonomia, perché da alcuni anni assistiamo a un accentramento riguardo alle decisioni sia a livello nazionale che regionale, e questo lo stiamo vedendo in tutta Italia.

Da questo punto di vista c’è un’azione che può comportare una modifica di fatto di quelle che sono le funzioni proprie degli Enti, perché un conto è quello che viene scritto e un conto è poi quello che effettivamente di fatto si manifesta.

Io credo che il problema dell’Assemblea Permanente delle Autonomie debba trovare una collocazione forte, perché se non individuiamo un rapporto forte dei Comuni e delle Province nei confronti anche della Regione rischiamo di vedere aggredito un ambito che specificatamente la Costituzione riserva agli Enti Locali (in particolar modo ai Comuni), ma che poi di fatto lascia a Stato e Regioni, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle risorse.

Io credo che questo sia un tema cruciale, che riguarda anche la sopravvivenza degli Enti come li conosciamo oggigiorno, al di là di quelle che sono le evoluzioni future su cui deve aprirsi un grande dibattito a livello nazionale.

Se non siamo consapevoli per primi noi che la partita dell’Assemblea delle Autonomie è una partita che non coinvolge esclusivamente un rapporto marginale di consulenza nei confronti di normativa regionale di diretto interesse per gli Enti Locali, ma coinvolge quelli che sono gli aspetti di autonomia specifica degli Enti (struttura degli Enti Locali e funzioni), io credo che commetteremmo un grande errore di prospettiva, perché è una partita che si sta giocando a livello nazionale dove, a mio parere personale, il vento non tira più dal lato delle autonomie, ma che privilegia posizioni di carattere accentrato.

Il cambio di maggioranza a livello nazionale non ha intaccato l’impostazione centralistica della Finanziaria, che è così anche attualmente con un Governo di diverso colore.

Il grande rischio che andiamo ad affrontare è quello di vedere erosa una potestà di autonomia che è stata costruita con grande fatica in questi anni e che ha trovato il proprio coronamento nell’ambito della nuova formulazione del Titolo V della Costituzione con l’esplicitazione della pari dignità fra le partizioni della Repubblica (Stato, Regioni, Province e Comuni). Essa, infatti, rischia di essere erosa nel momento in cui si va ad affrontare l’aspetto specifico dei rapporti con le Regioni e l’aspetto specifico di carattere finanziario.

Io credo che dovremo avere una posizione forte su questo aspetto e che dovremo far sentire la nostra voce, altrimenti c’è il rischio che nel giro di alcuni anni si arrivi a una erosione degli ambiti di attività senza che sia di fatto esplicitata in nessuna norma e, quindi, anche più difficile da combattere. Nel momento, infatti, in cui qualcosa viene esplicitato in una norma gli ci si può anche opporre, ma nel momento in cui questo ha evidenziato, di volta in volta, con una prassi di attività è difficile intervenire, basti pensare, ad esempio, alla ripartizione dei fondi che viene stabilità con la Finanziaria e che non trova una concertazione, come accade invece in tutti gli altri Stati, dove esiste una struttura decentrata e di tipo federale. In Austria la Finanziaria di fine anno non stabilisce quanto dare, ad esempio, ai Comuni, ma ciò viene fissato in un ambito triennale vero. Questo da non c’è e manca nel modo più assoluto, lasciando scoperte le posizioni più deboli dal punto di vista contrattuale, cioè i Comuni.

Non nascondiamoci questa preoccupazione, perché anche nel momento in cui affrontiamo il nodo della modifica statutaria della Regione la dobbiamo avere presente.

Le ipotesi future, secondo le quali i trasferimenti da parte dello Stato ai Comuni transiteranno attraverso le Regioni, ci porranno in una posizione di forza o di debolezza a seconda della capacità che noi avremo avuto di definire in maniera chiara i compiti e i poteri dell’Assemblea delle Autonomie. Se andiamo a definire un’Assemblea delle Autonomie, che semplicemente sostituisce la nostra presenza di consultazione a livello regionale, come facciamo oggigiorno, io dico che allora tanto vale farla. Questo è un parere del tutto personale, ma io penso sia inutile creare un luogo dove andare a esprimere pareri, come facciamo oggigiorno presso le varie Commissioni Consiliari, senza che esso sia un luogo di effettiva concertazione sulle tematiche che concernono gli Enti Locali.

Io credo che questi aspetti debbano essere visti sia in un’ottica immediata, anche dal lato giuridico, che in un orizzonte temporale di medio e lungo termine, altrimenti c’è il rischio di avere qualcosa che funziona dal punto di vista normativo, ma che poi dal punto di vista politico conta poco o niente.

Io credo che questa sia una preoccupazione che dovremo necessariamente avere.

Lascio adesso la parola per la presentazione del documento al Presidente della Consulta Ivano Sartor, dopo di che, prima di aprire una discussione sul tema, io chiederei al Presidente della 1^ Commissione Consiliare Raffaele Grazia di illustrarci la posizione della Regione al riguardo.


Ivano SARTOR

Buongiorno a tutti. Noi partiamo dal fatto che il vigente testo della Costituzione prevede nella sua versione del 2001 la presenza presso ogni Regione del Consiglio Regionale delle Autonomie.

La Costituzione mette una riserva statutaria su questo organismo, nel senso che deve essere istituito in sede di Statuto della Regione. Trattandosi di normativa di rango costituzionale (lo Statuto viene approvato dal Parlamento nazionale), noi oggi non possiamo parlare di Consiglio Regionale delle Autonomie.

Partendo dalla proposta avanzata dall’Assemblea del Dire e Fare dell’anno scorso, dove si era proposto di esaminare la legislazione comparata degli Statuti ad allora già approvati in Italia per quanto attiene il rapporto fra Regioni ed Enti Locali, è stata elaborata questa proposta che trovate nella cartellina, che ancora, però, non è formulata in titolato giuridico e legislativo, ma contiene tutti gli elementi precisi e di dettaglio per poter tradursi in questa articolazione una volta acquisiti gli orientamenti degli organi dell’ANCI Veneto e una volta intavolati i ragionamenti con gli altri partecipi di questo organismo, che sono gli altri Enti Locali esistenti nella regione.

La proposta di Rovigo di oltre un anno fa era, viste le difficoltà della Regione Veneto di arrivare all’adozione dello Statuto, di anticipare ed estrapolare con legge regionale la materia di questo organismo. Ovviamente non è un lavoro buttato via in previsione dello Statuto.

Io credo che se tutti potessimo esprimere una preferenza, vorremmo che fosse definito subito questo organismo in sede di Statuto regionale, ma questo presumibilmente non avverrà o è difficile che avvenga. Il lavoro che facciamo, quindi, con questa anticipazione sarà provvisorio, ma sarà anche recuperato, e una anticipazione del dibattito che avverrà in sede statutaria.

Per non inceppare nell’obiezione di incostituzionalità, l’organismo dovrebbe chiamarsi Assemblea Permanente delle Enti Locali presso la Regione e non Consiglio Regionale delle Autonomie.

Le caratteristiche di questa proposta sono alcune, e io cercherò di riassumere quello che ci hanno illustrato i professori De Martin e Meloni, sia in Consulta che in Direttivo Regionale. Prima di tutto si abbandona l’impianto delle vecchie Conferenze degli Enti Locali presso la Regione, perché è un’esperienza già consumata e superata da tutte le altre Regioni. Tali Conferenze, tra l’altro, non hanno funzionato o hanno funzionato male tanto che, ad esempio, nel Veneto sono parecchi anni che non vengono più convocate.

In tutte le Regioni è ormai superato l’organo misto (rappresentanza degli Enti Locali e della Regione), per cui questo è un organismo che prevede esclusivamente la presenza degli Enti Locali ed è la rappresentanza permanente degli Enti Locali presso la Regione.

Questa è un’Assemblea che viene collocata come punto di riferimento nella Regione, perché l’interlocutore è proprio l’Ente Regione nel suo complesso (Giunta, Commissioni e Consiglio).

Le funzioni previste non sono meramente consultive, perché un po’ tutte le Regioni hanno abbandonato la mera funzione consultiva, altrimenti sarebbe solo una perdita di tempo.

La proposta è che questa Assemblea abbia soprattutto compiti di concertazione e che in sede di Consiglio delle Autonomie (dopo l’approvazione dello Statuto regionale) assuma anche poteri di iniziativa legislativa (già dati dallo statuto regionale vigente a un insieme di Comuni). Sfruttando le normative dell’attuale redazione statutaria, e soprattutto puntando sul nuovo Statuto, sicuramente questo è uno dei temi sui quali dibattere con la Regione.

Vi è poi l’aspetto della composizione, che è molto importante. La composizione deve essere esclusiva degli Enti Locali (Comuni, Province e Comunità Montane) e non sono previsti gli enti locali funzionali, come Camera di Commercio o Università, perché questi finirebbero con l’annacquare la proposta. Sulla composizione dell’Assemblea c’è molto da discutere e da concordare in dettaglio in sede di redazione della norma, ma nella proposta trovate già delle alternative.

Fra le tre proposte, la Consulta e il Direttivo Regionale si sono orientati per una composizione mista politico-istituzionale, nel senso che fra la proposta di composizione istituzionale (solo Sindaci e Presidenti) e la proposta di composizione politica (rappresentanti eletti dai Consigli) venga previsto un mix fra queste due funzioni. La preferenza, quindi, che noi esprimiamo è quella di una composizione mista di tipo politico-istituzionale.

Vengono ipotizzati anche i numeri della composizione (da 50 a 55 componenti), tenendo presente anche la realtà delle altre proposte approvate in altre Regioni e tenendo presente anche un equilibrio fra i Comuni capoluogo e gli altri Comuni, con particolare attenzione a valorizzare e salvaguardare la rappresentanza dei piccoli Comuni.

Differentemente da altre realtà italiane nel Veneto, i Comuni capoluogo si limitano a rappresentare ¼ dell’intera popolazione regionale, per cui non avendo città metropolitane vere e proprie (un milione di abitanti) questa è una realtà che deve essere valutata e tenuta presente negli equilibri della composizione.

Le funzioni di questa Assemblea e poi del Consiglio sono innanzitutto i pareri obbligatori sulle proposte di legge che si interfacciano con l’attività degli Enti Locali, sullo Statuto e su altre materie che istituiscono organismi che nella loro attività hanno relazioni con gli Enti Locali.

Viene anche previsto che alla Regione, su questi pareri obbligatori, spetti il potere legislativo pieno senza nessuna subordinazione al parere vincolante di questa Assemblea.

Per non svuotare il significato dell’Assemblea si ritiene opportuno proporre, come è già stato legiferato in altre Regioni, che qualora la Regione legiferasse in contrasto con il parere dell’Assemblea degli Enti Locali occorra una maggioranza qualificata.

Oltre ai pareri in materia legislativa sono previste le intese (strumenti attraverso i quali dare attuazione alla concertazione) e gli accordi, ma questi sono tutti elementi che trovate nella bozza.

Questi sono, in estrema sintesi, gli elementi della proposta che vi è stata consegnata questa mattina. Da qui al momento della consegna formale alla Regione deve avvenire tutta una fase di maturazione e di condivisione con gli altri Enti Locali, e poi si deve aprire una fase interessante di confronto politico-istituzionale con la Regione.

Sta a noi e alla nostra capacità politica trasformare questa proposta di legge, questo argomento fondamentale per il nostro futuro, in un momento di rivalutazione della sensibilità e dell’attenzione verso l’Ente Locale, che è ormai sminuita e calata negli ultimi anni.

Probabilmente questo strumento, se ne saremo capaci, potrà diventare un momento per riportare nella giusta dimensione la tematica della dignità e dell’importanza delle autonomie locali.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Penso che questo sia stato un quadro esaustivo della proposta che intendiamo fare; anche oggi pomeriggio avremo modo di approfondire l’argomento con il prof. Meloni.

Chiederei adesso al Presidente della 1^ Commissione Regionale, Raffaele Grazia, di dirci il punto di vista della Regione sull’argomento. Grazie.


Raffaele GRAZIA

Innanzitutto un saluto cordiale agli amici dell’Anci, al Presidente Mengotto e a tutti voi Amministratori Comunali. Io esprimo, prima di tutto, un apprezzamento per il lavoro che avete presentato e vi ringrazio anche per avermelo dato qualche giorno prima, in modo che io potessi avere un’idea della discussione che c’era oggi.

Premetto che il mio intervento sarà personale, perché non ho la presunzione di rappresentare la Regione. Io ho un ruolo istituzionale, che è la Presidenza della Commissione Affari Istituzionali Enti Locali e Bilancio, e chiedo già scusa se oggi pomeriggio dovrò assentarmi per la presentazione da parte della Giunta in Commissione Bilancio del bilancio regionale.

Se la mia opinione fosse quella della Regione probabilmente oggi non saremmo qui a discutere dell’Assemblea Permanente per le Autonomie Locali, nel senso che darei per scontata l’approvazione di uno Statuto regionale e darei anche per scontato il fatto che lo Statuto regionale avrebbe recepito ciò che l’art.123 della Costituzione dice, cioè l’istituzione del Consiglio Regionale delle Autonomie Locali, anche se con funzioni e compiti molto meglio definiti e molto più reali di quelli che la stessa Costituzione dà al Consiglio Regionale delle Autonomie Locali. Ciò che la Costituzione, infatti, scrive è un ruolo puro di consultazione e niente di più; anzi forse un po’ meno di quello che la Conferenza Regione/Autonomie Locali dovrebbe fare (ricordiamo la battaglia vinta sul fatto che questa Conferenza non potesse svolgere un ruolo squisitamente di consultazione, ma diventasse un ambito vero di concertazione che, per un certo periodo di tempo, ha dato i suoi frutti).

In Commissione qualche volta mi vedo costretto a rinviare l’approvazione di progetti di legge perché manca il parere della Conferenza Regione/Autonomie Locali; io credo che, per rispetto delle regole che ci siamo democraticamente dati, queste cose vadano fatte e realizzate.

Entro adesso nel merito della questione e del lavoro fatto dal prof. De Martin anche per sollecitare una riflessione. Indubbiamente si tratta di un lavoro difficile, perché manca uno Statuto regionale (non so quando sarà approvato, anche se c’era un elaborato condiviso e molto intelligente nella sua formulazione che però è stato messo in un cassetto, che si apre a ogni convocazione della Commissione, ma poi si richiude alla fine della Commissione stessa), perché non c’è una capacità della politica di definire questo aspetto che, secondo me, è vitale per una istituzione come la Regione, e questo lo dico anche in un momento molto particolare per la vita democratica delle nostre istituzioni.

Io ritengo che non possa essere invocato fine a sé stesso il tema del federalismo o del federalismo fiscale se già nel contesto non c’è la capacità di definire le cose che si possono fare tranquillamente.

Se ci fosse la capacità di una lettura della legislazione nazionale (anche del Titolo V di cui io non sono un grande amante, perché ha introdotto degli elementi di contraddizione e di difficoltà di relazione fra gli Enti Locali, Regioni e Stato) si sarebbe potuto benissimo risolvere tanti elementi che oggi, invece, sembrano essere un elemento di provocazione e di conflittualità politica inutile.

In questa Regione abbiamo avuto addirittura il coraggio di approvare in Consiglio Regionale una proposta di legge di modifica istituzionale che dice che il Veneto è una regione a statuto speciale, per cui pensiamo alle contraddizioni e ai paradossi in cui vive l’istituzione regionale.

Dicendo queste cose, cosa voglio sostanzialmente affermare? Che tutti quei percorsi di transizione che sono necessari devono essere fatti, per cui spero che ci sia da parte del Consiglio Regionale un atteggiamento di apertura mentale su questa questione in modo che, in attesa dello Statuto, si possa dare avvio a una Assemblea. Tra l’altro questo termine (assemblea) mi dà un’idea di democrazia che, secondo me, in questo Paese sta venendo meno in certi elementi, come le leggi elettorali e gli sviluppi dei rapporti istituzionali.

C’è forse ancora qualcuno che in questo Paese ha il rispetto dell’istituzione e dei rapporti al di là delle posizioni politiche che possono essere le più diverse, perché in qualche maniera si devono trovare delle soluzioni. La politica non è la capacità di unire cose che sono diverse per trovare una mediazione? Ebbene, a me sembra che questo Paese non abbia più questa capacità.

L’Assemblea diventa, secondo me, un elemento importante, e se serve una firma la mia c’è, come sicuramente c’è la firma di Beppe Sella e di altri amici che fanno i rappresentanti regionali, ma la vivono dentro una passione amministrativa forte.

Dobbiamo, comunque, intenderci su alcune questioni. Sono d’accordo sul fatto che questa Assemblea non può essere contaminata da realtà che sono al di fuori delle autonomie locali e, infatti, ritengo che le autonomie funzionali trovano già una loro capacità di espressione all’interno di altri istituti che sono presenti nel contesto regionale veneto. Sul fatto poi che si utilizzino o che vengano convocati magari c’è un po’ di latitanza da parte della Giunta, basti pensare, ad esempio, al Tavolo di Concertazione Regionale (secondo me, è un tavolo utile e interessante, perché i progetti che sono stati definiti dentro lì racchiudono una capacità vera di mediazione) e al Piano Regionale di Sviluppo (qua non apro parentesi, perché un po’ mi vergogno del fatto che ormai è più di anno che l’ho approvato nella mia Commissione, ma il Consiglio Regionale ha preferito discutere altre questioni, come la caccia).

Adesso vorrei evidenziare, però, un problema, perché in questa Assemblea totalmente composta dalle autonomie locali viene ritenuto inutile inserire la rappresentanza regionale. Al di là del fatto che io ho l’auspicio di considerare la Regione come parte delle autonomie locali, io mi chiedo, nel caso non dovesse esserci la Regione, dove sarebbe il luogo e l’ambito all’interno del quale l’Assemblea delle Autonomie Locali trova una sua capacità di contrattazione e concertazione vera con l’istituto regionale?

Altro aspetto importante e legato alla questione della democrazia riguarda l’avere meno rappresentanti di diritto e più rappresentanti eletti. Io capisco che le grandi città rappresentino solo ¼ del contesto veneto in termini di popolazione, ma io ritengo non corretto il fatto che ci sia una posizione di privilegio da parte dei Sindaci delle grandi città. Io ritengo che debba esserci democrazia fino in fondo, per cui tutti andrebbero eletti i 50-55-60 componenti dell’Assemblea.

A proposito del numero dei componenti, io dico che forse 60 sarebbe un numero che rappresenta circa il 10% di tutte le autonomie locali venete, visto che ci sono 581 Comuni, 19 Comunità Montane, 31 Unioni di Comuni e 7 Province.

Io credo che il ruolo e la funzione dovrebbe essere certamente legata alla questione dell’intesa e alla questione degli accordi, perché io credo che su alcune questioni specifiche, che interessano direttamente gli enti locali nel rapporto con l’istituzione regionale, l’intesa debba essere una cosa sacrosanta da garantire.

Il contesto regionale non può prescindere da un rapporto di condivisione con le amministrazioni locali e, al riguardo, permettetemi una parentesi. Probabilmente, se ci fossero state delle regole diverse, oggi non dovremmo affrontare, sul piano politico, il problema dei Comuni che promuovono referendum per passare in qualche altra parte, in modo da avere dei privilegi. È troppo facile chiudere le porte della stalla quando i buoi sono già scappati, e questo è forse anche il segnale del fatto che non c’è la capacità di una condivisione di rapporto fra le diverse realtà delle Autonomie e forse che non c’è nemmeno la volontà di affrontare i temi e i problemi che alcuni contesti della nostra realtà regionale vivono.

Pensando alla questione delicatissima che tocca alcune aree del Veneto che sono considerate svantaggiate bisogna dire che i nuovi fondi strutturali non hanno più la zonizzazione, il che significa che se prima le risorse dell’Europa erano destinate in maniera quasi esclusiva ad alcune aree del nostro contesto regionale (aree di confine della montagna e dell’area di Rovigo) adesso, invece, quelle risorse vengono gestite in una condivisione fra tutti i contesti locali del Veneto.

Questa è una questione che prevede un rapporto fra la Regione e le Autonomie Locali di un certo tipo? Secondo me sì, perché su queste questioni l’intesa dovrebbe diventare un elemento importante e qualificante, per cui dovrebbe maturare una maggiore responsabilità da parte delle Autonomie Locali per ammettere che non si è tutti uguali, per cui è giusto avere un po’ di solidarietà rispetto ad altri contesti che ancora non hanno la capacità di esprimersi pienamente.

Io ho provocatoriamente inserito degli elementi ulteriori di discussione, ma ritengo che questa sia la strada giusta e che sia una strada che apre il fronte (nel momento in cui sarà approvato lo Statuto) per definire un Consiglio Regionale delle Autonomie Locali che abbia dei poteri reali.

Detto questo, ribadisco la mia disponibilità a lavorare insieme per il bene delle nostre comunità locali, e anche quella di Beppe Sella, perché insieme condividiamo molte cose, come la passione amministrativa e anche l’esperienza maturata qui nell’ANCI. Vi ringrazio.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Grazie al Presidente della 1^ Commissione Regionale. Penso che l’intervento sia stato apprezzato, perché evidenzia questa vicinanza con la realtà degli Enti Locali.

Molte volte chi parla a livello regionale o nazionale della realtà dei Comuni non sa nemmeno come funzioni effettivamente un Comune, e questo è un grande dramma, perché significa approntare degli strumenti normativi che poi non trovano applicazione, o che se la trovano fanno più disastri di quelli che cercano di correggere.

Noi apprezziamo sicuramente l’intervento di Raffaele Grazia anche per la visione positiva del rapporto fra gli Enti, che è un aspetto assolutamente necessario nel Veneto se vogliamo creare una massa critica di intenti per il futuro. Se sapremo, infatti, fare questo, potremo anche vincere le sfide relative alla programmazione e a quello che riteniamo utile prevedere nella nostra Regione per il futuro, altrimenti ci sarà il rischio di avere interventi parcellizzati o che non vengono realizzati.

Io aprirei adesso la discussione su questo tema, anche con l’obiettivo di arrivare oggi in Assemblea con una proposta che su alcuni elementi del documento dia delle indicazioni precise su cui poi l’Assemblea stessa possa pronunciarsi (ad esempio la composizione, che è una cosa importante, perché sappiamo bene che le cose funzionano se ci sono le persone giuste che si impegnano).

Apro la discussione, quindi, con l’obiettivo di riuscire a dare delle linee guide da vedere in Assemblea.


Cesare PILLON

Mi pare che dagli interventi di Ivano Sartor e del consigliere Grazia emergano gli elementi che, di fatto, sono ancora da chiarire all’interno della proposta che noi facciamo. Da un lato io sono assolutamente d’accordo con l’impostazione data da Ivano Sartor, ma dall’altro mi rendo anche conto di come esiste anche un tema fondamentale, cioè il trovare posto alla Regione all’interno dell’Assemblea degli Enti Locali. Io credo non sia semplice collocare questa presenza, perché se l’impostazione di Ivano Sartor è per il mantenimento della piena autonomia del Consiglio Regionale, prevedere la presenza della Regione al suo interno diventa assai problematico. Quale potrebbe essere la rappresentanza? L’Assessore competente degli Enti Locali, la Conferenza dei Capigruppo?

È chiaro che, nel momento in cui c’è la presenza di un soggetto istituzionale (assessore o consigliere regionale) all’interno di questa Assemblea, non c’è dubbio che ci sia anche un impegno che si riversa automaticamente all’interno del Consiglio Regionale. Non è possibile, infatti, che un consigliere voti nell’Assemblea in un modo e che poi sia costretto a cambiare di ruolo.

Secondo me, questo tema ci porterà a ritenere più utile una situazione in cui i rappresentanti delle autonomie locali siano limitati a Comuni, Province e Comunità Montane, non tanto perché non si riconosca alla Regione di essere un ente locale, ma proprio per tenere abbastanza distinti i ruoli, in modo che non ci siano sovrapposizioni.

Non so se la soluzione potrebbe essere quella di una partecipazione che non abbia voto (uditori all’interno della conferenza), ma questo tema va assolutamente chiarito in tempi abbastanza brevi, perché altrimenti la proposta risulta zoppa.

Un altro elemento importante che va sottolineato è quello relativo al fatto che questo sia uno strumento efficace. Lo strumento efficace è quello strumento che da un lato è molto agevole dal punto di vista dei numeri (io non andrei a mettere più consiglieri di quelli che ha il Consiglio Regionale), e che dall’altro ha dei compiti e dei poteri.

Io non credo che si debba trasformare l’Assemblea delle Autonomie Locali in un’assemblea che ha diritto di veto o poteri decisionali sui lavori autonomi del Consiglio Regionale, ma che abbia una serie di strumentazioni per cui le consultazioni sui temi e i vincoli sulle proposte che emergono siano poi regolamentati in modo molto preciso.

L’efficacia di uno strumento è sempre legata poi a come esso viene visto all’interno dello Statuto Regionale, perché se diventa un semplice strumento di consultazione la prima ipotesi è quella di una sua scarsa efficacia. Io credo che se esiste una strumentazione fatta non solo dai rappresentanti, ma anche da uffici che supportano il lavoro dell’Assemblea allora credo ci sia una maggiore garanzia. Non si tratta, quindi, solo di un problema di composizione e di ruolo, ma è anche un problema di strumenti di cui si dota l’Assemblea per poter essere efficace.

Io non so se valga la pena costituire un Comitato del Consiglio Regionale o dell’Assemblea Permanente sulla questione in modo che ci sia una commissione temporanea che si affianchi alla Consulta Affari Istituzionali per seguire tutto l’iter di questa legge per ottenere un rafforzamento del lavoro della Consulta stessa.

A me pare giusto che, per l’importanza che ha questa proposta, essa sia supportata anche da un coinvolgimento che va al di là dei lavori della Consulta, e che sia costituito da Sindaci, Presidenti di Consigli Comunali che sono all’interno del nostro Consiglio Regionale.


INTERVENTO

Io credo che questo lavoro abbia la necessità di essere recepito, prima di tutto, dal Consiglio Regionale. Io credo che questa epoca debba vedere da parte nostra una forte propulsione per riuscire a creare un meccanismo che permetta di sollecitare e trovare delle risposte che non abbiamo da tanto tempo come Enti Locali. Io credo che la nostra Associazione abbia la necessità di dare forza anche politica a questa proposta.

La questione legata alla forma e ai modelli organizzativi non mi preoccupa molto, nel senso che ci sono più possibilità di poter usare questo strumento ai fini del miglioramento del rapporto fra Enti Locali e Regione. Non c’è nessun dubbio che se non si va verso una forma organizzativa dei livelli istituzionali diversa da quella attuale non sarà possibile scalfire l’ingessatura che c’è attualmente. Questo è un tema di natura politica molto forte, che viene posto in modo particolare nelle questioni legate alla riforma istituzionale.

Io dico che gli Enti Locali, attraverso questa proposta, pongono al Consiglio Regionale una volontà di organizzazione diversa per i rapporti fra Enti Locali stessi, per riuscire a dare un contributo a una discussione che è bloccata a livello regionale.

Io accolgo con molto favore le posizioni, anche fuori dal coro, del Presidente della Commissione Regionale Grazia, perché credo si tratti di un problema di mentalità di conservazione piuttosto che di apertura e cambiamento, ed è proprio su questo che dobbiamo lavorare. Io direi, quindi, senza pensare ai contenuti sul piano organizzativo, di portare avanti questa proposta subito con forza.


Paolo AVEZZU’

Un saluto a tutti. Cogliendo le osservazioni di Grazia e Pillon, devo dire che c’è la mia condivisione piena su questa forma, per cui rivolgo un grazie a Sartor per il lavoro fatto assieme a tutta la commissione. Io credo che un’Assemblea solo di rappresentanti degli Enti Locali possa darci più forza nei confronti della Regione.

Io ho fatto un’esperienza personale di due anni a livello di Conferenza Unificata e, al riguardo, devo dire che in Direttivo Nazionale ANCI, in Consiglio e in Commissione Nazionale Riforme Istituzionali si sta prevedendo una modifica delle Conferenze Unificate, perché rischiano di essere solo dei “parerifici”, in quanto si danno dei pareri e poi si passa avanti.

Ma cosa c’è, comunque, di positivo? Che è in ogni caso un luogo in cui le Autonomie Locali in generale e il Governo obbligatoriamente si trovano a dover passare come in un giogo.

Fermo restando il fatto che sta bene come è stata impostata tale proposta, io direi che non si debba tornare a forme miste, oppure chiedere alla Regione cosa fare. Io credo, però, che nella stessa proposta di legge si dovrebbe pensare anche a un luogo (deciderà la Regione con quale rappresentanza) in cui fare concertazione e dove la forza che viene dai pareri e delle iniziative portati avanti dall’Assemblea abbia un confronto con la Regione.

Faccio due esempi, che apparentemente non centrano niente, ma che già dovrebbero mobilitarci.

Ci sono due proposte di legge (una l’ho letta e l’altra no) di due gruppi consiliari (Lega e DS) su devoluzione di competenze in materia di finanziamenti e contributi dalla Regione alle Province.

Io ho letto una sola delle due proposte e ho visto che non si parla dei Comuni, per cui credo che una proposta del genere non stia né in cielo né in terra. L’ANCI non può stare zitta su una questione del genere e deve dire subito la sua alla Regione e anche ai Gruppi Consiliari Regionali.

Se ci fosse già l’Assemblea costituita e una Conferenza Unificata Autonomie Locali e Regione si potrebbe dire subito come la pensiamo.

Se vogliamo che veramente i Comuni con le Comunità Montane e le Unioni siano al centro, bisogna rovesciare la prospettiva esistente, altrimenti con il discorso del centralismo statale o regionale noi siamo sempre lì a domandare qualcosa di ciò che cade dalla tavola del ricco, e non mi pare proprio che sia questa la volontà con cui si sono mossi Sartor e gli amici che hanno lavorato su questa proposta.


Raffaele GRAZIA

Chiedo scusa, ma c’è un problema sostanziale, e non solo formale, che ho percepito nell’intervento che ha fatto Paolo Avezzù. Se questa Assemblea permanente è puramente delle Autonomie Locali (Comuni, Comunità Montane e Province) allora perché bisogna fare una legge regionale per istituirla? Io sono dalla parte delle Autonomie Locali, per cui vi dico di stare attenti, perché non vorrei che questo diventasse un elemento di diatriba non indifferente.

Io prima cercavo di precisare dove sta l’ambito nel quale l’Assemblea si raccorda con la Regione, perché questo è fondamentale. Chi glielo fa fare al Consiglio Regionale di approvare una legge che istituisce una cosa nella quale lui non partecipa e che gli mette anche dei vincoli?

Questo è un elemento sul quale bisogna ragionare e riflettere.


Mara RUMIZ

Ha ragione il Presidente Mengotto quando dice che gli Enti Locali e i Comuni, soprattutto in questi anni, stanno perdendo peso anziché rafforzarlo. Io credo che se in Parlamento ci fossero più parlamentari che sono transitati attraverso l’esperienza dei Comuni forse avremmo leggi migliori e, probabilmente, anche la Legge Finanziaria non verrebbe fatta così come oggi la vediamo. Io apprezzo molto, e sono grata, per l’iniziativa assunta dall’ANCI con l’elaborazione di questo testo, perché credo sia un’iniziativa assolutamente utile e di stimolo anche all’emanazione dello Statuto. Credo che di fronte ai ritardi, che fanno pensare a una mancanza di volontà di arrivare a uno Statuto che determini le funzioni della Regione Veneto, una voce degli Enti Locali sia indubbiamente importante. Credo anch’io che la composizione debba riguardare le rappresentanze degli Comuni, delle Province e delle Comunità Montane, sapendo, però, che questo deve essere un organo incardinato dentro la Regione.

Ma perché credo non debba vedere al suo interno la rappresentanza regionale? Non certo per depotenziare la Regione, perché con la Regione, con la Giunta e con il Consiglio bisognerà lavorare costantemente con forme di audizione, confronto e altro.

Prevedere all’interno di questo organo una presenza degli organi della Regione significherebbe non attribuire il giusto peso all’intero organo regionale.

Ritengo che si debba trovare un modo per arrivare alla determinazione dei pareri e delle funzioni di questo nuovo organismo, ma di sicuro c’è il problema dell’efficacia che possono avere le sue decisioni. Io ritengo sia assolutamente fondamentale che le funzioni di questo organo (Assemblea delle Autonomie Locali) siano individuate all’interno dello stesso Statuto, per cui deve esserci qualche paragrafo all’interno dello Statuto in cui si determinano funzioni, competenze e modalità di assunzione delle decisioni. Grazie.


Roberto MARCATO, Sindaco di Mira

Io sarò telegrafico, perché i colleghi che mi hanno anticipato hanno posto questioni su cui sono perfettamente d’accordo e che abbiamo anche valutato nell’esame del testo fatto in Direttivo Regionale dell’ANCI. Parto dall’ultima battuta che ha fatto Raffaele Grazie, cioè sulle preoccupazioni possibili, perché io ritengo che la proposta che stiamo presentando sia equilibrata e rispettosa dei ruoli e delle competenze.

Rispetto poi all’affermazione preoccupata del Presidente Mengotto sul minor ruolo degli Enti Locali, io vorrei spezzare una lancia in favore dell’apertura di una stagione di valorizzazione degli Enti Locali, e mi riferisco proprio alle dichiarazioni del Sottosegretario Paino, il quale ha detto che entro l’8 dicembre ci sarà il DDL con il Codice delle Autonomie (Bicameralina per gli Enti Locali):

Se questo è il clima che si respira in Italia può darsi che la nostra proposta si inserisca nel binario giusto, anche se poi molto dipenderà dalla Regione Veneto, la quale dovrà decidere se far sì che questo organismo sia una vera assemblea con un certo significato, e poi anche dalla nostra capacità di saper dialogare e coinvolgere i vari gruppi che sono presenti in Consiglio Regionale, per evitare degli autogol che non sarebbero certo utili.


Giuseppe PENZO, Coordinatore Presidenti Consigli Comunale del Veneto

Va dato atto che l’ANCI ha, in questi mesi, organizzato tutta una serie di iniziative che riguardano il rapporto fra Enti Locali ed Ente Regione. Va dato atto al Presidente, che ha presentato la proposta, di aver svolto un lavoro importante, e va ringraziato anche il lavoro che il Presidente Raffaele Grazia mette a disposizione all’interno dell’Associazione Regionale Comuni Italiani in una logica in cui questo tipo di ragionamento legato all’Assemblea Permanente delle Autonomie Locali deve essere un’occasione di stimolo importante per arrivare a un riconoscimento vero delle comunità locali in seno all’ambito regionale.

Io vedo l’Assemblea Permanente come un’occasione prodromica rispetto al bisogno che la Regione ha, nonostante siano passati inutilmente cinque anni di legislatura regionale precedente e altri due dell’attuale, di arrivare quanto prima a definire un impianto costituzionale a livello regionale che sta tardando. Secondo me, il legislatore regionale dovrebbe, sotto tutti i profili, concentrarsi a dare priorità a un’organizzazione che già altre Regioni si sono date.

Io sono scettico se l’Assemblea funzionerà dal momento in cui verrà costituita, perché dal mio modo di vedere lo Statuto è l’elemento principale, come ha detto anche Mara Rumiz, che insieme a me e altri colleghi ha condiviso una fase di confronto con il legislatore regionale, producendo tutta una serie di proposte condivise in seno all’Associazione nella sua interezza.

Noi ribadiamo il bisogno che all’interno dell’Assemblea Permanente non ci sia soltanto la presenza di Sindaci, ma che ci sia anche una rappresentanza dei Presidenti dei Consigli Comunali, perché diano un contributo vero e fattivo su tutte le materia dove gli Enti Locali sono coinvolti.

A livello nazionale le Assemblee elettive vengono un po’ messe sotto accusa, soprattutto dalla Legge Finanziaria che tende a una riduzione dei membri nelle Assemblee elettive, per cui credo che questa proposta rappresenti un’occasione per ribadire che, accanto alla necessità di ridurre i costi della politica, bisogna anche valutare i costi della democrazia partecipata. Vi ringrazio.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Salutiamo il Presidente della 1^ Commissione Regionale Raffale Grazia e lo ringraziamo di essere stato qui con noi.


Silvio ……..

Sarò telegrafico, data anche l’ora.

L’ultimo intervento mi ha offerto uno spunto che vorrei sottolineare. A mio avviso esiste fortemente la necessità di arrivare a un organismo, e io la considero anche un’urgenza legata anche al momento di particolare difficoltà nei rapporti istituzionali che oggi stiamo vivendo (richieste di fuga di Comuni dal Veneto e depotenziamento progressivo delle Autonomie Locali).

Sul discorso della riduzione dei costi della politica, io mi trovo d’accordo con l’ultima considerazione fatta prima, perché quando si parla di riduzione delle indennità per Sindaci o Presidenti si mette in difficoltà la possibilità di esercitare a tempo pieno il proprio mandato nell’interesse delle istituzioni. Io non vorrei apparire come colui che sostiene l’onnipresenza di Sindaci, Consiglieri e Assessori nei vari organismi, ma bisogna stare attenti.

Noi, due anni fa, nel nostro Consiglio Comunale abbiamo fatto una lunga discussione sulle modifiche dello statuto, proprio per consentire la presenza di Consiglieri nelle Società che erogano i servizi nel territorio, del quale noi dobbiamo essere garanti.

Un conto è la partecipazione in società dove ci sono quote elevate di presente e un conto, invece, è considerare questa partecipazione come una garanzia per l’erogazione dei servizi ai nostri cittadini. Questo è un tema interessante che, invece, nella Finanziaria viene risolto con provvedimenti che assumono un valore anche punitivo nei confronti delle Autonomie Locali.

Proprio a causa di questo momento così difficile, io credo che noi dovremo dotarci di tutti gli strumenti possibili per fare sentire la nostra voce.

Non so se l’Assemblea di cui stiamo discutendo sarà o debba essere prodromica a uno Statuto, ma io credo che su questa Assemblea Permanente dobbiamo veramente giocare la nostra capacità di esercitare un ruolo.

Io trovo giusto che si faccia un’attenta riflessione, come ANCI, sul fatto che questo potrebbe diventare anche l’unico organismo esistente, anche se che è nato con carattere provvisorio in attesa dello Statuto.

Ritengo che a questo tema sia giusto dare il massimo di attenzione, perché questa Assemblea è un’occasione forte di partecipazione


TESSARI

Rispetto a quello diceva Raffaele Grazia, vorrei dire che se non c’è un coinvolgimento pieno della Regione su questo progetto rischiamo la secessione istituzionale, e questo non lo vuole nessuno. Non serve a nessuno, infatti, un organismo che viene istituito con Comuni, Province e Comunità Montane senza il coinvolgimento pieno della Regione. Io credo sia indispensabile che ci sia questo coinvolgimento, altrimenti si rischia di creare un po’ di confusione rispetto ai livelli istituzionali.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Se non ci sono altri interventi vuol dire che arriveremo oggi pomeriggio in Assemblea con questo documento, che verrà approfondito riguardo ai temi che sono emersi nella mattinata.

Mi sembra buona anche la proposta di Pillon di integrare la Consulta di Ivano Sartor con uno specifico gruppo di lavoro, individuando in Assemblea alcuni componenti che ne volessero fare parte, e questo anche per coinvolgere maggiormente, in un tema così l’importante, l’Assemblea stessa. Senza magari arrivare a numeri eccessivi, altrimenti risulterebbe difficile riunirsi.

Aggiungere questo gruppo di lavoro alla Consulta vorrebbe dire tenere in stretta connessione l’Assemblea con le attività di rete del Consiglio e del Direttivo. Se voi siete d’accordo, io direi che si potrebbe fare anche questa proposta oggi in Assemblea.

Nel pomeriggio avremo il Sottosegretario agli Interni Bonato Francesco, avremo il prof. Meloni e anche l’Assessore Regionale Flavio Silvestrin.

Prima di chiudere la seduta, passerei al punto n.6 all’ordine del giorno, che è relativo alla surroga del Sindaco Romano Doriamo Loris, che è deceduto qualche mese fa nel veronese a seguito di un atto inconsulto di un dipendente comunale.

Io oggi pomeriggio proporrò all’Assemblea un minuto di silenzio, ma adesso qui in Consiglio siamo nella necessità di prevedere la surroga del Sindaco Loris. Al riguardo, pregherei i componenti del Consiglio di fare attenzione sul fatto che l’individuazione è legata anche alla presenza territoriale, nel senso che il Sindaco Loris era del veronese, per cui sarebbe necessario avere un altro rappresentante dell’area veronese. Non so se i Capiarea si sono già sentiti al riguardo. Mellotti fa una proposta.

Vi ricordo anche che Doriamo Loris rappresentava Forza Italia.


MELLOTTI

Buongiorno a tutti. Su incarico dell’ANCI ho cercato di capire che tipo di proposta fare.

Si tratta di una proposta che non è politica, ma che rispetta probabilmente la volontà del nostro collega Loris Romano. Io ci ho pensato e sono arrivato alla conclusione che sarebbe naturale nominare il suo Vicesindaco, Luca Bersan, che gli è subentrato. Si tratta di una persona iscritta ad AN (non fa parte strettamente di Forza Italia), ma io credo che in una situazione come questa il minimo che possiamo fare è sorvolare su questa cosa e onorare, invece, la memoria di Loris con la proposta del suo Vicesindaco.


PRESIDENTE ANCI VENETO

Mi sembra una proposta giusta e, al riguardo, vi voglio comunicare anche che l’ANCI ha partecipato a una raccolta di fondi per i familiari di Loris; in più, ha interloquito con Regione e Ministero degli Interni per attivare un fondo in modo da riuscire a individuare delle somme che possono essere di ausilio alla famiglia, perché l’azione dei singoli Sindaci non è coperta da assicurazione. Oggigiorno, quando un Sindaco muore nello svolgimento del suo servizio (non per malattia) non c’è alcun riscontro economico da parte delle istituzioni nei confronti dalla famiglia che rimane, e noi su questo ci stiamo attivando. Noi abbiamo già scritto al riguardo al Ministro Amato, ma oggi visto che avremo qui il Sottosegretario Bonato Francesco faremo presente anche a lui questo problema, in modo che possa interessarsi direttamente dell’argomento. Riguardo al minuto di silenzio, rimando tutto a oggi pomeriggio in Assemblea.

Se siete d’accordo, passeri ai voti di questa proposta, anche per ricordare correttamente la memoria di Loris. Voti favorevoli? Unanimità. Contrari? Nessuno. Astenuti? Nessuno.

Approviamo questa proposta di avere in seno al nostro Consiglio anche la presenza del Vicesindaco di Villa Bartolomea.

Il Consiglio lo consideriamo chiuso e oggi pomeriggio ci ritroviamo in Assemblea alle ore 15.00, sempre in questa sala.



IL SEGRETARIO

D. Menara

IL PRESIDENTE

Vanni Mengotto